CHRISTI DAUGHERTY.
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REPLICA DI UN OMICIDIO.
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Parte 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Capitolo venticinque.
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The Watch era uno stretto lembo di terra ricoperto di vegetazione, su una ripa affacciata su
un'ansa del fiume, a est della citt. Di giorno era un posto rinomato tra chi faceva jogging e chi portava
a spasso i cani, ma nessuno ci andava di notte. Era troppo buio e troppo lontano dalla citt per essere
sicuro.
E dunque era il posto perfetto per incontrarsi se non si voleva essere visti.
The Watch si era guadagnato il suo nome durante la Guerra civile, quando proprio da l i
volontari facevano da sentinelle per avvistare navi nemiche che minacciassero la citt. Quando le
corazzate alla fine arrivarono davvero, per, i poveri volontari, addestrati alla bell'e meglio, furono
sopraffatti in pochi minuti e la citt cadde poco dopo. A Savannah circolava la battuta che The Watch
(La Sentinella) avrebbe dovuto di fatto chiamarsi The Rout (La Disfatta) o The Surrender (La
Resa). Certo, The Watch era un nome pi attraente.
Quando, a mezzanotte e mezza, Harper parcheggi la Camaro su una strada infangata che
portava al punto di vedetta, il luogo era deserto. Non c'erano lampioni e nemmeno una strada asfaltata:
solo uno spiazzo accidentato e fangoso, contornato da una lunga distesa di erba e alberi che si
curvavano gentilmente verso il fiume.
L'auto sobbalz e vibr sulle buche che a stento si riuscivano a intravedere in quel buio fitto.
Borbottando qualche imprecazione, Harper si ferm e spense il motore.
La scarpata non era alta, ma l'angolo stretto dell'ansa del fiume che scorreva al di sotto offriva
una vista mozzafiato sulle luci della citt di Savannah, che appariva come una coperta di diamanti
gettata in terra. E il fiume era un largo nastro di velluto che vi serpeggiava sopra.
Quando Harper scese dall'auto, le ci volle qualche minuto perch gli occhi si adattassero
all'oscurit.
Faceva pi fresco l che in citt e Harper tese la testa all'indietro lasciando che la brezza le
sfiorasse la pelle. Nell'aria, si avvertiva il caratteristico odore del fiume verde.
Nel silenzio, Harper riusciva a sentire in lontananza il basso rumorio del traffico e, di tanto in
tanto, il fievole clangore musicale di una catena quando una barca, ormeggiata da qualche parte
nell'oscurit sottostante, dondolava alla corrente delle acque.
Harper illumin il display del cellulare per controllare l'ora. Lo schermo bluastro si accese nella
notte: mezzanotte e trentacinque. Luke era in ritardo.
Harper sent una morsa alla bocca dello stomaco. Incroci strette le braccia sul petto.
Qualunque cosa ci fosse tra loro era cos fragile.
Stare insieme a Luke le aveva dato un assaggio di come ci si sentiva nell'avere accanto
qualcuno su cui poter davvero contare. Era stato un po' come sbirciare dal buco della serratura nella
vita di qualcun altro.
La parte migliore di un'esistenza altrui.
Harper non voleva rovinare tutto, ma adesso aveva bisogno di un consiglio e non sapeva pi a
chi altri rivolgersi.
Il rombo profondo di un motore potente ruppe il silenzio.
I fari si fecero largo tra gli alberi mentre un'auto nera svoltava l'angolo. Procedeva con
deliberata lentezza sul terreno sconnesso e melmoso, nella sua direzione. Non era la macchina che
Luke aveva la notte prima.
Questa era pi grande. E con qualche anno in pi.
Gli agenti sotto copertura cambiavano mezzo di trasporto di continuo: una delle tante
precauzioni che rendeva pi difficoltoso riuscire a rintracciarli. Ne avevano un intero parco a
disposizione. Harper fu colpita dal pensiero di non sapere che tipo di auto Luke guidasse davvero o se
ne avesse addirittura una.
Dopo essere stata immersa per minuti nell'oscurit pi fitta, la luce di quei fari la accec.
Harper sollev una mano per ripararsi gli occhi. L'altra ricadde dietro di lei in cerca della maniglia
della portiera.
L'auto scura parcheggi di fianco alla sua e il motore si spense. Per un secondo, non accadde
nulla.
Poi la portiera si spalanc e apparve Luke, illuminato dalla luce interna dell'auto.
Rilassandosi, Harper lasci andare la maniglia.
Lui le si avvicin: quelle lunghe, calme falcate le davano sempre un senso di mancamento.
Cosa succede? le chiese. Dal tuo messaggio sembrava una cosa seria.
Harper non lo sentiva dalla notte prima. Nessuno dei due aveva mandato un messaggio all'altro.
L'espressione cauta sul viso di Luke le diede da pensare che lui credesse che proprio quel silenzio fosse
la ragione di quell'incontro improvvisato.
Lei si schiar la voce, aveva d'improvviso la gola secca.
Devo dirti una cosa gli disse. E so che non ti piacer. Per ti chiedo di ascoltarmi fino alla
fine, senza interrompermi, d'accordo?
Anche nella penombra, Harper vide i suoi occhi diventare circospetti.
Va bene...
Lei fece un respiro profondo.
Ricordi quando ti ho detto che stavo facendo delle ricerche sul caso Whitney e che c'era
qualcosa che secondo me non quadrava? E anche che quell'omicidio mi ricordava molto l'assassinio di
mia madre?
Lui annu con un lento cenno del capo.
Credo che l'assassino sia un poliziotto.
Per un secondo Luke non reag. Poi imprec sottovoce.
Andiamo, Harper.  impossibile.
C' dell'altro. Ed  ancora peggio Harper si strinse le mani ai fianchi, preparandosi alla
battaglia. Sospetto di Larry Blazer.
Oh, cazzo. Lui le lanci un'occhiata di assoluta incredulit. Mi prendi in giro?
Magari fosse cos.
Arretrando di un passo, Luke si pass le dita tra i capelli.
 pura follia le disse poi. Non pu essere stato Blazer. Ti sbagli. Quel tizio  uno stronzo al
quadrato, ma non un assassino.
C'era una tale sicurezza nella sua voce che Harper per un momento perse il filo del discorso.
Ma lo riacciuff subito.
Fammi finire di parlare prima gli disse. Poi potrai dirmi che sbaglio.
Per sommi capi, Harper gli raccont quanto la segretaria dell'ufficio di Marie Whitney aveva
visto e gli disse del nome sul pezzo di carta trovato nella fascicolo sull'omicidio della madre. Pi
Harper parlava, meno sembrava che lo facesse: si esprimeva troppo in fretta e in preda all'angoscia, ne
era consapevole, ma si fece forza e prosegu.
Lui la lasci parlare, gli occhi fissi su di lei e poi oltre le sue spalle, verso il fiume.
Lo so che non  molto gli disse lei alla fine. E forse hai ragione. Magari non  stato Blazer.
Per devo seguire questa traccia fino in fondo e ho bisogno del tuo aiuto per capirci qualcosa. Lei
sollev una mano all'altezza del collo. Ci sono dentro fino a qui, Luke. Ecco perch ti ho chiamato.
Il chiaro di luna evidenzi le rughe sulla fronte di Luke, mentre lui rifletteva sulla risposta da darle.
So quanto sia importante per te catturare l'assassino di tua madre le disse con cautela. Per
di certo saprai che quella firma non  una prova.
Certo che lo so disse lei, un po' risentita. Per l'amor del cielo, Luke. Perch mai pensi ti
abbia inviato quel messaggio?
L'espressione di Luke era sconcertata: Non lo so, Harper. Perch mi hai mandato quel
messaggio?
Ferita, lei si ritrasse.
Perch ho questo sospetto e ho bisogno che qualcuno che lavora all'interno della polizia mi
provi che sbaglio spieg lei, lottando per mantenersi calma. Qualcuno di cui mi fido. Uno sveglio.
Aspetta. Lui strabuzz gli occhi. Vuoi che io provi che ti sbagli?
Lei annu.
Mi serve qualcuno che abbia accesso agli schedari del personale di polizia per scoprire se
Blazer ha un alibi per l'omicidio Whitney spieg lei. Non mi sono fissata su di lui, se  questo che
pensi. Harper non riusc a non mettersi sulla difensiva. Sto prendendo in considerazione un sacco di
altre possibilit. A Marie Whitney piacevano gli uomini di potere. Potrebbe averla uccisa qualcuno dei
suoi ex amanti. Per ho bisogno di fare un controllo anche su Blazer. Harper fece una pausa. Ho
poco tempo. E non posso fare tutto da sola.
Luke si pass una mano sul mento.
Harper, parli come un poliziotto. C' gi un detective che si occupa del caso.
Infatti, ma  Blazer disse lei, alzando la voce. E la sua descrizione corrisponde a quella
dell'uomo che Marie Whitney frequentava.
Harper si lasci sfuggire un sospiro.
Senti gli disse, con tono pi misurato.  solo un controllo. Non cerco di incolparlo. Se non 
stato Blazer  se posso provare che non  stato lui a ucciderla e che non aveva una relazione con lei  lo
depenner dalla mia lista. Lui non sapr neppure che l'ho preso in considerazione. Fece un passo
verso di lui, gli occhi che lo imploravano di comprenderla. In ogni caso devo capire. Devo scoprire
perch l'omicidio Whitney  cos simile a quello di mia madre.
Lui non acconsent subito, ma lei lo avvertiva vacillare.
Luke disse calma, Blazer ha indagato sull'omicidio di mia madre. Anche se non l'ha uccisa
lui, per ha lavorato a quel caso. Conosce la scena del crimine.
Come met della squadra di investigatori le ricord lui. Anche Smith era l quel giorno. E
anche Ledbetter. E pure il capo della polizia.
Lo so. Lei punt il mento, testarda. Per loro non uscivano con Marie Whitney tre mesi
prima che lei morisse.
Non puoi affermare per certo che lo facesse Blazer, per sottoline lui.
Era un circolo vizioso.
Harper accasci le spalle. Gli aveva detto tutto quello che sapeva: se non era sufficiente per
convincerlo ad aiutarla, non aveva altre carte da giocare.
Non voglio sembrare poco collaborativo disse Luke, la voce un poco addolcita, ma mi stai
chiedendo di scoprire se un detective della Omicidi abbia o no un alibi. E non un detective della
Omicidi qualunque. Proprio quello che mi odia a morte.
Harper sgran gli occhi.
Tu e Blazer non andate d'accordo?
Lui strinse le labbra. Diavolo, no. Quell'uomo mi odia da quando ero una recluta.
Era una novit per lei. Luke era tipo da andare d'accordo con tutti. Persino quando era solo un
giovane agente, Harper si era accorta di quanto gli altri poliziotti gli volessero bene e lo stimassero.
Faceva il proprio lavoro, seguiva le regole, stava al gioco.
Perch ti odia?
 una lunga storia le disse.
L per l, sembr non volesse aggiungere altro. Poi, vedendo l'espressione risoluta sul viso di
Harper, Luke cedette con un sospiro rassegnato.
Il mio primo anno alla Omicidi, ho lavorato a un caso le disse. Blazer era a capo delle
indagini. Fece un piccolo errore, nulla di grave. Io me ne accorsi. Allora ero abbastanza giovane e
ingenuo da credere che mi sarei reso molto utile se glielo avessi fatto notare. Luke scoppi in una
breve risata priva di allegria. Lui pass le seguenti settantadue ore a farmi a pezzettini. Ridicolizzando
il mio lavoro, rifiutando di firmare i miei rapporti, facendo pressioni sul mio sergente perch mi facesse
rapporto. Tentando di tutto per farmi retrogradare ad agente semplice.
La sua voce era piatta, ma Harper lo conosceva abbastanza bene da comprendere la rabbia che
ancora covava dentro nel rimestare in quei ricordi.
Il mio sergente cap quello che stava succedendo e si schier dalla mia parte, finch alla fine
Blazer rinunci ai suoi propositi. Fece spallucce. Da allora mi detesta. Ancora oggi si premura di
danneggiare la mia carriera ogni volta che gliene capita l'occasione.
Mentre assimilava queste informazioni, un pensiero improvviso balz alla mente di Harper.
Allora  per questo che non fai pi il detective gli disse. E cos sei passato alle unit
speciali. Cercavi di toglierti Blazer dai piedi.
L'espressione sul volto di Luke le fece capire di averci preso, ancor prima che lui aprisse bocca.
Una volta che  stato promosso a sergente, ha contestato le procedure di ogni caso che
seguivo, rimandando indietro ogni mio rapporto, imputandomi infrazioni di nessuna importanza.
Dovevo andarmene. Non sono diventato detective per lottare contro Larry Blazer. I loro occhi si
incrociarono. Ma tutto questo non fa di lui un assassino.
No, certo concord lei. Tuttavia, rifletti su questo, Luke. Se usciva con Marie Whitney e
non l'ha detto a nessuno, Blazer ha infranto almeno una cinquantina di regole del codice etico della
polizia. Anche se non l'ha uccisa lui, possiamo fargli il mazzo solo per quello.
Si fissarono negli occhi.
Nel silenzio che segu, Harper sent un uccello stormire tra le fronde degli alberi al confine
dello spiazzo.
Non capisco che effetto hai su di me disse poi, con quello che sembrava sincero stupore.
Perch non me ne vado? Lo so che  una follia. Eppure sono ancora qui. E sto anche pensando di dirti
di s. E la cosa mi fa impazzire.
Un lumicino di speranza scald il petto di Harper.
Mi stai dicendo che mi aiuterai?
Luke affond le mani nelle tasche dei jeans. Non sembrava felice.
Blazer non lo verr a sapere gli promise lei. Non correremo rischi. Se sbatti contro un muro:
molli tutto. Non puoi lasciare tracce, n far scattare qualche allarme. Io far lo stesso.
Blazer  un tipo intelligente la mise in guardia lui. Lo verr a sapere comunque.
Siamo intelligenti anche noi disse lei.
Davvero? il suo tono si incup. Cosa c' di intelligente in tutto questo?
Lui spalanc le braccia, indicando il luogo in cui si trovavano.
Presa alla sprovvista, Harper lo guard confusa. Non capisco.
Guardaci. Lui alz la voce. Ci siamo ridotti a incontrarci nei parchi dopo la mezzanotte.
Dormiamo insieme. Hai sentito quello che si dice in giro di noi? Mi prendono a pesci in faccia dalla
sera della festa a casa di Riley. Blazer gi mi d la caccia e io non trovo di meglio da fare che caricargli
la pistola. Luke lasci ricadere le mani sui fianchi. Non sono sicuro che siamo poi davvero cos
intelligenti come ci piace credere.
A Harper manc il respiro. Era esattamente quello che temeva.
Cosa dici? gli chiese calma.
Luke scalci con forza una zolla di terra facendola finire tra gli alberi.
Accidenti, Harper. Non lo so. Non  colpa tua. Io... io non mi capisco, alle volte. Voglio dire,
cosa stiamo facendo? E adesso anche questa storia su Blazer. Voglio proprio farmi licenziare?
Un'emozione sconosciuta gel il cuore di Harper. Aveva paura.
Paura di perdere qualcosa che aveva appena afferrato. Non riusciva a trovare le parole per
dialogare con lui.
Andiamo, Luke. Io non...
C'era un sussulto nella sua voce. Doveva essersene accorto anche lui: alz la testa.
Nel buio, Harper vide la confusione dentro ai suoi occhi.
Mi piaci, Harper le disse. Da sempre. Per non ci siamo mai spinti oltre i limiti. Perch
sfidiamo la sorte cos?
Perch...
Le si smorz la voce.
Avrebbe voluto dirgli cos tante cose ma non ci riusciva, per timore di sbagliare.
Quando Harper non prosegu, Luke annu, come se lei gli avesse appena dato conferma dei suoi
timori.
Era proprio ci che Harper paventava di pi: che Luke non la pensasse come lei; che fosse tutto
un terribile sbaglio; che lui non tenesse pi di tanto al loro legame; che lei non meritasse di essere
felice.
Che sarebbe rimasta di nuovo sola.
Forse sarebbe stato meglio cos? Magari aveva ragione lui: stavano tirando troppo la corda.
Ci che l'aveva affascinata di Luke all'inizio era stato scorgere in lui la propria stessa
ambizione. Luke aveva sempre voluto fare il poliziotto. E adesso stava rischiando il posto, per lei.
Dovremmo fermarci gli disse.
La sua voce era appena sopra il sussurro, ma la notte era silenziosa. Lui la sent.
Harper avvert il suo sguardo su di s, ma non sollev gli occhi.
Non  sicuro continu. Hai ragione. Finch tu fai il tuo lavoro e io il mio.  un errore.
Lui si gir, le sue spalle larghe si curvarono.
Se la pensi cos... penso che tu abbia ragione.
Lei si sent come scorticata. La brezza che poco prima era stata un sollievo adesso era come
carta vetrata sulla pelle. Harper voleva solo tornare a casa.
Quando alla fine Harper trov il coraggio di guardarlo, Luke sembrava stupito tanto quanto lei.
Ci le era di conforto.
Forse lui si aspettava che lei provasse a dissuaderlo. Forse pensava che avrebbe insistito di pi.
Tuttavia Harper non poteva chiedergli di mettere a repentaglio il suo lavoro per lei pi di una volta
nella stessa notte.
Non era forse cos?
Quando Luke riprese a parlare, il suo tono era piatto.
Vedr cosa posso scoprire su Blazer. Credo che tu ti stia sbagliando, ma indagher comunque,
per quanto mi sar possibile.
Evit di guardarla negli occhi.
Splendido disse Harper, senza alcun entusiasmo.
Mi far sentire.
Voltandosi brusco, Luke and alla sua auto.
Harper non si mosse mentre lui andava via; il motore romb nella notte, troppo veloce sulla
strada accidentata.
E cos, con la stessa rapidit con cui era inaspettatamente cominciato, tutto fin.
Capitolo ventisei
Quando lasci The Watch, Harper and dritta a casa. Le mani intorpidite sul volante.
L'appartamento era pi silenzioso e buio di quanto ricordasse. Era vuoto e l'aria era stantia,
come se nessuno ci vivesse. Il rumore dei suoi passi riecheggi in corridoio.
Zuzu miagol con insistenza, attorcigliandosi alle sue caviglie mentre Harper andava in cucina.
Senza dire una parola, le diede una scatoletta. Per un po', se ne rimase appoggiata al piano di
lavoro, a fissare la gatta che mangiava senza vederla davvero.
Non avrebbe dovuto prendersela cos tanto, lo sapeva: avevano passato solo una notte insieme.
Non avrebbe dovuto importarle poi granch.
E invece le importava eccome.
Avere Luke nella sua vita, anche per poco, aveva cambiato tutto.
A volte non ci si accorge di vivere nell'oscurit finch qualcuno non arriva e accende la luce.
Poi, quando la spegne, all'improvviso c' molto pi buio di prima.
Ecco qual era stato il suo errore, si disse: lasciare che quella benedetta luce si accendesse.
Perch glielo aveva lasciato fare?
Facendosi forza, apr l'anta di un pensile, vi frug dentro finch, proprio in fondo, non trov
una vecchia bottiglia di whiskey Jameson. Afferrandola, Harper se ne vers un bel bicchiere e lo
mand gi in un sorso.
Il bruciore in gola la fece sentire di nuovo viva. Il dolore era ci che le serviva.
Spostandosi per la cucina, accese lo scanner per riempire il silenzio, ma il gracidio delle voci
familiari degli agenti era ormai un'ondata di rumore senza alcun significato.
Harper lo spense con uno scatto secco del polso.
Afferrato un libro sapendo gi che non sarebbe riuscita a leggerlo, and verso il divano. Era
quasi arrivata, quando qualcuno buss alla porta.
Harper raggel.
Erano quasi le due del mattino. Nessuno sarebbe andato a casa sua a cos tarda ora: persino
Bonnie le avrebbe prima telefonato.
Bussarono di nuovo, con insistenza ma cercando di non far troppo baccano.
Con cautela, Harper pos il libro e si avvicin alla porta. Premette la guancia contro il legno
freddo dell'anta, per guardare attraverso lo spioncino.
C'era Luke sui gradini.
Il cuore di Harper prese a batterle forte.
Nonostante i suoi dubbi  nonostante tutto ci che gi sapeva sullo strazio della perdita e sul
buio che sentiva gi incombere  Harper si precipit a farlo entrare. Le dita che armeggiavano con i
chiavistelli, le mani che scivolavano impacciate mentre spalancava la porta.
Cosa...? cominci lei.
Lui non le diede il tempo di finire.
 cos, Harper. Non posso allontanarmi da te. Credevo di riuscirci, ma mi sbagliavo.
I suoi capelli lisci erano arruffati, come se ci avesse passato pi volte le dita, e le guance
accaldate.
Sono arrivato a casa e a quel punto ho girato la macchina e sono tornato da te, perch non
voglio perderti.
Sembrava mancargli il fiato, proprio come stava succedendo a lei. Harper scorgeva negli occhi
di Luke la sua stessa euforia.
Non mi importa se stiamo scherzando col fuoco le disse. E a te?
No disse lei, fiera. Non me ne frega niente.
Ho fatto cos tante rinunce per questo maledetto lavoro, ma non rinuncer a te. Luke parlava
in fretta. Non posso sacrificargli sempre tutto.
Con un solo passo lui le fu cos vicino che Harper avvert il calore della sua pelle. Prima di
rendersene conto, le sue mani erano gi tese a cercare il suo corpo.
Che vadano pure tutti al diavolo disse lui.
Prendendola tra le braccia, Luke entr chiudendo la porta con il piede. Camminarono lungo il
corridoio, la bocca di lui incollata a quella di lei, in un bacio cos ardente di desiderio da scioglierle le
ossa.
Nient'altro le importava in quel momento. Solo le labbra di Luke, le sue mani, le sensazioni che
le dava.
Harper gli schiuse le labbra, facendo scorrere la lingua sui suoi denti, per sentire il suo sapore.
Afferrandole l'orlo della maglietta, Luke gliela sfil in un solo gesto. Le sue mani erano calde e
insistenti mentre le scivolano sulle spalle per sganciarle il reggiseno.
All'ultimo momento, Harper ebbe un lampo di lucidit.
Aspetta. Lo spinse via, cercando di tirare il fiato. Dove hai lasciato la macchina?
A cinque isolati da qui. Su una strada laterale. Mentre parlava, Luke le solleticava con le
labbra la gola, la mascella. Ansimava.  il mio mestiere, ricordi?
Harper avrebbe dovuto sapere che lui pensava a tutto.
Pieg la testa per catturargli le labbra, scrollandosi di dosso ogni paura.
Questo era tutto ci che importava. Solamente questo.
Al mattino, Harper si svegli da sola. Il posto sotto le lenzuola di fianco a lei era freddo. Con
una mano, lei lisci la coperta, sentendo improvvisamente il vuoto.
Era certa che, stavolta, lui sarebbe rimasto con lei fino al mattino.
Si sollev piano, sedendosi in mezzo al letto, scostandosi i capelli dal volto.
Solo allora sent l'inequivocabile scroscio dell'acqua nella doccia.
Luke non se ne era andato.
Premendosi il mento contro le ginocchia, Harper lasci andare un lungo sospiro.
Lui era ancora l.
Durante la notte avevano parlato molto: avrebbero fatto attenzione, non si sarebbero fatti vedere
insieme in pubblico, ma non avrebbero rinunciato l'uno all'altra.
Alle quattro del mattino, con la testa appena sotto il mento di Luke, Harper gli chiese scusa.
Non avrei dovuto chiederti di aiutarmi gli aveva detto, con il sonno che le impastava la
lingua. Non  stato corretto, da parte mia.
Lei sent le sue labbra sfiorarle i capelli.
Dovresti fidarti di me. Il suo respiro le smosse i capelli. Io dovrei fidarmi di te.
Era uno strano modo di esprimersi. La colp il pensiero che lui non aveva detto di fidarsi di lei.
Solo che avrebbe dovuto. Era troppo esausta per rimuginarci su, per. Per lasciare che il tarlo del
dubbio vincesse.
Era l'ultima cosa che Harper ricordava, prima di crollare addormentata.
Si chiese se Luke avesse dormito. Pi volte durante la notte, entrando e uscendo dal sonno, lei si
era accorta che lui era sveglio. Magari era stata solo una suggestione. Dopotutto, aveva dormito cos
della grossa che non l'aveva sentito nemmeno alzarsi.
Stringendosi le lenzuola al petto, Harper si guard in giro. Era tutto come sempre. Il camino con
la sua piccola mensola in stile vittoriano. La specchiera trovata in un mercatino delle pulci cui aveva
poi dato una mano di bianco. La foto di sua madre con lei e Bonnie undicenni, le braccia sottili di una
intorno ai fianchi delle altre, i loro sorrisi verso l'obiettivo: l'unica foto di famiglia che teneva
nell'appartamento.
Sapeva che parte dell'addestramento di Luke era farsi un'impressione veloce della gente.
Avendo visto alla luce del giorno dove lei viveva, chiss qual era adesso la sua opinione su di lei.
Sei sveglia. Luke entr in camera, l'asciugamano stretto in vita, i capelli bagnati e arruffati.
Harper non si era accorta che l'acqua aveva smesso di scrosciare in bagno.
Per un secondo, lei lo fiss non credendo ai propri occhi. I suoi muscoli erano ben definiti, la
sua pelle dorata, ma non abbronzata. Era perfetto.
Anche tu. Lei si stiracchi, simulando uno sbadiglio. Da quanto sei in piedi?
Da un po'. I suoi occhi le scrutarono il viso. Non ti ho svegliata, vero?
Lei scosse il capo.  tardi. Mi sono appena svegliata.
Luke non aveva l'aria tesa o nervosa, anzi: sembrava del tutto a proprio agio, come se girasse
da sempre in quella camera da letto con addosso solo un asciugamano.
L'intimit del momento spazz via i dubbi di Harper.
Ce la potevano fare.
Tuttavia, entrambi si mostrarono cauti nel corso della mattinata.
Quando lei usc dalla doccia, poco dopo, lo trov davanti al camino, vestito con i jeans e la
maglietta nera della sera prima, a osservare il ritratto che Bonnie le aveva fatto.
Un asse di legno scricchiol sotto il piede di Harper e lui si gir, con una mossa naturale, a
esaminare i libri sugli scaffali accanto al quadro.
Harper si volt verso la camera da letto e fece finta di non accorgersene.
Era come se si stessero scoprendo piano l'un l'altra, schiudendo quelle porte che a lungo era
stato loro proibito di oltrepassare, per dare una sbirciata al di l. Dovevano stare per attenti alle porte
che aprivano. Tutti e due avevano dei segreti che volevano rimanessero tali.
Pi tardi, seduti uno di fronte all'altra al piccolo tavolo della cucina, discussero ancora del caso
Whitney. Le lunghe gambe di Luke annullavano la distanza tra di loro: i suoi piedi scalzi erano posati
leggeri su quelli di Harper.
Allora, sono proprio sicuri che l'ex marito non c'entri?
Secondo Smith, ha un alibi inattaccabile. Harper sorseggi il suo caff.  arrivato al lavoro
prima che la ammazzassero. E c' rimasto per tutto il giorno. Quando  uscito, lei era gi morta.
Dovresti fare un controllo comunque le disse Luke. Non si sa mai.
D'accordo.
E cosa si sa degli altri uomini che frequentava? Le diede un colpetto leggero al piede. Non
mi avevi detto che aveva una vita sentimentale piuttosto movimentata?
Harper annu. DJ ha detto che si era fatta un sacco di nemici. Ho una lista dei suoi ultimi
amanti.
Farai delle ricerche su di loro? le chiese.
Sicuro.
La voce di Harper suon pi tagliente del voluto. Lui la fiss.
Andiamo, Harper.
Lei non fece marcia indietro. Lo so dove vuoi andare a parare, Luke.
Se  cos, allora saprai anche che non puoi fissarti su un unico sospetto, ignorando tutti gli
altri le ricord. Devi considerare ogni possibilit.
Ci non significa che non far qualche ricerca anche sul conto di Blazer disse lei, con piglio
testardo.
Bene. La voce di Luke era calma.  proprio l che volevo arrivare. Ti servono prove del
fatto che la Whitney frequentasse davvero Blazer. Hai bisogno di conferme: foto o video. Qualcosa di
tangibile. Dobbiamo dimostrare che non siano stati visti assieme per una pura coincidenza. Se non ci
riusciamo, nessuno includer Blazer nella rosa dei sospetti. Perci,  questo il primo passo da fare.
Era un buon consiglio. Un po' della tensione creatasi tra loro svan.
Scambier due chiacchiere con i colleghi di Marie Whitney gli disse lei. Vedr se posso
incontrare qualche suo amico.
Io farei un discorsetto con la segretaria di cui mi hai parlato le disse Luke. Quella che si 
confidata col tuo collega. Potresti notare qualcosa che a lui  sfuggito. Sei pi brava tu di lui, in queste
cose.
Harper inclin la testa. Come fai a esserne cos sicuro?
Lui sorrise.
Perch tu sei la migliore, McClain.
Nella luce tenue della cucina, lui aveva un aspetto pi giovane. Con i capelli scompigliati e la
camicia fuori dai pantaloni sembrava quasi un adolescente. I suoi occhi erano ancora pi blu di quanto
lei credesse. Un insolito blu lapislazzuli, molto profondo.
Luke intercett il suo sguardo e alz un sopracciglio: Cosa guardi?
Te gli disse. Non  che abbia avuto molte occasioni per vederti alla luce del sole. Hai degli
occhi molto belli.
Se Harper pensava di metterlo in imbarazzo, si sbagliava di grosso.
Lui accett la sfida, si sporse in avanti e le accarezz il volto con lo sguardo, seguendo le
ciocche umide dei capelli che le si posavano sulle spalle.
In realt, adesso che mi ci fai pensare, i tuoi capelli sono pi rossi di quel che pensavo. E i tuoi
occhi sono di un verde perfetto...
Va bene disse lei, a disagio. Basta cos.
Con un largo sorriso, lui bevve lentamente un sorso di caff.
Mi piaci, Harper. Di giorno e di notte.
Lei si sent scaldare il sangue nelle vene.
A quel punto, le sembr che stessero precipitando insieme in qualcosa di reale, senza averne del
tutto l'intenzione, ma cadere accidentalmente era sempre pi facile che saltare di proposito: non vedi
arrivare il terreno.
Luke diede un'occhiata all'orologio e sospir.
Devo essere in tribunale tra un'ora. Meglio che ti sbrighi, se vuoi che risponda alle tue
domande. So che muori dalla voglia di saperne di pi sul conto di Blazer.
Harper detestava doverlo lasciare andare. Ma Luke aveva ragione. C'era del lavoro da sbrigare.
Si raddrizz sulla sedia e sfil via i piedi da sotto i suoi.
Cosa sai della sua vita privata? gli chiese.  sposato?
Luke giocherell con il cucchiaio sul tavolo.
 uno scapolo incallito disse dopo una breve pausa. Vive in uno di quegli appartamenti
moderni nei nuovi quartieri residenziali, quelli con la piscina, che lui non usa mai, e una guardia
davanti al cancello.
Figli?
Lui scosse il capo.
Frequenta qualcuno?
Non parlerei di frequentazioni' disse lui, secco. Per quel che ne so, preferisce le avventure
di una notte e via, con signorine disponibili che vanno pazze per gli uomini con il distintivo.
Harper fece una smorfia.
Senti, non ho mai negato che Blazer fosse un bastardo disse Luke. Ma non  un assassino.
Harper lo studi con curiosit.
Sei proprio convinto che non sia stato lui, eh?
Proprio cos rispose Luke, senza alcuna esitazione.
E come mai? Tutti possono uccidere, se vengono provocati a dovere. Sei un poliziotto,
dovresti saperlo meglio di chiunque altro ribatt lei.
Lo so disse lui, affilando la voce. Sto solo dicendo che non credo che tu abbia abbastanza
prove per incastrare Blazer.
Piccata, Harper si morse la lingua per non replicare e, invece di rispondergli a tono, bevve un
lungo sorso di caff per calmarsi. Ogni volta che parlavano di Blazer finivano col litigare. Dovevano
trovare il modo di evitarlo.
Come se le avesse letto nel pensiero, Luke le prese una mano.
Harper, non voglio litigare. Non dopo la notte scorsa le disse, con tono pi dolce. Per...
Fammi un favore. Fa' dei controlli su tutti quelli che la Whitney conosceva. Il tuo assassino si
nasconde tra loro. E tu lo scoverai. Semplicemente, non credo che si tratti di Blazer.
Capitolo ventisette
Quando Harper entr in redazione quel pomeriggio, DJ stava limando il suo articolo sulla nuova
palestra del liceo locale.
Wow disse lei, lasciando cadere la borsa sulla scrivania. Roba eccitante.
Lui ruot veloce la sedia e si ferm esattamente di fronte a lei.
Una bomba annunci lui, impassibile. In realt, mi avevano offerto di occuparmi di un'orgia
di supermodelle strafatte, ma ho detto: No no, voglio scrivere della palestra. Ditemi tutto dei vostri
progetti su partite di basket e raduni di fan.
Scelta saggia disse Harper. La citt reclama a gran voce i raduni di fan del basket.
Lei giocherell con la penna rigirandosela tra le dita.
La conversazione avuta con Luke l'aveva destabilizzata. Dopo che lui era uscito, quella mattina,
Harper aveva trascorso il resto della giornata a esaminare gli appunti. Sapeva che lui aveva ragione e
che lei doveva impegnarsi di pi nella ricerca di altri sospetti. Non poteva fissarsi su Blazer.
Perci, doveva scoprire di pi sul conto di Marie Whitney e degli uomini con cui usciva.
E sapeva su per gi da dove cominciare.
Senti. Lo so che sei alle prese con l'articolo della tua vita disse lei. Per ho una domanda a
cui solo tu puoi rispondere.
Finalmente disse lui illuminandosi alla mia abilit nel risolvere i crimini viene tributato il
giusto riconoscimento.
Se volessi parlare al college con chi conosceva Marie Whitney gli disse, dove dovrei
andare?
Al dipartimento Sviluppo le disse lui, dove lei lavorava.
E con chi dovrei parlare una volta l? chiese Harper, come se fosse affare di poco conto.
Quella segretaria di cui mi hai accennato... com' che si chiamava?
DJ si gir a guardare lo schermo del computer, poi si volt di nuovo verso Harper.
Sai una cosa? Se hai un po' di tempo, il suo ufficio  aperto ancora per un'ora.
Lui fece un cenno con la testa verso il monitor. L'articolo con cui vincer il Pulitzer  pronto.
Possiamo fare un salto anche adesso al campus e vedere cosa riusciamo a trovare.
Sicuro che non ti sia di peso? gli chiese lei.
Per te? disse lui. Qualunque cosa.
Il sorriso di DJ era sbilenco, ma in modo tenero: i suoi due incisivi frontali erano leggermente
accavallati, sfasando l'intera dentatura in modo incantevole.
Harper afferr la borsa. Ti ho mai detto che sei il mio eroe?
Stammi appresso, bambina disse lui, mentre si avvicinavano all'uscita, e ti sveler tutti i
segreti del mestiere.
Arrivati all'universit, il campus era tranquillo. Nel parcheggio, che aveva le dimensioni di un
intero campo da football, c'era solo uno sparuto numero di auto.
Sono quasi le cinque disse DJ, come se ci spiegasse tutto.
Scorse lo sguardo perplesso sulla faccia di Harper e aggiunse: Sono tutti al bar, Harper. Siamo
in pieno happy hour. Non ti ricordi proprio niente dei tempi passati all'universit?
Harper scosse la testa. Ne ho cancellato ogni memoria.
Il sole era da tempo andato via, il cielo era coperto. Le prime gocce di pioggia caddero quando
Harper e DJ raggiunsero gli uffici dell'amministrazione.
La struttura del diciannovesimo secolo, circondata su ogni lato da file di colonne di pietra,
aveva l'aspetto che tutti i college dovrebbero avere: maestosi ed eterni. Come in molte universit, per,
il campus era in gran parte moderno, con edifici disseminati su infiniti terreni erbosi.
Harper si guard intorno e cerc di rammentarne la disposizione. Quei ricordi dovevano essere
ancora l da qualche parte, nascosti in un recesso della sua mente. Dopotutto, ci aveva vissuto per pi di
due anni, prima di interrompere gli studi per lavorare al giornale.
Quello che si ricordava del tempo trascorso all'universit era la sensazione di essere sempre
fuori posto. Aveva diciotto anni, come tutte le altre matricole, ma si sentiva pi vecchia di un secolo.
La parte peggiore era che Bonnie non era l con lei.
Nell'ultimo anno delle superiori, Harper aveva vissuto quasi sempre con i Larson. Sua nonna
aveva fatto tutto il possibile, ma la casa di Bonnie era molto pi vicina a scuola e cos, a un certo punto,
a tutti sembr pi ragionevole che lei rimanesse dalla famiglia della sua amica durante la settimana.
Harper e Bonnie erano vicine come sorelle: pi vicine, in un certo senso, perch si erano scelte
l'un l'altra. Naturalmente, Harper aveva sempre pensato che sarebbero andate insieme anche al college.
Non ne avevano mai discusso per davvero, ma sembrava una cosa del tutto scontata. Poi per Bonnie
aveva vinto una borsa di studio per un istituto d'arte di Boston.
Quando l'amica le aveva annunciato la novit, straripante di gioia, Harper non era riuscita a
nascondere lo smarrimento.
Bonnie le era sempre stata accanto. Sempre.
L'amica si accorse della delusione di Harper e perse tutto il suo entusiasmo.
Non ci andr decise l per l. Io... rinuncer.
Appena Bonnie glielo disse, per, Harper vide la gioia spegnersi nei suoi occhi e nel vederla
cos mogia si rese conto di ci che le stava chiedendo.
Dopo il divorzio, la madre di Bonnie aveva cresciuto quattro figli con il suo modesto stipendio
da segretaria. Non poteva permettersi di pagare l'universit della figlia. Senza quella borsa di studio,
Bonnie sarebbe stata costretta a chiedere uno di quei prestiti per studenti che ne avrebbero potuto
condizionare la vita per sempre. E in pi avrebbe rinunciato alla scuola dei suoi sogni.
Harper non poteva chiederglielo.
Non fare l'idiota disse allora a Bonnie. Non possiamo passare tutta la vita incollate. Devi
andare in quella scuola e approfittare di tutti quei corsi gratis. Io me la caver.
Bonnie sapeva che Harper mentiva, quella ragazza non riusciva mai a fargliela, ma quella volta
lasci correre.
Torner per Natale e per le vacanze promise. Ti sommerger di e-mail. Non ti accorgerai
nemmeno che non sono qui.
Quel settembre, Bonnie caric la sua auto e se ne and al Nord. Harper non disse nulla, anche
se aveva il cuore a pezzi.
Non importava quante volte si ripetesse che era un periodo temporaneo e che era solo per la
scuola, in cuor suo Harper credeva che la sua migliore amica la stesse abbandonando.
E perch mai non avrebbe dovuto? Tutti gli altri lo avevano gi fatto.
Sua madre era morta e suo padre viveva a migliaia di chilometri di distanza. Non aveva fratelli
o sorelle, e sua nonna era ormai sulla settantina.
Harper non riusc a entrare in relazione con gli altri studenti, che avevano a casa delle famiglie
ad aspettarli, posti dove trascorrere le vacanze, qualcuno che si rallegrava per i loro successi. Lei non
aveva idea di cosa volesse dire tutto ci.
Sola e disorientata, era arrivata all'universit di Savannah avvolta da un nuvolone nero di
infelicit. Il tempo di darle un'occhiata e gli altri studenti cambiavano strada, in cerca di qualcuno pi
sano di mente nelle vicinanze.
Harper non sapeva cosa studiare, non le importava. Il giorno dell'immatricolazione le dissero
che doveva scegliere per forza un corso di laurea.
Dopo lo potrai cambiare spieg la donna allo sportello senza troppa empatia. E poi, davanti
alla persistente esitazione di Harper, aggiunse: Prova a chiudere gli occhi e a far cadere la punta del
dito da qualche parte sull'elenco, tesoro. Ci sono centinaia di persone che aspettano in fila dietro di te.
Sotto pressione, Harper si decise per il giornalismo quasi per caso. Sembrava interessante. Non
era una materia che i suoi genitori avrebbero scelto. E nemmeno Bonnie.
Nessuno fu pi sorpresa di lei nello scoprire che aveva del talento naturale come reporter.
Aveva braccato il rettore su per la scalinata per chiedergli conto del razzismo all'interno delle
confraternite. Aveva seguito per tre settimane le campagne dei candidati a presidente del comitato
studentesco. Aveva scritto per il giornale dell'universit dei piccoli pezzi che erano finiti dritti in prima
pagina.
Quelle giornate anarchiche passate dentro un bugigattolo dell'universit, a battere articoli sulla
tastiera di un vecchio computer, in compagnia di una manciata di altri studenti volontari, erano i soli
ricordi felici di quel periodo.
Almeno, quell'esperienza le era servita a capire chi era. Perch viveva.
Al secondo anno, su consiglio di uno dei suoi professori, Harper si present al giornale di
Savannah con un articolo su una rissa tra due membri di una confraternita in un bar molto popolare tra
gli studenti.
Non aveva incontrato Baxter, ma un vicecaposervizio. Con un'espressione che lasciava
intendere che volesse accontentarla, l'uomo prese una penna rossa e lesse l'articolo.
Alla fine, si era tolto gli occhiali per studiarla meglio in viso.
Quanti anni hai detto di avere?
Il giornale offriva un posto da praticante all'anno. Quell'anno lo assegn a Harper.
La ragazza aveva lavorato sodo, aveva lavorato il doppio delle ore previste per quel ruolo.
Senza che glielo chiedessero, si fece in quattro in redazione, scrivendo necrologi e annunci di nascite,
facendo ricerche per conto degli altri reporter. Portando il caff a tutti.
Alla fine, i capiservizio le affidarono incarichi pi importanti, come seguire le sedute del
consiglio comunale quando i giornalisti che se ne occupavano di solito erano impegnati in altro.
Harper assimilava tutto con voracit. Non obiettava mai su una correzione. Non si lamentava
mai dell'orario di lavoro.
Baxter la ricompens con ulteriori incarichi.
L'anno successivo, il giornale non scelse un altro stagista. Riconferm Harper. Lei si iscrisse a
meno corsi, cos da avere pi tempo per lavorare.
Nelle notti di calma, Baxter le chiedeva del lavoro, del suo passato. Harper glissava sui
particolari personali, ma accenn al fatto di aver lavorato part-time per tre anni, quando era ancora alle
superiori, alla centrale di polizia.
Quando Baxter le domand con noncuranza con chi avesse collaborato, Harper snocciol tutti i
nomi che le vennero in mente, inclusi quelli di Smith, il capo della polizia, e di diversi detective.
La sera successiva, Baxter annunci che Harper avrebbe cominciato a seguire nei suoi giri il
cronista di nera Tom Lane.
Lane si oppose con forza. Lui e Baxter ne discussero in redazione.
 ridicolo si lament lui, indicando Harper. Non ho tempo da perdere dietro a una
ragazzina, quando mi trovo su una scena del crimine.
Tom, non  negoziabile lo inform Baxter. Fa parte del tuo lavoro. Io penso che la ragazza
abbia le palle per fare la reporter e voglio vedere di che pasta  fatta.
Ah, s, pensi abbia le palle? Lui alz la voce.  una ragazzina. Non pu avere le palle.
Harper, che allora aveva vent'anni, si indispett, ma sapeva che era saggio non metterci becco.
Rimase con la testa china, fingendo di non sentire ogni singola parola che i due si scambiavano.
Tom, Harper ha lavorato alla centrale di polizia. Ha delle conoscenze l, che a lei passerebbero
informazioni che ad altri non darebbero. La voce di Baxter era calma ma inflessibile.
Tom avvamp in viso.
Cosa significa? Che la polizia a me non passa le informazioni? Se non sei soddisfatta del mio
lavoro, Emma, basta che me lo dici.
Controllati, Tom. Baxter gli volt le spalle e torn alla scrivania. Tom per non aveva alcuna
intenzione di lasciar correre e la segu, protestando.
Mi far rallentare. Mi star tra i piedi. Non ho tempo per queste cose.
Non so di cosa blateri gli disse brusca Baxter, ma non la spunterai. Porta McClain con te.
Insegnale i segreti del mestiere. Ho dei progetti su di lei.
A quelle parole, Harper sent il cuore balzarle in gola: Baxter aveva dei progetti su di lei.
Finalmente, avrebbe scritto dei veri articoli. Niente pi necrologi o riunioni del consiglio scolastico.
Alla fine, Lane si arrese all'inevitabile e le permise di accompagnarlo.
Sulla scena del crimine, i due formavano una coppia improbabile: Lane era diversi centimetri
pi basso di Harper e con un fisico piuttosto segaligno, i capelli grigi e radi; Harper sembrava pi
giovane della sua vera et, aveva una chioma di capelli rossi che le arrivava quasi alla vita, girava in
jeans e maglietta e con un taccuino da giornalista stretto in pugno come se da quello dipendesse la sua
vita.
All'inizio, Lane le rivolse a stento la parola. Sembrava convinto che, se l'avesse ignorata, alla
fine lei si sarebbe tolta dai piedi.
Lui era molto geloso della propria cerchia di contatti e impazziva quando un detective
riconosceva Harper e si fermava a scambiare quattro chiacchiere con lei.
Una volta, dopo che Lane se n'era andato piantandola in asso in una zona notoriamente
malfamata della citt, Harper era stata riaccompagnata al giornale dall'auto di Smith. Per vendicarsi di
come Lane l'aveva trattata, il tenente le aveva fornito delle informazioni riservate su una sparatoria che
nessuno si premur di confidare al reporter pi anziano.
Dopo quell'episodio, Lane sembr rendersi conto che non c'era motivo di farsi la guerra. E, da
allora in poi, fu una utile anche se spesso burbera fonte di consigli.
Fu Lane a spiegarle cosa cercare ogni giorno nei verbali di polizia.
Senza sangue, notizia langue, ragazza mia le disse una sera in centrale. Omicidi, rapine a
mano armata, accoltellamenti, sparatorie, furti interessanti... questi reati s che fanno notizia. Punto.
Scrivere d'altro  solo una perdita di tempo. Sono articoli che Baxter non vuole e che la gente non
legge.
Cos' un furto interessante? gli aveva chiesto Harper, guardandolo mentre sfogliava la pila di
rapporti con cos tale rapidit che lei a malapena aveva il tempo di capire cosa lui scartasse.
Celebrit, sportivi, politici. Li elenc senza sollevare lo sguardo. Se qualcuno li deruba, la
gente lo vuole sapere. Se la stessa cosa succede a uno qualsiasi, meglio che sia assicurato, perch io di
certo non ne parlo.
Harper utilizzava ancora quello stesso metodo. Aveva un fiuto cos sensibile per i crimini che
facevano notizia da scartare un caso dopo aver letto soltanto la prima riga del rapporto della polizia.
Sul luogo di una sparatoria, tampinava Tom da vicino, soprattutto per assicurarsi che lui non se
la filasse lasciandola a piedi un'altra volta, ma anche per osservarlo sul campo.
Quando si faceva tardi e le strade diventavano pericolose, era affascinante guardare Tom farsi
strada tra la folla di testimoni come un ballerino e individuare sempre la persona giusta con cui parlare:
quella che aveva visto tutto dall'inizio alla fine e aveva un commento succoso pronto a sfuggirle dalle
labbra.
In quelle notti, il pericolo e l'eccitazione divennero come ossigeno per Harper. Dopo un mese di
lavoro al fianco di Tom, lei sapeva finalmente ci che desiderava fare nella vita.
E non era frequentare il college. Harper si fece vedere sempre meno alle lezioni, finch non
rimase cos indietro negli studi da ricevere una lettera di richiamo del preside.
A Baxter il dettaglio non sfugg. Un giorno, senza preavviso, disse a Harper che l'avrebbe
assunta.
Tanto, mi sembra che il tuo impegno all'universit sia comunque part-time le disse. E qui ci
sei utile.
Poco dopo, Harper abbandon del tutto il college.
Il passaggio fu indolore: lei si rese disponibile per qualche turno diurno e, nelle sere in cui Tom
era via, si occupava della nera. Era una buona soluzione per tutti.
A quel punto, Harper aveva trovato un piccolo appartamento su Jones Street. Gli unici arredi
erano un materasso e uno scaffale, ma lei si sentiva come se avesse finalmente trovato il suo posto nel
mondo. Si sentiva a casa.
Perci, quando al suo sessantesimo compleanno, Tom annunci di andare in pensione, Harper
non riusciva a credere alle proprie orecchie.
Cosa farai? gli aveva chiesto.
Vado a vivere con mio fratello, a Jacksonville.
Tutto qui?
Harper  allora ventiduenne  non poteva immaginare di lasciare la cronaca nera per una
barcata di nulla in Florida.
Per di pi, se doveva essere del tutto sincera, non pensava di essere pronta a cavarsela da sola.
Tom era sempre stato il cronista di nera in capo: se lei si ritrovava a un punto morto o aveva un dubbio,
era a lui che si rivolgeva.
Tom era irascibile, ma sapeva tutto.
Senti ringhi Tom, mio fratello sar pure uno stronzo, ma  uno stronzo che ha un
appartamento e una licenza per la pesca. Io ne ho abbastanza. Mi merito di stare col culo al caldo per
un po', prima di schiattare.
Vedendo lo sguardo smarrito sulla faccia di Harper, Lane si ammorbid.
Non ti preoccupare le disse. Baxter aveva ragione: hai talento. E met del dipartimento di
polizia  gi ai tuoi piccoli piedi.
Era l'unico complimento che le avesse mai fatto.
Il giorno che and via, le lasci il suo scanner e Harper usava ancora quello.
Non ascoltare troppo questo aggeggio le disse burbero. O divorer la tua vita.
Andiamo da quella parte. La voce di DJ fu un'ancora di salvezza che la trascin fuori dal
passato.
Harper strizz gli occhi, si gir e vide che lui le stava indicando un piccolo edificio di ferro e
vetro, circondato da cespugli di azalee.
Scacci dalla mente i ricordi e segu DJ lungo il marciapiede che si curvava stretto tra i prati dal
manto curato. In lontananza, alcuni ragazzi giocavano a frisbee. Lei ne sent uno ridere e urlare
qualcosa, ma le parole si persero nel vento.
Erano cos giovani.
Lei non era mai stata cos.
DJ apr una porta a vetri e lei lo segu all'interno di un piccolo atrio in stile moderno. Faceva un
freddo gelido l dentro: l'aria condizionata era programmata per giorni pi caldi.
Hola, Rosanna. DJ salut una donna minuta dai capelli neri seduta al banco della reception.
Lei rise  fossette profonde nelle guance paffute  e gli rivolse poche parole in spagnolo che lo
fecero sorridere.
Harper McClain le disse DJ, facendo segno alla collega di fare un passo avanti, Rosanna
Salazar. Conosce tutte le persone di rilievo che lavorano nel Fundraising.
Rosanna ridacchi. Oh, David disse, sei un adulatore.
I due scherzavano, ma dal modo in cui lei lo guardava Harper ebbe la netta impressione che
Rosanna avesse un debole per DJ. Probabilmente aveva cinque o sei anni pi di lui, ma era molto
carina.
Harper si ripromise di dirglielo pi tardi: se lo conosceva bene, DJ non se n'era neppure
accorto.
Anche Harper lavora al giornale le spieg lui.  lei che ha scritto tutti gli articoli su Marie
Whitney.
Ah. Il sorriso svan dal volto di Rosanna.
Una storia tragica disse Harper, in tono quasi affettuoso. Era una sua amica?
Rosanna esit e rivolse un'occhiata a DJ, che annu per incoraggiarla.
Non proprio disse lei. Marie... era una che stava sulle sue.
Alle spalle della sua scrivania c'era un ufficio open air dalla struttura moderna, con file di tavoli
e bassi schedari. Alle pareti erano appese fotografie in bianco e nero, con bella gente elegante, in abito
lungo e smoking: scatti che parevano fuori luogo in un tale ambiente di lavoro.
Avete saputo niente dalla polizia? Rosanna scrut le loro facce. Hanno qualche sospetto?
DJ si volt verso Harper, che scosse la testa.
Per ora non si sbottonano pi di tanto rivel lei. So che stanno cercando tra chi la
conosceva, tra la gente che frequentava.
Lei si avvicin, accorciando la distanza tra s e Rosanna per favorire uno scambio di
confidenze.
La polizia di certo sar venuta anche qui, per interrogare i suoi colleghi...
Rosanna si guard alle spalle, come per accertarsi che non la sentissero, ma non c'era nessun
altro nelle vicinanze.
Hanno perquisito la sua scrivania e hanno portato tutto in centrale sussurr lei. Hanno preso
persino il suo computer.
 comprensibile la rassicur DJ. Vogliono controllare ogni cosa.
Lui si appoggi al banco con fare indifferente. Adesso erano una cerchia, stretti uno all'altra a
parlottare.
Marie aveva degli amici intimi? le chiese Harper. Gente con cui usciva a pranzo?
Rosanna fece una smorfia. Posso essere sincera?
Certo la rassicur Harper.
Marie era un tipo strano disse la segretaria. Non ci si poteva fidare di lei. Con te faceva la
gentile, ma poi scoprivi che invece sparlava alle tue spalle. Persino con il tuo capo. Pareva quasi che
facesse carriera togliendo di mezzo chi trovava lungo la sua strada. Capite cosa voglio dire?
Rosanna sembrava sollevata nel raccontarlo: come se avesse fatto davvero fatica a tenerlo per s
nei giorni subito dopo l'omicidio, quando muovere qualche critica alla morta sarebbe stato un atto
imperdonabile.
Conosco il tipo disse DJ.  cos che otteneva le promozioni? Era piuttosto giovane per
sedere gi su una poltrona da vicedirettore.
Harper ammir come DJ si stesse lavorando Rosanna: era paziente e amichevole, mai
invadente; la faceva sembrare una normale chiacchierata tra amici. E la tattica stava funzionando:
Rosanna non vedeva l'ora di confidarsi.
Ok, allora: sapete il tiro che ha giocato alla donna che occupava quel posto prima di lei?
sussurr Rosanna. Marie  andata a spifferare al capo che quella gonfiava i rimborsi spesa. Ed era
vero. Tuttavia, quando fu licenziata, lei mi rivel che l'aveva fatto solo perch era stata proprio Marie a
spingerla, dicendole che quello era l'andazzo generale. Rosanna sgran i suoi occhi marrone scuro.
Mi disse che aveva commesso un grosso sbaglio a fidarsi di lei. E perci io mi sono sempre ben
guardata dal commettere lo stesso errore.
Era un'ulteriore conferma che Marie si facesse nemici ovunque andasse.
Harper era sempre pi affascinata dalla doppiezza di quella donna: il suo aspetto raffinato,
impeccabile e la sua vita segreta di menzogne.
Cosa mi pu dire dei suoi fidanzati? chiese Harper. Ha detto a DJ... voglio dire, a David,
che Marie frequentava uomini di potere. L'ha vista davvero in compagnia di un poliziotto?
Rosanna annu cos forte con la testa da farsi rimbalzare i riccioli.
Quel tipo  venuto a vederla molte volte, in primavera. Sono sicura che fosse un poliziotto,
sebbene non indossasse l'uniforme. L'aspettava sempre fuori. E portava un distintivo alla cintura. Una
volta, il vento gli apr la giacca e io ho visto che nascondeva una pistola proprio qui.
Lei port la mano sotto al braccio, dove di solito si indossava una fondina da spalla.
Blazer ne aveva proprio una cos. Come la maggior parte dei detective.
Harper sent l'adrenalina scorrerle nelle vene e dovette sforzarsi per mantenere la voce rilassata.
Non ricorda per caso come si chiamava?
Rosanna scosse la testa, con rammarico. In realt non  mai entrato a chiedere di Marie,
rimaneva sempre fuori e la chiamava sul cellulare.
Va bene, Rosanna disse DJ. Lo hai detto alla polizia?
No. Lei sembr sorpresa. Non me lo hanno chiesto.
Harper ebbe un pensiero improvviso.
Rosanna, quando la polizia ha perquisito l'ufficio di Marie, quell'uomo  quello che ha visto
aspettare qui fuori  era con loro?
No. La sua risposta fu decisa. In realt, posso dirvi con esattezza chi  venuto quel giorno.
Aprendo un cassetto, vi frug per un momento, prima di tirare fuori un biglietto da visita.
 venuto questo tizio disse lei, tendendo il cartoncino. Ha detto di chiamarlo, nel caso ci
fosse venuto in mente qualcosa di importante.
Sul biglietto c'era scritto: Sergente Frank Ledbetter, Polizia di Savannah.
Rigirando il biglietto tra le dita, Harper aggrott la fronte.
Era normale per i detective dividersi il lavoro su un caso, ma non aveva senso che Blazer non
fosse venuto a supervisionare di persona le ricerche sul posto di lavoro della vittima.
Era perch non voleva farsi vedere?
Forse temeva di poter essere riconosciuto?
Harper le restitu il biglietto da visita e le disse: Lo so che ce lo ha gi detto, ma le spiacerebbe
descriverci di nuovo quell'uomo, il tipo con cui usciva Marie?
Era imponente disse a bassa voce Rosanna. Alto. E, penso, con i capelli chiari o forse
grigi... Smorz la voce e fece una smorfia di scuse. Mi spiace. Non ne sono certa. Sono passati mesi
ormai.
Alto. Capelli chiari. Era il ritratto di Blazer. Ma imponente? Blazer era alto e magro.
Rosanna poteva ricordare male. O usare la parola sbagliata per descriverlo. Alcune persone usavano
l'aggettivo imponente per dire in realt alto.
C' qualche sua immagine? chiese Harper. Avete per caso una televisione a circuito chiuso
qui?
Niente del genere. Rosanna fu categorica.
C' qualcos'altro che pu dirmi sugli altri suoi fidanzati? le chiese Harper. Qualcuno di cui
si ricorda?
Rosanna si morse il labbro, mentre pensava.
Usciva sempre con qualcuno disse dopo un momento. Spesso si cambiava qui al lavoro e
poi andava dritta all'appuntamento. Per non li invitava mai in ufficio. Era come se li volesse tenere
nascosti. Ecco perch mi ricordo di quel poliziotto. Era insolito che facesse venire qualcuno qui: quel
tizio doveva avere proprio qualcosa di speciale.
Harper avrebbe dovuto rivolgersi altrove per sapere qualcosa di pi sugli ex di Marie.
Lei lanci un'occhiata a DJ, che con fare impercettibile scroll le spalle. Non c'era altro da
scoprire qui.
DJ sfoggi un sorriso: Grazie molte, Rosanna.
Mentre lui sfoderava il proprio fascino, Harper si mosse per la stanza per dare di nuovo uno
sguardo a quelle fotografie in bianco e nero. In ogni scatto c'era gente molto elegante: lunghi vestiti
morbidi, smoking lucidi, lampadari di cristallo, flte di champagne.
Quelle immagini avrebbero potuto essere scambiate per la rclame di un profumo, con tutta
quell'esplosione di splendore e raffinatezza, non fosse per il fatto che, di tanto in tanto, si incappasse in
un volto conosciuto.
Al centro di una foto, Harper riconobbe l'ex sindaco della citt, tutto sorridente. In un altro
scatto, scorse un dirigente d'impresa molto noto in citt, cos vanesio da apparire nelle pubblicit delle
sue aziende, con esiti talmente orridi da sfiorare il comico. Harper si blocc davanti al viso nella terza
foto sulla parete.
Ehi disse, dimenticandosi delle buone creanze, presa com'era dall'entusiasmo: Non  Marie
questa qui?
Harper indic l'immagine di una bella donna bionda, in un abito da sera bianco. La donna era
magra, le spalle pallide e strette. Era insieme a un uomo che dava la schiena all'obiettivo.
Rosanna dovette alzarsi per vedere la fotografia.
Oh, s disse lei.  proprio Marie. Mi ero dimenticata di quella foto.
Dopo un secondo, lei e DJ ripresero a conversare. Harper rimase dov'era, a osservare il bel
volto di Marie Whitney.
I suoi capelli brillavano alla luce del flash. Il suo sorriso era aperto e accattivante, ma non si
rifletteva negli occhi. Quelli erano oscuri e pericolosi. E pieni di segreti.
Harper avrebbe dato qualsiasi cosa per rivolgerle una domanda.
Aveva davanti a s l'unica persona al mondo in grado di dirle cosa fosse davvero successo quel
giorno, ma che non poteva pi parlare.
Mai prima di allora Harper era stata alle prese con un caso cos difficile, ingarbugliato anche nei
suoi dettagli pi elementari. Ogni indizio che scopriva le scivolava via dalle dita prima che riuscisse ad
afferrarlo.
Harper pens di nuovo a Camille Whitney. E si chiese se stesse bene. Se sua madre fosse
gentile con lei. O se fosse stata crudele con la figlia come lo era stata con tutti gli altri.
Era come se ci fossero diverse Marie Whitney e nessuna degna di fiducia. Marie Whitney, la
madre single. Marie Whitney, la vittima. Marie Whitney, la bugiarda che manipolava la gente. Nessuna
di loro aveva un legame con la madre di Harper. A parte il modo in cui erano morte.
Era come se, persino adesso, Marie Whitney giocasse con lei dalla tomba. Solo per divertirsi un
po'.
Harper stava rischiando tutto. Tutto.
Doveva trovare qualcosa di tangibile, di concreto.
E al pi presto.
Capitolo ventotto
Il giorno dopo, seduta al tavolo della cucina davanti al suo laptop e a una tazza di caff, Harper
cominci a lavorare sulla lista degli ex di Marie Whitney. Senza altro in mano, l'unica mossa
ragionevole era identificare i potenziali sospetti dai nomi che gi conosceva.
Per cominciare, divise la lista tra probabili e improbabili killer.
Gli artisti e gli specializzandi li inser tutti nella seconda colonna. Non c'era quasi possibilit
che sapessero come ripulire in modo scientifico una scena del crimine, cos come si era invece
premurato di fare l'assassino.
Dei nomi che le aveva passato DJ, rimanevano dunque un amministratore delegato, un
importante avvocato del posto e un senatore dello stato.
Harper lasci un messaggio vago a ciascuno, presso i loro uffici, non accennando alla vera
ragione della chiamata. Non erano uomini che si potevano raggiungere al telefono al primo tentativo,
n tantomeno persone che si davano pensiero di richiamare sapendo che li si sospettava colpevoli di un
delitto.
Poi, aspett.
Fu l'avvocato il primo a farsi vivo.
Dopo un breve scambio di cordialit, Harper arriv al punto.
Sto scrivendo un articolo per il giornale su una donna di nome Marie Whitney cominci.
Nel momento stesso in cui quelle parole le uscirono di bocca, lui esplose.
Non ne so niente.  passato quasi un anno dall'ultima volta che l'ho vista disse, la voce pi
acuta di un'ottava. Non capisco nemmeno perch ne parla proprio con me.
 una telefonata di routine disse Harper, con calma. Cerco solo di capire quale fosse il suo
legame con la vittima.
Non c'era alcun legame insistette lui. Chi le ha detto il contrario?
Una fonte disse lei.
Una fonte? lui quasi strill quell'ultima parola. E lei vuole danneggiare la mia reputazione
sulla base delle illazioni di una fonte anonima? Non sarebbe affatto una buona idea, glielo assicuro. Le
consiglio di pensarci bene, prima di mettersi contro di me, Miss McClain. O far piovere addosso al
suo giornale una cascata di diffide nel giro di mezzo secondo. Non le conviene provocarmi.
Mi spiace disse lei, con la determinazione disperata di farsi rivelare qualcosa di utile. La
prego, mi basterebbe solo parlarle... Le prometto che non la citerei neppure. Se potesse quantomeno
dirmi dove si trovava il giorno in cui Marie Whitney  morta...
Quella richiesta lo fece andare su tutte le furie. Tuttavia, tra uno sproloquio e l'altro, riusc a
dirle che quel giorno era stato in tribunale  per tutto il giorno  e che aveva le carte per provarlo. Non
le avrebbe detto alcunch su Marie Whitney, per.
Non c' alcuna possibilit che io discuta con lei di quella donna. Non ho nulla da dichiarare in
proposito. Come le ho gi spiegato, non avevo rapporti con lei da tempo, grazie al cielo. Le consiglio di
rivolgersi ad altri. E mi lasci fuori da questa storia.
Pronunciate quelle parole, riattacc.
Harper rimase seduta al tavolo della cucina a fissare il telefono. La reazione dell'uomo era stata
furiosa, ma c'era anche qualcos'altro. L'avvocato aveva paura: lo si capiva dal tono della sua voce.
Paura di cosa, per?
Dopo una telefonata di quel tenore, di certo non si aspettava che uno degli altri due avrebbe
richiamato.
Con sua sorpresa, per, il senatore dello stato le telefon nel giro di un'ora. Harper aveva messo
in conto di doverlo inseguire per giorni. Quando gli disse che lo cercava per il caso Whitney, lui
divent nervoso come un gattino in una stanza piena di pitbull.
Io... Non capisco perch chiama proprio me le disse ansioso. Non vedevo Marie Whitney da
pi di un anno. Fece una pausa. Dio. Ancora non mi capacito dell'accaduto. Sono ancora sotto
shock.
Voglio solo depennare il suo nominativo dalla lista. Dopo la reazione spropositata
dell'avvocato, Harper si preoccup di mantenere un tono tranquillizzante. Mi aiuterebbe davvero
molto se potesse aiutarmi.
Come... come potrei farlo?
Be' disse lei, dov'era nel pomeriggio in cui Marie Whitney  morta?
La voce del senatore divenne acuta. Lei non penser certo che io abbia qualcosa a che fare con
quanto le  accaduto, vero? Mio Dio, Miss McClain. Le giuro che...
Niente affatto lo rassicur lei, voglio semplicemente cancellarla dalla mia lista. Sto
procedendo allo stesso modo con tutti coloro che conoscevano Marie Whitney. La mia non vuole n
pu essere in alcun modo un'accusa nei suoi confronti e il suo nome non comparir neppure nel mio
articolo. La prego. Mi dica dov'era.  una semplice inchiesta giornalistica.
Ossignore. Questo  un incubo disse lui, con voce mesta. Io non... In quale data ... quando
 accaduto?
Con pazienza, Harper gli indic il giorno e l'ora presunta della morte.
Ci fu una pausa. Lei sent il ticchettare dei tasti di un computer: presumibilmente, il senatore
stava consultando la sua agenda.
Quando riprese la comunicazione, il sollievo nella sua voce era palpabile.
 stata convocata un'assemblea legislativa in quella data. Ho preso la parola in aula alle
quindici in punto. E mi sono trattenuto in sede fino alle diciannove.
Harper si appunt tutto per verificarlo pi tardi, ma era propensa a credergli. Il tipo non
sembrava sveglio o freddo abbastanza per commettere un crimine cos perfetto. Per lo meno, era pi
calmo dell'avvocato. Perci Harper decise di tirare un altro po' la corda, per vedere fin dove poteva
spingersi.
Senatore gli disse, adesso che abbiamo chiarito tutto, c' qualcosa che pu dirmi sul conto
di Marie Whitney? Ho sentito che era una donna... complicata.
 un modo gentile di dirlo. C'era durezza sgradevole nella sua voce. Ha cercato di
rovinarmi. Era priva di moralit. Senza cuore. Era solo...
Si interruppe di colpo, come se solo in quel momento si fosse ricordato con chi stava parlando.
Non pu riportare niente di quello che le ho detto ribad brusco. Le intenter causa se
pubblicher anche una sola parola.
Questa era la seconda volta in un giorno che qualcuno minacciava di trascinarla in tribunale.
Senatore, la prego disse Harper, premendosi le dita sulla fronte. Nulla di quanto ci stiamo
dicendo finir sul giornale. La nostra  una chiacchierata di natura strettamente confidenziale. In ogni
caso, qualsiasi cosa decida di dirmi mi aiuterebbe a comprendere meglio le circostanze.
Quelle rassicurazioni parvero ammorbidirlo.
Non c' molto da dire. Nessuno merita di morire in quel modo le disse. Per, se vuole il mio
parere, Marie Whitney se l' andata a cercare. E questo  tutto. Devo tutelare la mia carriera.
Aspetti gli disse, non pu dirmi niente altro su Marie Whitney? Ho avuto l'impressione che
molti la temessero. Anche lei?
Ci fu una lunga pausa.
Senta, non posso proprio le disse, e la sua voce tradiva un certo conflitto interiore. Il senatore
avrebbe voluto rivelarle qualcosa, ma non era disposto a correre rischi. Non  possibile. Per le dico
questo: continui a scavare, Miss McClain. Qualcuno pi coraggioso di me le racconter la verit. So
che non ero l'unico.
E poi riattacc.
Harper rimase in silenzio per un lungo momento, prima di posare il telefono.
So che non ero l'unico.
Cosa voleva dire?
Era sempre pi confusa.
Perch tutti odiavano cos tanto Marie Whitney? Anzi, sembravano averne ancora paura.
Era morta. Cos'altro poteva fare contro di loro?
L'amministratore delegato fu l'ultimo a rispondere alla sua chiamata. La ignor per molti
giorni. Lei gli telefonava quotidianamente, lasciando messaggi cortesi che tuttavia rimasero inascoltati.
Alla fine, nella tarda serata del quarto giorno, Harper ricevette una breve, succinta e-mail da
Sterling Robinson. Sembrava proprio che l'avesse scritta di suo pugno, la firma digitale in calce non
era della segretaria.
Le consiglio di desistere dal cercare ulteriori contatti telefonici con il mio ufficio. So su cosa
sta lavorando e desidero evitare qualsivoglia coinvolgimento.  il mio ultimo avviso.
Harper fiss la e-mail con occhi increduli e sbigottiti. Non aveva mai comunicato alla segretaria
di Robinson la ragione delle sue chiamate. Non aveva mai menzionato Marie Whitney.
Allora come faceva lui a saperlo? E se in realt non lo sapesse? Poteva essersi fatto un'idea
sbagliata.
E poi:  il mio ultimo avviso? Aveva tutta l'aria di una minaccia.
Harper inizi a scrivere di getto una risposta adirata. Per, a una lettura pi attenta, si accorse
che Sterling Robinson aveva messo in copia un altro contatto: quello di James Cohen, della Barrington
Associates.
La Barrington Associates era uno studio legale di diritto societario, specializzato nel tutelare la
privacy di individui molto abbienti. Quegli avvocati erano noti per il veleno che sputavano.
Harper sospir e cancell l'e-mail.
Non poteva prendersela con un famoso amministratore delegato e un grosso avvocato senza che
Baxter e Dells scoprissero cosa stava combinando. Quei tizi non avrebbero fatto causa solo a lei,
avrebbero portato in tribunale anche il quotidiano.
E Baxter le aveva severamente proibito di continuare a perder tempo dietro a quella storia.
Tuttavia, c'erano ancora altre strade che poteva battere. Se lui credeva di poterla spaventare con
cos poco, si sbagliava. Lei non era tipo da arrendersi tanto facilmente.
Harper cominci a scandagliare il web in cerca di informazioni su Sterling Robinson.
Comparvero centinaia di articoli.
Concentr allora le ricerche ai soli articoli biografici, arrivando immediatamente a un pezzo
apparso di recente sulle pagine del Wall Street Journal.
Sterling Robinson aveva quarantasei anni, era l'amministratore delegato di un conglomerato
mediatico chiamato Sterling Enterprises, che comprendeva siti web, stazioni radiotelevisive e case
editrici, in giro per il mondo. Gran parte dei suoi siti web era del genere clickbait: foto di bellissime
star del cinema e un Non crederai mai come sono diventate adesso! come link. Altri, per, erano
legittimi siti di notizie, stimati per il loro lavoro.
Nella foto in cima all'articolo, Robinson sembrava pi giovane della sua et: corporatura
magra, folti capelli neri e occhiali dalla montatura di metallo. L'articolo diceva che era divorziato e non
aveva figli. Viveva a New York per la maggior parte dell'anno, ma aveva anche casa a San Francisco e
a Martha's Vineyard.
L'unico cenno a Savannah, not Harper, era riferito all'apertura di un ufficio in citt da parte
della sua compagnia, cinque anni prima.
Fatto ancora pi interessante, per, era la notizia che, insieme agli affari della societ,
quest'ufficio gestiva anche una fondazione di beneficenza che donava milioni di dollari ad associazioni
che promuovevano le arti e alle universit per sostenerne la ricerca scientifica.
Harper apr il suo taccuino e appunt il nome della fondazione, aggiungendovi:  cos che
potrebbe aver incontrato Marie Whitney.
Poi sottoline la frase tre volte.
Si chiese se anche Robinson fosse ritratto in una delle fotografie che aveva visto appese
nell'ufficio di Whitney. Fosse anche cos, Harper non lo avrebbe riconosciuto: sarebbe stato solo uno
dei tanti uomini in smoking che sorridevano all'obiettivo.
Non riusciva a trovare alcun legame evidente tra lui e sua madre. Quindici anni prima, Sterling
Robinson stava mettendo su la sua societ a New York. Sembrava poco probabile che si fossero
conosciuti. Non c'era alcun indizio che lui avesse trascorso del tempo a Savannah prima degli ultimi
cinque anni.
Eppure la possibilit di un collegamento con Marie Whitney era abbastanza concreta da
renderlo un soggetto interessante.
La sua attivit di beneficenza sembrava indicare che non fosse un uomo del tutto privo di
meriti, ma i suoi metodi d'impresa dimostravano una chiara spregiudicatezza. Qualche anno prima
aveva di proposito portato al fallimento un giornale del Tennessee solo per far incrementare i contatti
del locale sito web di sua propriet. Centinaia di persone avevano perso il lavoro.
Pi leggeva, pi Harper lo considerava un tipo intrigante.
Il punto era che un uomo cos ricco non avrebbe avuto bisogno di uccidere con le proprie mani
Marie Whitney. Un tipo come Sterling Robinson avrebbe assoldato un sicario che facesse quello sporco
lavoro al posto suo.
Un professionista.
Quel pensiero le gel il sangue.
Fino ad allora Harper aveva ritenuto ridicola l'ipotesi che qualcuno potesse aver messo alle
calcagna di Marie Whitney un sicario.
Di colpo, l'idea non era poi pi cos assurda.
Mentre Harper tornava a casa quella sera, la sua mente era del tutto assorbita dal caso.
L'improvvisa rivelazione che Sterling fosse un potenziale sospetto aveva stravolto tutto lo scenario.
L'incrollabile convinzione di Luke che Blazer non fosse il killer le aveva fatto dubitare del
proprio metro di giudizio sul caso. Adesso Sterling pareva il candidato perfetto e lei non era pi sicura
di cosa pensare.
L'opinione di Luke era sempre stata che il killer fosse da cercare tra gli amanti della donna.
Forse ci aveva visto giusto fin dall'inizio.
Ma allora chi era l'uomo con il distintivo che era stato visto davanti all'ufficio di Marie
Whitney? Era Blazer?
Se fosse riuscita a rintracciare qualcuno che aveva conosciuto davvero Marie Whitney e che
fosse stato disposto a parlare, Harper sarebbe arrivata a una svolta.
Mentre si lasciava alle spalle la ben illuminata Bay Street, i suoi pensieri corsero a Camille:
chiss cosa ne sapeva lei?
Doveva essere con un parente, adesso. Con suo padre, quasi certamente. Ma dove? E cosa
aveva raccontato alla polizia? Conosceva gli uomini che la madre frequentava?
Cosa aveva visto quel giorno?
Persa in quelle riflessioni, Harper not appena la Mercedes nera che si immise nel traffico
proprio alle sue spalle.
Quando svolt in Habersham Street, anche l'altra auto gir.
Nel pomeriggio si era accorta di aver finito il pane, cos si ferm di fronte a un negozio di
alimentari aperto ventiquattr'ore su ventiquattro e corse a comprarne una confezione, insieme a latte e
uova.
Fu solo quando si rimise in marcia e vide fare la stessa cosa alla Mercedes che un campanello
d'allarme scatt nella sua testa.
Non c'erano altre auto in strada. Quella Mercedes si era sempre tenuta a tre macchine di
distanza da lei, mai di pi, mai di meno. Harper acceler, imitata subito dall'altra vettura. Rallent e
cos fece la Mercedes.
Non riusciva a ricordare quando era comparsa.
Svolt apposta per due volte, facendo il giro dell'isolato, prima di tornare sulla Habersham. La
Mercedes era sempre l  tre macchine dietro di lei  presenza costante e decisa.
I tentacoli della paura si avvilupparono stretti al petto di Harper.
Lei non aveva mai visto agenti sotto copertura alla guida di una Mercedes  loro si spostavano
di solito con macchine sportive o Suv  e i detective usavano solo auto americane.
Allora chi era?
Per un momento, consider l'ipotesi di andare dritta alla centrale di polizia. Per poi cambi
idea: se era seguita, voleva sapere da chi.
Facendosi animo, gir in Jones Street. Pochi secondi pi tardi, ecco comparire di nuovo la
Mercedes.
Harper trasal quando vide i suoi fari riflessi nello specchietto retrovisore.
Ok, bastardo sibil, scalando di marcia. Vediamo cosa hai in mente.
Con calma, parcheggi come d'abitudine sotto la quercia davanti a casa e con lo sguardo
setacci il marciapiede in cerca di qualcuno appostato ad aspettarla. La strada era vuota.
Spense il motore e rimase immobile a osservare le mosse della Mercedes che rallent nel
passarle di fianco, come se volesse farsi notare.
Con il cuore in gola, Harper gir piano la testa. L'auto aveva i finestrini oscurati. Tutto quello
che le riusc di vedere fu il profilo scuro del guidatore, rivolto in avanti.
Quando la oltrepass, not che la piccola lampadina sopra la targa era fulminata: la sola parte
che riusc a scorgere nell'oscurit sembrava un 90K.
Con gli occhi ancora incollati all'auto, Harper cerc nella borsa una penna e si appunt quel
pezzetto di targa sul dorso della mano. Poi guard la Mercedes raggiungere l'incrocio, inserire la
freccia per svoltare a sinistra e scomparire.
Capitolo ventinove
Quando l'auto si fu allontanata, Harper apr in fretta la portiera, la sbatt dietro di s e, gi
senza fiato, corse in mezzo alla strada per controllare se fosse rimasta qualche traccia della macchina.
Nulla.
Dopo un minuto sal gli scalini di casa, apr la porta e la sbarr, accertandosi di aver chiuso
bene tutte le serrature.
Lasci le luci spente, si avvicin alla finestra e sbirci fuori: la strada era ancora deserta.
Quella macchina la stava seguendo davvero? O si era trattato soltanto di una coincidenza? Forse
non c'era da preoccuparsi: quell'auto poteva aver fatto semplicemente il suo stesso percorso. Magari si
trattava addirittura di Mercedes diverse.
O forse qualcuno a conoscenza delle sue indagini aveva provato a intimorirla.
In entrambi i casi, d'ora in poi avrebbe tenuto gli occhi ben aperti. Se qualcuno si stava
spingendo cos in l da seguirla, la faccenda diventava seria.
Zuzu zampett nella stanza, con la coda alta, miagolando con insistenza.
E tu cosa mi dici? le chiese, passandole una mano sopra la pelliccia soffice. Hai notato
qualcosa di insolito oggi?
Lei fece le fusa e si strofin contro le sue caviglie.
Che bel gatto da guardia che sei.
Andarono insieme in cucina e Harper le vers una scatoletta nella ciotola. Mentre la gatta
mangiava, apr il frigo per prepararsi uno spuntino.
Solo allora si ricord di aver lasciato la spesa nella Camaro.
Con un sospiro, afferr le chiavi per uscire di nuovo, ripercorrendo i propri passi
nell'appartamento al buio, quando qualcuno buss alla porta.
Il cuore le balz in gola.
Era il modo di bussare di Luke: tre colpi leggeri.
Ci nonostante prima di aprire controll dallo spioncino. C'era Luke sotto la luce della veranda:
i suoi occhi blu scuro fissavano la porta come se potessero vederci attraverso.
Lei apr e cerc la sua mano, tirandolo dentro casa e controllando di nuovo la strada dietro di
lui: ancora vuota. Nessuna traccia della Mercedes.
Cosa succede? le chiese lui, subito in allarme. Perch sei al buio?
 probabile che mi stia preoccupando per nulla gli disse lei, assicurando la porta. Ma non 
detto.
Si vedevano quasi tutte le notti, adesso. Qualche volta, prima di arrivare lui le inviava un
messaggio, altre volte ancora si presentava alla sua porta e basta. Lasciava sempre la macchina a pochi
isolati di distanza, di solito su una tranquilla stradina laterale.
A Harper faceva quasi paura la rapidit con cui questi loro incontri erano diventati un'abitudine
ormai.
Cerc di non dare l'impressione di stare esagerando e gli raccont della Mercedes.
So che potrebbe trattarsi di una coincidenza gli disse, ma mi sono fatta prendere dall'ansia.
Coincidenza o meno, la cosa non mi piace. C'era della preoccupazione sincera nei suoi occhi.
Dammi quei numeri, domani vedr di fare un controllo sulle targhe. Anche un frammento potrebbe
bastare.
Harper capovolse la mano per lasciargli leggere ci che si era appuntata sul dorso. Lui prese il
cellulare, inser i dati e li salv.
Nel caso non si sia trattato di una coincidenza le disse, chi pensi potesse essere?
Lei si mostr incerta.
Sto svolgendo delle indagini su almeno tre uomini e ciascuno  convinto che voglia rovinargli
la vita gli disse. Se uno di loro ha ucciso Marie Whitney, adesso sarebbe il momento giusto per
sbarazzarsi di me. Prima che scopra dell'altro. Harper lasci andare un lungo sospiro. O potrebbe
essere semplicemente qualcuno che vive qui dietro l'angolo e che  rincasato tardi. Non lo so.
Per un secondo rimasero a guardarsi, poi Luke le prese la mano e la attir a s.
Penser a quella targa domani per vedere se  possibile rintracciarla le promise. Sono sicuro
che non  nulla.
Lei, ancora un po' impaurita, avrebbe voluto concentrarsi e analizzare tutti i possibili scenari,
ma lott contro quella sua smania e si affid completamente a Luke.
Non voleva abituarsi troppo per: era troppo semplice avere qualcuno accanto. Qualcuno che
sistemasse le cose, che si preoccupasse per lei.
Tuttavia era pi forte di lei: accanto a Luke, ogni pugno che la vita le sferrava era pi facile da
incassare.
Gli butt le braccia al collo e si sollev sulle punte per baciarlo.
Sei cos sexy quando ti offri di controllare una targa per me gli disse.
Lui le sorrise, strizzando gli occhi.
Sei una facile da soddisfare le disse, passandole le mani lungo la schiena.
Adesso dovr chiederti di provarmelo gli disse Harper.
Dopodich, per un po', non ci fu spazio per altre chiacchiere.
Molto pi tardi, a letto, lei gli raccont della e-mail di Sterling Robinson e dei risultati delle
ricerche sul suo conto.
Cosa ne pensi? le chiese lui, passandole pigramente le dita tra i capelli.
Credo che Robinson sia un'ipotesi molto interessante disse lei.
Pi interessante di Blazer? Luke sostenne il suo sguardo.
Almeno interessante quanto lui concesse Harper. Forse di pi.
Le mani di Luke le accarezzarono le spalle, tracciando morbide figure di otto sulla sua pelle
morbida.
Allora, cosa hai intenzione di fare adesso? Non mi pare che Robinson abbia molta voglia di
parlarti.
Al caldo e comoda, Harper si rannicchi pi vicina a lui.
Scaver pi a fondo in questa storia gli disse, reprimendo uno sbadiglio. Vedr cos'altro
riesco a scoprire. E poi penso di dovermi inventare un modo per riuscire a scambiare qualche parola
con Camille Whitney.
E chi ? gli chiese lui, alzando un sopracciglio.
La figlia di Marie Whitney rispose Harper.
Ci fu una pausa. Non hai detto che ha dodici anni? le chiese lui.
Harper annu. S, sar difficile.
Lui lasci ricadere la mano sul letto. Non puoi fare sul serio.
Lei lo guard. L'espressione sul suo viso le diceva che si era persa qualcosa.
Perch? chiese, sinceramente confusa.
Andiamo, Harper. Luke fece una smorfia. Non puoi davvero pensare di andare a parlare con
una ragazzina di dodici anni a cui hanno appena ammazzato la madre. Ti  dato di volta il cervello?
Aspetta un attimo. Si strinse le lenzuola addosso e si sedette in mezzo al letto. Non ho
intenzione di ferirla in alcun modo, Luke. Voglio solo capire cosa sa.
Non puoi farlo. Luke sembrava francamente sbigottito.  una bambina, Harper. Dovunque
lei sia, lo Stato la sta proteggendo. L'ultima cosa di cui ha bisogno  di qualche reporter che le sprema
il cervello.
Punta sul vivo, Harper si ritrasse.
Non sono una reporter disse aspra. Sono molto brava in quello che faccio. E non le
spremer il cervello. Scorse dello scetticismo dipinto sulla sua faccia. Sono passata per la stessa
esperienza, ricordi? Io sono stata Camille Whitney. Le parler e basta gli disse.
Lui le si stava rivolgendo come se lei fosse un sospetto e di colpo Harper non pot sopportarlo.
Doveva farglielo capire.
Luke, ascolta gli disse. Non far nulla di male a quella ragazzina. Mi limiter a parlarle. So
cosa chiederle e se si agiter lascer perdere.
Se si agiter. Luke si premette le dita sulle tempie.
Ho gi parlato con bambini traumatizzati, lo sai gli ricord lei, infervorata. Sono una
cronista di nera. Ho parlato con bambini a cui avevano sparato o che avevano visto gente a cui avevano
sparato. So come parlare con loro.
Anche Luke si sedette in mezzo al letto, le lenzuola gli caddero in vita. Si guardarono l'un
l'altra, attraverso il breve tratto di lenzuola e coperte bianche che li divideva.
Come arriverai a lei? le chiese. Non hanno detto dove si trova.
Harper apr la bocca per spiegarglielo, poi la richiuse.
Luke era preoccupato per lei, se ne rendeva conto. Aveva visto l'angoscia sul suo viso quella
notte. Ma era un poliziotto. E quanto Harper avrebbe dovuto fare per rintracciare Camille era contro la
legge.
Non lo so ancora disse, rimanendo sul vago. Trover un modo.
Era la prima bugia che gli diceva.
Ci fu un lungo silenzio, e lui continu a scrutarla.
Alla fine, Luke disse: Harper, voglio che tu mi prometta di non commettere nulla di illegale.
Lei apr la bocca per ribattere, ma lui alz una mano per fermarla.
Lo so cosa stai per dire, ma almeno promettimi di non infrangere la legge o di non commettere
una stupidaggine senza parlarne prima con me o con Smith.  chiedere troppo?
Un lungo silenzio di ghiaccio scese su di loro. Alla fine, fu Harper a romperlo.
Non infranger la legge gli disse.
Qualcosa mut nei suoi occhi. Luke rimase immobile.
Perch non ti credo? La sua voce era bassa e fredda.
Luke, tutto questo  ridicolo gli disse lei, chiedendosi come mai la serata avesse preso quella
brutta piega. Io non ti dico come fare il tuo lavoro e tu non dovresti dirmi come fare il mio.
Non  lavoro, se ti cacci in qualche pasticcio per arrivare a quella bambina le disse lui
alzando la voce. Gi ti seguono per strada. Devi proprio tirare la corda finch qualcuno non ti
ammazza?
Non commetter nessuna stupidaggine gli disse lei arrabbiata. Per l'amor del cielo, Luke.
Dacci un taglio.
Nessuno dei due riusc a chiudere occhio quella notte. In quelle lunghe ore di oscurit, Harper
rimase immobile ad ascoltare il respiro poco profondo di Luke, cercando le parole giuste per sistemare
tutto. Senza trovarle.
La mattina dopo, Luke and via presto, borbottando qualcosa su certe questioni di lavoro.
Harper non riusc a addormentarsi dopo che lui se ne fu andato, si alz e si prepar un caff
forte. Da sola, in cucina, nell'insolita luce del primo mattino, ritorn con la mente alla loro lite.
Rintracciare la ragazzina era una mossa al limite della legalit, s, ma non era del tutto folle. Lei
aveva gi parlato con molti bambini vittime di violenze. Faceva parte del suo lavoro.
La parte peggiore, riconobbe, era stato ingannarlo.
Lui sapeva che lei gli aveva mentito, dopotutto era stato addestrato per riconoscere le
menzogne. Per, non le aveva lasciato altra scelta.
Dopo un lungo, stanco sospiro, Harper guard nel cuore nero della sua tazza di caff.
Forse era davvero un'idea folle, ma tornava sempre a farsi la stessa domanda.
E se Camille sapeva qualcosa?
Per settimane, Harper aveva girato in tondo, dando la caccia agli ex amanti di Marie Whitney,
rischiando grosso, pur di trovare qualche prova, qualche connessione.
E se invece fare solo una chiacchierata di cinque minuti con quella ragazzina potesse portarla
dritta all'assassino?
Comunque, non le avrebbe fatto del male. Ci sarebbe stata attenta.
Ci stava sempre attenta.
Quando si rec al lavoro in auto, quel pomeriggio, Harper mantenne gli occhi incollati allo
specchietto retrovisore, ma non scorse alcuna traccia della Mercedes.
Non sent Luke fino alle sei del pomeriggio, quando lui le mand un messaggio stringato:
Frammento della targa troppo corto.
Non le chiese se stava bene, se l'avessero ancora seguita. Non accenn neppure al fatto di
vedersi. Quella notte, o in altre.
Suo malgrado, un pensiero le sovvenne: e se gli avesse mandato un messaggio per dirgli che
non aveva pi intenzione di rintracciare Camille? Si sarebbe fatto vivo alla sua porta a mezzanotte,
sorridente e sexy come sempre? Della serie: Hai fatto come ti ho detto, brava, adesso  tutto perdonato?
Il suo rimorso scivol via, rimpiazzato da una fredda determinazione. Nessuno le avrebbe mai
imposto cosa fare. N Luke, n nessun altro.
Le serviva l'indirizzo di Camille e l'avrebbe avuto. Quella sera stessa.
Quando, alle ventidue, Harper fece il suo ingresso nella centrale di polizia, Dwayne era seduto
alla scrivania, mezzo addormentato, gli occhi dalle palpebre pesanti fissi alla tv.
Lui la guard insonnolito, mentre lei si avvicinava.
Ehi, Harper le disse. Come te la passi?
Harper sentiva il rumoreggiare di una partita trasmessa in tv: la telecronaca degli speaker,
l'esultanza della folla.
Sto bene, Dwayne disse lei. E tu?
Il suo tono era rilassato. Non tradiva alcuna fretta, nessuna urgenza.
Era pi facile questa volta.
Si muore dalla noia oggi, se devo essere onesto le confid lui appoggiando il mento sulla
mano. Il lavoro non mi pesa quando c' da fare. Ma nelle notti tranquille ogni minuto sembra
un'eternit. Scosse la testa. Detesto la calma piatta.
Anch'io concord lei. Speravo di trovare qualcosa da scrivere...
Magari, Harper, magari.
Be' lei fece spallucce. Non importa.
Harper fece per andare via e poi si ferm, come se si fosse appena ricordata di qualcosa.
Il cuore cominci a batterle forte.
Ah, senti, Dwayne gli disse voltandosi di nuovo verso di lui. Credo di aver dimenticato
dentro il mio ombrello, venerd scorso. Puoi farmi entrare cos controllo se  ancora l? Il tenente mi ha
detto che lo avrebbe lasciato fuori dal suo ufficio.
Dwayne aggrott la fronte.
Ci sono passato solo qualche minuto fa e non ho visto nessun ombrello.
Harper forz una piccola risata incurante.
Allora  probabile che gli sia sfuggito di mente, conoscendolo. Harper avanz di un passo
verso l'uscita. Non ti preoccupare. Glielo chieder domattina.
Ma no, entra pure e va' a cercarlo le disse, scrollando appena le spalle. Magari non ci ho
fatto caso. Chiedi alle operatrici al telefono se sanno dove l'ha messo.
Harper si ricord di quando a sedici anni, proprio in quell'ingresso, sedeva accanto a Dwayne,
nell'attesa che Smith la riaccompagnasse a casa.
Con il quaderno coi compiti di algebra aperto davanti a lei, Harper parlava con Dwayne, mentre
giocava ad ammanettarsi alla sedia. Ricordava ancora il sottile piacere nel sentire lo scatto della
serratura mentre gli anelli si richiudevano.
Bonnie dice che dovrei uscire con un ragazzo, si chiama Larry ricord di avergli detto,
stringendosi ancora di pi le manette ai polsi.
Non uscire mai con un ragazzo che si chiama Larry le consigli Dwayne, con aria severa.
Aveva ventun anni allora, era appena uscito dall'adolescenza lui stesso, ma a lei sembrava cos
vecchio, a quei tempi.
E perch no? Harper allung il braccio sopra la scrivania per prendere le chiavi di color
argento che per di colpo non c'erano pi.
Mai fidarsi di un ragazzo che si chiama Larry la inform Dwayne.
Bonnie dice che  carino.
Bonnie lo dice di tutti. Il suo tono era secco.
Vero.
Harper corrug la fronte, si sporse in avanti il pi possibile, per quanto le consentiva il polso
assicurato alla sedia.
Dwayne, non trovo pi le chiavi.
Dwayne contrasse le labbra. Non riusciva proprio a mentire.
Lui batt il dito sul manuale di algebra, aperto su qualche incomprensibile equazione.
Finisci qui e ti trover quelle chiavi.
Lei lo guard in cagnesco.
Dwayne! Non puoi costringermi a fare i compiti.
Con un sorriso a trentadue denti, lui si appoggi allo schienale della sedia, le mani giunte sopra
lo stomaco.
Ho avuto il permesso dal sergente. Mi ha detto di farti finire i tuoi compiti di matematica, con
ogni mezzo necessario. Questo  un esempio di ogni mezzo necessario'.
Lei supplic e si lament, ma Dwayne fu inflessibile.
Alla fine, Harper dovette risolvere tutte e sei le equazioni prima che lui la liberasse dalle
manette. Quando pi tardi lei, offesa, lo aveva raccontato a Smith, lui era scoppiato a ridere.
Ricordami di dare a Dwayne un aumento.
Harper si sent pungere la coscienza da un pizzico di senso di colpa. Se Dwayne fosse stato
ritenuto responsabile di quanto lei stava per fare, Harper non se lo sarebbe mai perdonato.
Ma doveva farlo.
Con ogni mezzo necessario.
Grazie disse allegra. Torno subito.
La porta si apr con un trillo acuto nell'atrio vuoto, mentre Harper passava dall'altra parte.
La pesante porta di ferro sbatt dietro di lei con un clang tipico dei cancelli della prigione.
Il corridoio interno era vuoto.
Invece di dirigersi in fondo, verso l'ufficio del tenente, Harper gir per imboccare le scale in
penombra e affrett il passo.
Sentiva una stretta al petto. Il cuore le batteva all'impazzata.
Raggiunse il corridoio del seminterrato e svolt subito a destra, quasi correndo tra le pareti di
cemento ricoperte di poster blu e verdi, che si rivolgevano agli agenti con un Fa' attenzione, l fuori,
promettendo poi: Il tuo sindacato  qui per proteggerti.
Col fiatone, si affrett passando davanti agli spogliatoi. Non c'era nessuna doccia aperta a
quell'ora. Il cambio di turno era quattro ore dopo.
C'era gente al piano di sopra, nella sala del centralino e negli uffici dei detective, ma il palazzo
instillava una sensazione di vuoto. Harper percepiva il suono felpato delle sue suole di gomma che
strisciavano sul pavimento di calcestruzzo e quello fin troppo alto del suo respiro affannato mentre
raggiungeva la porta dell'archivio.
La sala era gelida e buia.
Avanz a tastoni lungo il muro finch non trov l'interruttore di plastica della luce e ne
schiacci tutti e tre i tasti. I tubi fluorescenti ronzarono, lampeggiarono e poi si illuminarono,
inondando la stanza di una luce violenta, fredda.
Non esit e corse al computer. Lo accese senza neanche sedersi, tamburellando le dita con
impazienza sul piano di metallo della scrivania, mentre il pc ronzava.
Il vecchio computer ci mise parecchi minuti ad avviarsi. Per tutto il tempo, Harper respir a
stento.
Ci aveva pensato e ripensato. Doveva agire in fretta.
Non doveva commettere sbagli.
Finalmente, le si apr davanti la finestrella del login. Il sollievo le gonfi il petto come fosse
ossigeno puro.
Si chin sulla tastiera e batt rapida: 815NL52K1.
Come la volta precedente, apparve il messaggio di benvenuto che salutava Craig Johnson.
Respir piano, il cuore che pulsava forte contro le costole, e navig fino alla barra di ricerca.
Poi batt: Marie Whitney.
Il computer macin dati prima di sputare fuori due sequenze di numeri. Uno di qualche
settimana prima. L'altro pi vecchio di sei mesi.
Harper aggrott la fronte e prese nota dell'ultimo prima di cliccare sul file pi recente.
Comparve una serie di file.
Su, su borbott e clicc veloce su ciascuno, aprendo e chiudendoli tutti, finch non trov il
verbale delle indagini.
Lo scorse al volo, con l'adrenalina che l'aiutava ad assimilare le informazioni l contenute alla
velocit del suono.
Almeno dodici ferite da arma da taglio, La maggior parte confinata al torso,
L'aggressione  avvenuta in cucina, Ferite da difesa sulla mano destra, Dita recise.
Mentre Harper scorreva il documento, di colpo apparve una serie di foto inondate di sangue.
Ciascuna di esse raffigurava il corpo di Marie Whitney da differenti angolazioni. Alcuni erano scatti
ravvicinati delle lacerazioni profonde: ferite aperte e di un rosso vivo che contrastava con il candore
della pelle della vittima.
Le sfogli in fretta e guard l'orologio. Era laggi da quasi dieci minuti ormai. Doveva
sbrigarsi ad andar via.
Dichiarazione dei testimoni. Erano limitate a testimoni che dicevano di non aver sentito
niente e alla deposizione di Camille Whitney.
Harper si sofferm su quest'ultima.
Si chiede alla testimone se c'era qualcuno in casa quando  ritornata.
Risposta: Non lo so (la testimone piange).
Alla testimone si chiede se la madre avesse paura di qualcuno.
Risposta: Mia madre non aveva mai paura. Diceva che non c'era niente di cui aver paura.
Al termine della deposizione, una nota era stata aggiunta con la scrittura tersa e inclinata a
destra di Smith.
Camille Whitney andr a vivere con il padre, James Whitney, al 12057 di Bromley Street, a
Vidalia. I servizi sociali ne sono gi stati informati.
Harper appunt nome e indirizzo sul suo taccuino con la mano sinistra, mentre con la destra
cercava freneticamente di spegnere il computer.
Fece scivolare il taccuino nella sua tasca, corse verso la porta, spense le luci e afferr la
maniglia mentre la porta si apriva da sola.
Non c'era tempo per nascondersi. Nessuna possibilit di non farsi vedere.
Il detective Blazer le si par davanti, con una tazza di caff in una mano e nell'altra un biscotto
al cioccolato, fissandola con un'espressione di schietto stupore.
McClain le disse, cosa diavolo ci fa qua dentro?
Capitolo trenta
Quando ci che di peggio poteva succederle alla fine accadde, su Harper discese una sorta di
calma gelida. Un silenzio irreale avvolse tutto. La gente che rimane coinvolta in incidenti d'auto parla
dell'improvviso, inspiegabile silenzio che li sommerge, mentre il mondo vortica intorno a loro e i vetri
schizzano dappertutto.
Nell'istante in cui i suoi occhi incontrarono lo sguardo incredulo di Blazer, Harper cap cosa
provavano quelle persone. Non sent affatto paura. Solo una vaga, ottusa sorpresa.
Invece di pensare a una scusa ragionevole per giustificare la sua presenza in un'area di
sicurezza, si sofferm su inutili particolari: la cravatta allentata di Blazer, il colletto della sua camicia
blu chiaro sbottonato, i capelli arruffati, le rughe sulla fronte pi profonde del solito, i lineamenti
cesellati ammorbiditi dalla fatica. Blazer aveva una cartelletta sotto al braccio e Harper ebbe la fredda
intuizione che lui doveva essere sceso per riporla in archivio prima di tornare a casa.
Allora, McClain? la voce tagliente di Blazer la scosse riportandola alla realt. Pu darmi
una spiegazione, per favore?
La stanza torn a riempire lo sguardo di Harper: la gravit del momento la invest come un
tornado che piomba su un campo di caravan.
Il punto era che lei non aveva una buona risposta da dargli.
Per un attimo Harper consider di raccontargli la storia dell'ombrello, ma sapeva bene che non
avrebbe funzionato. Cosa ci avrebbe fatto mai un ombrello nell'archivio?
Avrebbe dovuto inventarsi qualcos'altro.
Ricordandosi di una dritta che le aveva passato Tom Lane molto tempo prima sul mentire 
Nascondi la tua bugia dentro un mucchio di verit e nessuno se ne accorger  si sforz di atteggiare
lo sguardo a innocente sorpresa. Gli occhi sgranati, il respiro normale, lento e regolare.
Cercavo un fascicolo gli spieg, come se la cosa avesse perfettamente senso. Il fascicolo di
un vecchio caso.
Blazer la scrut attentamente.
Il contenuto di questa sala non  di pubblico dominio. Ha chiesto l'autorizzazione?
Non proprio ammise lei. In passato, mi  stato gi permesso di consultare alcuni fascicoli di
vecchi casi irrisolti. E ci che cercavo risale davvero a molto tempo fa, perci credevo di non fare nulla
di male.  vero, avrei potuto aspettare fino alla settimana prossima, ma era una notte di calma e perci
ho pensato di venire a darci un'occhiata adesso e di avvertire il tenente domattina. Fece spallucce. Di
solito, non  un grosso problema.
Lui fece una smorfia.
Sono le dieci di sera. E lei si trova all'interno di un'area di sicurezza senza averne il permesso.
Posso assicurarle, McClain, che questo  un grosso problema.
Lo sguardo fisso di Blazer non accennava a mollarla. Harper conosceva abbastanza bene i
detective da sapere che lui stava cercando un segnale pur minimo di menzogna, piccole spie di cui lei
non era cosciente.
Harper represse il panico che le inondava il petto. A parte loro due, il corridoio era vuoto e
spettrale. Nessuno sapeva che lei fosse qui.
Era certa che se avesse parlato troppo gli avrebbe urtato i nervi, perci non disse nulla: aspett
che fosse lui a chiederle qualcosa.
Quale caso stavi cercando? le chiese dopo una lunga pausa.
Per un istante, Harper pens agli altri omicidi di cui aveva scritto, immagini di cadaveri stesi
sull'asfalto le balzarono alla mente, pozze di sangue che si allargavano su pavimenti di marmo, pareti
tempestate da fori di proiettili, pistole gettate nell'erba alta.
Cos tanti casi. E tuttavia il solo nome che le venne in mente fu...
Cercavo i fascicoli sull'omicidio di mia madre.
La mano di Blazer trem, spargendo gocce di caff sulle sue scarpe di pelle lustre.
I fascicoli... Perch?
Adesso fu Harper a osservare lui con attenzione. Il riferimento al caso di sua madre lo aveva
forse reso nervoso?
Ho una teoria: l'omicidio di mia madre potrebbe essere legato al caso Whitney gli spieg.
Per sapere se ho ragione, ho bisogno di consultare quei fascicoli. Non avevo molto da fare stasera,
perci ho pensato di approfittarne per dare un'occhiata a quegli incartamenti, ma mi  uscito di mente
che avrei avuto bisogno del numero d'archivio di quel caso e non ce l'ho. Cos ci ho rinunciato.
Allora non ha consultato il fascicolo?
Lei gli indic le lunghe file di scaffali di metallo alle sue spalle, piene di pile di scatoloni.
E come avrei potuto, senza il suo numero?
I suoi occhi la osservavano cos freddamente che Harper dovette sforzarsi di non tremare.
Cosa mai l'ha portata a pensare che i due casi siano collegati? le chiese con tono brusco.
Harper non batt ciglio. Stessa arma, stesso modus operandi, stessa scena del crimine, vittime
simili.
Lei osserv con attenzione la sua reazione. Se pure fosse sorpreso da quante cose lei sapesse,
Blazer non lo diede a vedere. Corrug semplicemente la fronte, come se ci stesse riflettendo su.
 estremamente improbabile le disse, sua madre  stata uccisa pi di dieci anni fa.
Ne sono perfettamente consapevole. Il suo tono divenne pi freddo. Se la persona che l'ha
ammazzata allora aveva trentadue anni, adesso ne avrebbe... quanti? Quarantasette?
In quel momento, le luci del corridoio si spensero, immergendo Blazer nel buio. Accadeva con
regolarit: le luci del corridoio erano collegate a dei rilevatori di movimento. Tutto quello che Blazer
doveva fare per farle riaccendere era muoversi. Ma non lo fece.
Rimasero uno di fronte all'altra, nel buio pi completo. Harper riusciva a stento a vederlo.
Come fa a sapere l'et dell'assassino di sua madre? Non  mai stato catturato.
C'era una silenziosa minaccia nella sua voce.
Blazer le stava troppo addosso. La situazione non le piaceva affatto.
Io... le si secc la bocca. Non lo so disse. Era solo un'ipotesi.
Lui fece un improvviso passo indietro. Il piccolo movimento fu sufficiente a far di nuovo
inondare di luce il corridoio, illuminando le pareti grigie di calcestruzzo. E l'inaspettata compassione
negli occhi di Blazer.
Senta, McClain le disse con un sospiro stanco. Non so come abbia fatto a scoprire tutto ci
che sa sul caso Whitney ma, visto che comunque ne  a conoscenza, posso capire perch lei sia cos
convinta che quell'omicidio possa essere collegato alla morte di sua madre. Ci sono sufficienti
similarit da far pensare a un legame, tanto che abbiamo avuto anche noi lo stesso sospetto. Fece una
pausa. Forse non sa che ho indagato sul caso di sua madre. Ero diventato da poco detective. Me lo
ricordo bene.
Harper rimase senza parole. Blazer prosegu, senza aspettare che lei dicesse qualcosa.
Non so spiegare perch gli omicidi sembrino cos simili ammise lui. Qualche volta ti trovi
davanti a due crimini scollegati che per hanno lo stesso modus operandi. Capita. Tuttavia, ci sono
differenze cruciali che fanno escludere l'ipotesi che siano opera della stessa persona. Fece una pausa.
Pensavo che il tenente gliene avesse gi parlato.
Lo ha fatto disse Harper, riprendendosi. Ma...
Ma lei non gli ha creduto la interruppe lui. Cos come non crede a me. Blazer arretr
ancora di un passo, la sua espressione appiattita. Sa qual  il suo problema, McClain? Non  cos
sveglia come crede. E quelli che si credono pi svegli di quel che sono cacciano gli altri nei guai.
Io non caccio nei guai proprio nessuno disse lei.
Ma lui aveva esaurito la pazienza.
Si scordi quanto le ho detto disse lui, arretrando nel corridoio. McClain, lei si  introdotta in
un'area di sicurezza senza averne l'autorizzazione. Intendo fare rapporto su questa infrazione al capo
del centro informazioni e chieder che le vengano revocate le sue credenziali da giornalista. Le
consiglio di informare i suoi capiservizio.
Le fece cenno di camminare davanti a lui.
Andiamo.
Harper sapeva che era inutile discutere oltre. Non aveva altra scelta che fare come le diceva.
Lui la scort per tutto il corridoio freddo e umido e su per le scale, sempre fastidiosamente alle
sue spalle, il caff ancora stretto nella mano.
Raggiunsero la porta di sicurezza. Lui sbatt il pugno contro il bottone verde per aprirla, la
spalanc e si mise di lato, indicandole l'uscita. Vada via, McClain, prima che la faccia arrestare.
Al banco dell'accettazione, Dwayne si alz, una ruga di preoccupazione gli solc la fronte.
Quando raggiunse la porta della centrale, Harper si volt. Blazer era ancora l, a osservare ogni
sua mossa. Assicurandosi che se ne andasse.
Capitolo trentuno
Quando il suo telefono squill poco dopo le nove del mattino seguente, Harper era seduta sul
divano in soggiorno, ad attendere la chiamata.
Schiacci il tasto per rispondere. Harper.
Cosa diavolo hai combinato?
Baxter sembrava furiosa.
Senti, Baxter cominci Harper, io ero solo...
La domanda era chiaramente retorica. Baxter le parl addosso.
Il capo della polizia ha chiamato Paul Dells a casa sua questa mattina. Gli ha fatto una
ramanzina su una sua reporter che si  introdotta nell'archivio della polizia e ha consultato dei file
riservati. Paul si  dovuto sorbire una lezione sull'Open Records Act senza avere la pi pallida idea di
cosa stesse succedendo.
La caposervizio fece una pausa, lanciando un sospiro pieno di rabbia.
Baxter tent di dire Harper,  meno grave di quel che sembra.
Ah, s? La voce di Baxter si acu di un decibel. Per tua informazione, ho appena passato
mezz'ora a dissuadere Dells dal licenziarti su due piedi. E non sono affatto sicura di esserci riuscita. E
non posso certo dargli torto. Harper, a cosa diavolo stavi pensando?
La caposervizio era furente. Harper decise che era meglio finirla con le giustificazioni, per il
momento.
Ho commesso un errore.
Puoi dirlo forte ringhi Baxter. Adesso muovi il culo e vieni qui subito. E preparati a
scusarti profusamente. Dells si aspetta che tu arrivi al massimo tra venti minuti. E ti avverto: se non
gestisci bene la cosa, il tuo posto di lavoro sar vacante gi per mezzogiorno.
La telefonata fu troncata cos di netto che a Harper ci volle qualche secondo per rendersi conto
che all'altro capo della linea non c'era pi nessuno.
Il telefono le scivol dalle dita molli, cadendo sul bracciolo del divano.
Oh, cazzo.
Harper aveva fatto di tutto per apparire calma al telefono e adesso si sentiva come se lo stomaco
stesse per schizzargli fuori dal corpo. Aveva passato la maggior parte della notte ad approntare una
difesa e, adesso che il momento era arrivato, non ricordava pi niente.
Era fregata.
Dopo aver lasciato la centrale di polizia la sera prima, Harper era tornata al giornale, rimanendo
in silenzio per tutto il turno. Non aveva detto niente a Baxter, che non aveva fatto caso al suo umore
mogio.
Harper aveva pensato di telefonare a Smith per avvisarlo, ma cos lo avrebbe messo in una
posizione scomoda. Lui lo avrebbe scoperto presto, comunque.
E adesso lo sapeva di sicuro.
Blazer doveva averlo informato subito dopo averla scortata fuori dall'edificio.
Frastornata, Harper usc di casa e chiuse la porta senza neanche guardare. Sal sulla Camaro 
gi scaldata dal sole  e guid lungo una Jones Street piena di verde, con il muschio spagnolo che
ondeggiava con grazia al soffio della brezza mattutina. Svolt poi in Broad Street, dove il muschio
scompariva, la citt diventava pi ghiaiosa e la vernice sui palazzi vittoriani pi vecchia. Poi imbocc
Bay Street e da l lanci il primo sguardo al fiume, che luccicava sotto il sole accecante.
Quel breve percorso  lo stesso che aveva fatto migliaia di volte negli ultimi sette anni  le
sembr interminabile e sconosciuto. Come se stesse osservando per la prima volta quel paesaggio che
le era cos familiare.
Gli studenti d'arte con i loro capelli colorati, le auto lussuose che si infilavano nei parcheggi del
centro, i turisti con i loro pantaloncini larghi: tutto le saltava agli occhi con dolorosa, intensa chiarezza.
E poi evaporava dalla sua mente con altrettanta rapidit, come un sogno che sbiadisce in fretta al
risveglio.
Cosa avrebbe detto? Come li avrebbe convinti a non licenziarla? Il posto dove di solito
parcheggiava era occupato a quest'ora: in realt, l'intero parcheggio del giornale era pieno e Harper fu
costretta a lasciare l'auto a qualche isolato di distanza e a inserire degli spiccioli nel parchimetro.
Il nervosismo la rendeva maldestra: le monete continuavano a scivolarle dalle dita.
Quando entr, trov la redazione gremita dallo staff diurno. Harper non ci andava pi a
quell'ora dal suo primo anno al giornale. Aveva dimenticato com'era, quando il sole del mattino si
riversava all'interno dalle grandi finestre, illuminando le colonne bianche e le file di scrivanie in
disordine. Era tutto un altro posto quando era affollato e il peso della notte non premeva sulle sue
pareti.
Il trambusto della sala  una mezza dozzina di persone che parlavano al telefono in
contemporanea, altri che battevano furiosamente sulla tastiera, le risate che si levavano per il corridoio
dalla cucina  era stordente.
Non poteva essere licenziata in santa pace?
Non ci sono segreti in una redazione. Qualunque conversazione Dells e Baxter avessero, non
erano tipi da non farsi sentire. Harper era certa che tutti in quella sala sapessero cosa stava per
succedere. Il fatto che non alzassero lo sguardo adesso confermava solo quanto fosse seria la
situazione.
Avrebbero tutti teso le orecchie, ma a nessuno faceva piacere guardare uno di loro che veniva
fatto fuori.
DJ fu l'unico a incrociare il suo sguardo. Dall'altra parte della sala le lanci un'occhiata di
angustiata solidariet. Le aveva inviato almeno una decina di messaggi quel giorno. Dodici variazioni
di: Cosa cazzo succede?
Lei non aveva risposto. Stava aspettando la telefonata di Baxter.
Sostenne lo sguardo di DJ e scosse appena la testa.
McClain. Baxter abbai dalla porta del cubo di vetro dov'era l'ufficio di Dells, alle spalle
della caposervizio in carico alla cronaca cittadina. Qui. Adesso.
Per un secondo solo il rumore nella sala diminu: tutti trattennero il fiato.
A testa alta, Harper raggiunse Baxter.
Il volto della caposervizio era pallido. Aveva indossato il suo miglior blazer nero e una gonna di
misto lana troppo calda per il tempo soleggiato di quella giornata. Perfetta per, pens Harper, per
un'impiccagione.
Senza proferire parola, Baxter fece un passo indietro e le fece un cenno indicandole la porta a
vetri aperta.
Harper entr.
Dells  la chioma castana perfettamente fonata  era chino sulla scrivania, sopra una pila di
carte. I gemelli sul polsino luccicavano e nella stanza c'era la piacevole fragranza di una colonia che lei
non riusciva a riconoscere, ma raffinata.
Baxter richiuse la porta. Il rumore della sala si affievol fino a diventare un basso, lontano
brusio.
C'erano due poltrone moderne in pelle e acciaio cromato davanti alla scrivania nera laccata di
Dells, ma Harper non era stata invitata ad accomodarsi, perci rimase impacciata l davanti, in attesa di
qualche indicazione.
Baxter era nella stanza, dietro di lei, con le spalle alla porta. Neanche lei accenn a sedersi.
Rimasero cos per quella che sembr un'eternit, prima che Dells si decidesse a sollevare lo
sguardo. Indossava un paio di occhiali senza montatura, con lenti cos sottili che Harper non riusciva a
immaginarne l'utilit. Tutta la cordialit professionale che aveva visto sprigionarsi dal suo volto solo
qualche giorno prima, quando si era complimentato per il suo lavoro, era scomparsa adesso,
rimpiazzata da una altrettanto professionale espressione di disappunto.
Miss McClain la sua voce era fredda, mi spiace molto doverci incontrare in siffatte
circostanze.
Dells intrecci le dita delle mani sulla scrivania.
Una grave accusa le  stata rivolta dal capo della polizia e io intendo subito andare a fondo di
questa faccenda. Perci, la prego, mi faccia la cortesia di dirmi la verit: si  o no introdotta
nell'archivio della centrale di polizia senza alcuna autorizzazione, la scorsa notte?
Non mi sono introdotta in nessun posto gli disse Harper. Sono entrata in quella stanza, cos
come ci ero gi entrata molte altre volte e non credevo di far scoppiare un tale finimondo.
Era questa la risposta che le era venuta in mente alle tre del mattino. Adesso sembrava
inconsistente persino alle sue orecchie.
Harper non riusciva a capire cosa il direttore pensasse: dietro a quelle lenti sottili i suoi occhi
chiari erano impenetrabili.
Non nascondiamoci dietro a dei giochi di parole adesso. La polizia la considera una irruzione,
perch lei  entrata senza permesso.
Il suo tono era ancora misurato, ma Harper riusciva gi a cogliere in superficie il fiammeggiare
della collera.
Ha maneggiato qualche fascicolo?
Lei non batt ciglio. Assolutamente no.
Allora cosa ha fatto in quella stanza?
Avevo intenzione di consultare il fascicolo di un caso irrisolto spieg lei. Ma non ne
conoscevo il numero d'archivio e senza quel codice non potevo fare niente.
Interessante. Il tono di Dells era freddo adesso. Quando ha effettuato l'accesso nel computer
della polizia, non ha forse consultato anche il fascicolo del caso?
Una scheggia di pura, cristallina paura trafisse Harper al petto.
Lui sapeva.
Sapeva che era entrata nel sistema usando il suo vecchio ID. La polizia sapeva. Sapevano tutto.
Era finita.
Scusi? disse in un sussurro Harper, incapace di trovare il fiato per parlare.
Mi  parso di capire disse lui con fermezza che lei sia entrata nel computer della polizia
usando un vecchio codice identificativo, quello che le era stato assegnato quando lavorava l come
tirocinante, anni fa, e abbia avuto cos accesso al numero d'archivio dei fascicoli. Non  forse cos?
Lui enunci ogni parola scandendola con calma.
Harper avrebbe potuto negare, ma ebbe la sensazione che facendo cos si sarebbe solo messa
ancora di pi nei guai. Era arrivato il momento di essere franchi e provare a salvare la testa dal cappio.
S disse in un soffio.  vero.
Ancora davanti alla porta, Baxter lanci un lungo sospiro. Harper non os girarsi a guardarla.
Dells appoggi il mento sulle mani giunte. Non disse nulla. Sembrava aspettare.
Fu allora che Harper contravvenne alla propria regola sul parlare troppo quando si  gi nei
pasticci.
Stavo investigando su due omicidi. Le sue parole erano veloci e misurate, come quelle di
Dells. Commessi a quindici anni di distanza, ma identici sotto ogni profilo. Uno  l'assassinio di
Marie Whitney. L'altro, quello di mia madre.
Dells aggrott le sopracciglia, ma la lasci proseguire senza interromperla.
I fascicoli che ho consultato la notte scorsa si riferivano al caso Whitney disse. Avevo
bisogno di pi informazioni per capire se fossi o meno sulla strada giusta.
Quando Harper si ferm a prendere fiato, lui finalmente parl.
Ha fatto presente alla polizia i suoi sospetti?
L'ho fatto. Harper appoggi le mani sullo schienale della sedia che aveva di fronte a s. Li
ho riferiti al capo della Squadra Omicidi, proprio all'inizio di tutta questa storia.
E cosa le ha detto lui?
Non era della mia stessa opinione. Perci, ho deciso di andare avanti senza la collaborazione
della polizia.
Su di loro cadde un significativo silenzio.
E per quale motivo le chiese Dells l'avrebbe fatto?
La domanda era insidiosa.
Perch disse Harper sospettavo che l'assassino fosse un poliziotto.
Oh, merda sussurr Baxter dietro di lei.
Harper continu a fissare Dells, che a sua volta la osservava come se avesse davanti un
esperimento da laboratorio. Se anche fosse sorpreso, o provasse qualche emozione, Dells riusciva a
nasconderlo in modo quasi diabolico.
Non avrebbe mai voluto averlo come avversario a un tavolo da poker.
Cosa glielo aveva fatto credere? le chiese dopo un momento.
Harper ebbe un sussulto al cuore: non aveva idea del perch ma, per qualche ragione, lui le
stava concedendo una possibilit. Rimpianse di non aver dormito almeno qualche minuto, cos da poter
essere certa che le sue parole avessero qualche senso. Aveva quasi le vertigini per la stanchezza e lo
stress.
Eppure Harper continu a perorare la propria causa con la schiena ben dritta.
In entrambi i casi, l'esecuzione dell'omicidio  stata professionale:  stata la stessa polizia a
definirla cos. Entrambi i luoghi dell'omicidio sono stati ripuliti in modo scientifico. L'assassino ha
fatto uso in entrambi i casi di quelle soprascarpe che di solito si adoperano per non contaminare la
scena di un crimine. I vestiti di entrambe le vittime sono stati rimossi dopo la loro morte. Marie
Whitney forse aveva avuto una relazione con un detective poco tempo prima di morire: nessuno pu
saperne di pi di un poliziotto su come rendere sterile una scena del crimine. Questa settimana, ho
cercato di scoprire se fosse successo la stessa cosa con mia madre, ma fino a ora non sono riuscita a
trovare alcun collegamento.
Senza pi fiato, Harper non and oltre. Se tutto quello che gli aveva appena spiegato non fosse
bastato a convincerlo, dire altro non l'avrebbe aiutata.
Ha detto sospettavo' disse Dells. Perch ha usato l'imperfetto?
Harper doveva dargliene atto: a quell'uomo non sfuggiva niente.
Perch disse Harper, pensando alla conversazione avuta con Blazer la notte prima e alla
Mercedes che l'aveva seguita per le strade buie di Savannah ci sono altre possibilit da vagliare.
Marie Whitney ha fatto del male a un sacco di gente.
Dells ci riflett su per un lungo momento. Al di l delle pareti di vetro, Harper colse il brusio
delle conversazioni, una risata lontana.
Senta, Miss McClain Dells si appoggi allo schienale della sua poltrona, spazzolando via
qualcosa dal ginocchio dei suoi pantaloni, lei  un'eccellente reporter. Il suo lavoro  quanto di meglio
mi riesce di vedere da molto tempo. Tuttavia, deve sapere che c' una condizione  un vero e proprio
stato psicologico  che colpisce anche i migliori reporter, quando si fissano troppo sul loro lavoro. Pu
diventare una vera ossessione. Non  un bene per chi scrive n per chi legge. Io sono convinto che ci
troviamo davanti e la indic a un caso da manuale.
Harper avrebbe voluto ribattere, per assicurargli che non era quello che le stava accadendo.
Stava mantenendo le distanze dal caso. Stava bene.
Quando prese fiato per parlare per, not le spalle di Dells irrigidirsi appena e le sue
sopracciglia arcuarsi in un velato avvertimento.
A labbra strette, lo lasci continuare.
Lei non pu e non dovrebbe investigare sull'omicidio di sua madre per questo giornale
prosegu lui.  semplicemente inopportuno. Non lo posso permettere. Le sue indagini si fermano qui.
E per quanto riguarda il caso Whitney, sebbene tenga in grande considerazione e ammiri ci che viene
comunemente definito fiuto giornalistico', da quel che mi  parso di capire sia Emma che il capo della
Squadra Omicidi le hanno detto che lei  sulla strada sbagliata e che deve lasciar perdere. Perci lasci
che sia la polizia a occuparsene.
Ma non lo faranno. Le parole le sfuggirono di bocca. Soprattutto se l'assassino  uno di
loro.
Ma non deve farlo nemmeno lei, Miss McClain lui alz la voce solo un poco, ma anche cos
riusc a essere abbastanza intimidatorio da ridurla al silenzio. Lei non  un poliziotto. Non ha alcun
obbligo di arrivare alla verit. Anzi, credo che andando avanti cos dannegger i suoi rapporti con la
polizia in modo irreversibile, tanto da non avere pi alcuna utilit al giornale come reporter, ha inteso
bene il significato di quanto le sto dicendo?
I suoi occhi la fissarono e Harper per un istante ne intravide la spietatezza: la velocit con cui
lui avrebbe potuto troncare la sua carriera e quanto poco gli sarebbe importato ci che ne sarebbe stato
dopo di lei.
Harper si morse il labbro cos forte da sentire il sangue sulla lingua. Quel sapore amarognolo e
pungente la aiut a dire quello che doveva.
Ho capito disse.
Non la licenzio in tronco le disse dopo un momento solo perch, a essere sinceri, non mi
piace che mi venga detto quello che devo fare e non ho apprezzato il tono che il capo della polizia ha
usato con me stamattina. L'ultima volta che ho controllato, mi pare non avesse alcuna poltrona nel
consiglio di amministrazione di questa testata. Comunque,  importante che questo errore non si ripeta.
Pertanto, la sospendo per due settimane senza stipendio a partire da ora. Rimarr in prova per sei mesi.
Ogni violazione delle regole del suo contratto di lavoro avr come esito l'immediata cessazione di ogni
suo rapporto con il giornale, senza diritto ad alcuna liquidazione o preavviso. Ha compreso bene le
condizioni?
Harper cerc di pensare a qualcosa da dire: qualche altra battuta in sua difesa o una
giustificazione. Ma la sua mente era vuota.
Ho capito disse stordita.
Dells riprese in mano la penna e si chin di nuovo sulle carte che stava esaminando prima che
lei arrivasse.
L'incontro era concluso.
Capitolo trentadue
Qualche minuto pi tardi, Harper galleggi fuori dal giornale, come fluttuando sull'asfalto di
colpo soffice e pencolante sotto ai suoi piedi.
Baxter la seguiva dappresso.
Il suo giudizio sull'incontro fu succinto.
Sei una figlia di puttana molto fortunata, McClain.
Restarono nella luce abbagliante, fuori dalla porta del giornale. Il sole stava cominciando a
cuocere il marciapiede. La gente che correva al lavoro si faceva largo tra loro, ma Harper se ne
accorgeva a stento.
Senti, Baxter... cominci.
La caposervizio alz le dita sottili per fermarla.
Lascia stare.
Baxter affond le mani nella borsa e ci rovist dentro. Tir fuori un pacchetto di Marlboro
Lights, si accese una sigaretta e inal a fondo il suo aroma.
Dio solo sa quanto mi merito questa sigaretta. Ogni parola emerse in un piccolo sbuffo di
fumo. Che mattinata del cazzo.
Teneva la sigaretta tra le dita e incroci lo sguardo di Harper.
Ti sei presa una sospensione, McClain le disse sbrigativa. Te la sei cavata a buon mercato.
Ti assicuro che Dells non ti dar un'altra possibilit. Questo  quanto. Smettila di intestardirti sul caso
Whitney o ti licenzier.
Si sistem la borsa su una spalla e prese un'altra boccata dalla sigaretta.
Se continui a scavare per, cosa che sospetto sia pi probabile, cerca almeno di non farti
beccare. Non ho tempo di assumere qualcun altro, ora come ora.
Tendendo la mano libera, agit le dita.
Dammi il tuo scanner.
Cosa?
Harper non era sicura di aver inteso bene e la guard confusa.
Baxter sospir.
Sei fuori dal giornale per le prossime due settimane le spieg. Qualcuno dovr sostituirti. Ci
serve il tuo scanner.
Harper tir fuori lo scanner dalla borsa. Anche da spento, l'aveva tenuto con lei tutto il tempo.
Per un secondo, lo guard tenendolo in mano. Era virtualmente un'antichit. Oggigiorno li facevano
pi piccoli, meno ingombranti.
Harper per usava proprio quello dagli inizi. E Lane lo aveva lasciato a lei.
Con riluttanza, lo tese a Baxter.
Raccomanda a chi lo dai di starci attento e di non farlo cadere le disse.  vecchio.
La caposervizio schiacci il mozzicone sotto il tacco basso della scarpa e glielo strapp dalle
dita.
Ne avremo cura come fosse di vetro intagliato, McClain. Il suo tono era secco. Adesso, va'
a casa. E, per l'amor di Dio, sta' fuori dai guai.
Detto questo, Baxter torn all'interno dell'edificio, con i suoi capelli dal taglio affilato che
ondeggiavano a ogni passo.
Una volta che scomparve alla vista, Harper non sapeva dove andare. Era strano essere fuori a
quest'ora. Era bizzarro trovarsi davanti al suo posto di lavoro, dove di colpo era persona non grata.
In tasca, il cellulare cominci a vibrare. Sapeva che era DJ, che le mandava un centinaio di
messaggi per chiederle se fosse stata licenziata.
Non si sentiva ancora pronta per dare spiegazioni.
Sarebbe stato ragionevole tornare a casa. Invece si diresse dalla parte opposta della citt,
attraverso la trafficata Bay Street, e lungo il viottolo di pietre che scendeva verso il fiume.
C'era silenzio in giro: la maggior parte dei ristoranti frequentati dai turisti non aveva ancora
aperto. Nell'aria persisteva l'odore dolciastro e appiccicoso della birra versata per terra la sera prima.
E, in sottofondo, il fresco profumo del largo fiume dagli scintillii blu e marroni sotto al sole. In
lontananza, gli alti, bianchi archi del Talmadge Bridge svettavano come vele spiegate al vento.
Sull'acqua, un rimorchiatore fendeva veloce le acque, il motore che ronzava forte. Harper riusciva
ancora a sentire il rombo delle auto che passavano sulla strada alle sue spalle.
La vita continuava.
C'era una panchina libera, a parte le tre bottiglie vuote di birra dal vetro color ambra
abbandonate ai suoi piedi di ferro battuto. Harper si sedette sul sedile riscaldato dal sole e lasci andare
un respiro profondo.
Come mai non l'avevano licenziata?
Non riusciva a venirne a capo. Durante i sette anni in cui aveva lavorato al giornale, aveva visto
almeno una mezza dozzina di persone venire licenziate per molto meno.
Al giornale ogni reporter era considerato usa e getta al pari della carta su cui veniva stampato, e
i cronisti di nera erano i pi sacrificabili di tutti.
Ci nonostante, Harper non aveva intenzione di smettere di investigare sul legame tra i due
omicidi.
Un senzatetto si trascin sino a lei, lungo la riva, con gli occhi arrossati e i peli irsuti, sudici,
che gli spuntavano fuori dal colletto. Poteva sentirne il fetore ancor prima che le fosse vicino: puzzo di
urina asciugata al sole e di sudore non lavato.
Per favore le disse, con la voce roca e aspra. Hai un dollaro per mangiare?
La mano che tese era sporca. I polsi della manica logori.
D'impulso, Harper affond la mano nella tasca, ne tir fuori qualche banconota stropicciata e
gliela tese senza neppure contarle.
Lui fiss i soldi con muta fascinazione: come se fosse bastato guardarli per un tempo
sufficientemente lungo per farli tramutare nella droga o nell'alcol che davvero agognava.
Buona fortuna gli disse.
La sua voce sembr destarlo dal suo stupore, afferr i dollari e se la fil. Harper lo guard
scomparire nell'ombra, dietro Huey's.
Era stato stupido da parte sua.
Come capitava a tanti, sarebbe rimasta al verde nel giro di un mese o due. Lavorare per un
giornale in una cittadina di quelle dimensioni non rendeva molto. Harper negli anni aveva messo da
parte una piccola somma di denaro per pagare le riparazioni dell'auto o per far fronte a qualche
emergenza, ma due settimane senza paga avrebbero limato di parecchio quei risparmi. Avrebbe
superato le difficolt, ma a costo di qualche sacrificio.
Forse quel tizio una volta aveva anche lui un lavoro e anche lui aveva fatto infuriare il suo capo.
Forse, quando era accaduto, non aveva in banca lo stipendio di due settimane.
Per la prima volta in vita sua, la possibilit di perdere tutto non sembrava pi tanto remota.
Quel pensiero scacci via la nebbia che le intorpidiva la mente.
Il capo della polizia era intervenuto per farla licenziare. Ce ne sarebbero stati altri, al
dipartimento, che l'avrebbero scacciata volentieri una volta scoperto cosa aveva combinato.
C'erano delle regole precise e Harper le aveva infrante.
Qualora se la fosse cavata, le serviva comunque un piano per andare avanti e, se voleva
escogitarne uno, aveva un gran bisogno di una tazza di caff.
Salt su dalla panchina e torn all'auto con passo veloce e deciso.
Gli eccentrici in citt erano tutti in libera uscita a quell'ora del giorno. Mentre camminava lungo
la strada del giornale, le pass di fianco un vecchio con una giacca di tweed e con un borsalino, che
portava a passeggio un bulldog dal muso da teppistello con indosso una maglietta dell'universit della
Georgia. L'uomo pieg educatamente il capo toccandosi il cappello in segno di saluto. Il cane con la
maglietta, trotterellando con la sua andatura bizzarra e affettata, non degn Harper neppure di
un'occhiata.
Questa versione della citt  quella allegra, affollata di turisti, diurna  era estranea a Harper
quanto Tokyo. La sua Savannah era molto diversa. Era quella delle notti buie e piene di pericoli, in
zone che avrebbero fatto scappare tutta questa gente in preda al terrore.
Com'era possibile che lei si sentisse pi felice e pi a suo agio in quella Savannah piuttosto che
in questa?
Qualcosa che Dells aveva detto le balen alla mente senza volere: la parte sui reporter che si
fissavano sulle loro storie. Ma non era questo il caso. Harper aveva, e avrebbe sempre avuto, il pieno
controllo sul proprio lavoro.
Quando sarebbe riuscita ad avere un quadro coerente delle prove, Dells si sarebbe ravveduto.
Harper pass il pomeriggio sul divano in soggiorno, sgranocchiando Pop-Tarts allo zucchero di
canna direttamente dalla scatola, mentre ripassava gli appunti sul caso Whitney.
Pens di scrivere un messaggio a Luke, ma aveva paura di quello che le avrebbe detto una volta
scoperto cosa lei aveva fatto.
D'altra parte, probabilmente lui lo sapeva gi. Lo sapevano tutti, ormai.
Harper si sistem meglio sul divano e vi ci affond dentro, sperando che i cuscini la
inghiottissero.
DJ l'aveva tenuta via via aggiornata con sms e e-mail, e cos Harper era venuta a sapere della
riunione di redazione in cui Baxter e Dells avevano informato tutti della sua sospensione. Era anche a
conoscenza che Baxter aveva assegnato il suo incarico a turno a diversi giornalisti, di modo che il
giornale potesse coprire i fatti di nera in sua assenza.
A Mark Jansen, il cronista politico, toccava fare il primo turno di notte, con la sua solita grazia
e il suo spirito di squadra.
Jansen SE LA STA FACENDO ADDOSSO le scrisse DJ. Dice che dovrebbero assumere un
sostituto e che lui non fa le veci di nessuno. Adesso lui e Baxter sono come due gatti in un sacco. Vuoi
che ti faccia un video? Siamo alle comiche. E lei lo sta facendo a fette.
Jansen stava diventando calvo, aveva la pancetta e un'espressione eternamente contrariata. Era
sempre il primo a uscire allo scoccare delle diciassette e trenta, ogni pomeriggio. Harper poteva
immaginare la sua rabbia per dover lavorare fino a tarda ora una notte su trecentosessantacinque.
Quell'uomo era una macchina del sonno, che viveva e respirava.
Nessun video: se Baxter se ne accorge, t'ammazza. Continua a tenermi aggiornata, per, ti
prego rispose Harper digitando in fretta.
Alla fine di quell'incubo, avrebbe mandato a DJ un cesto di frutta o una serie di biglietti per le
partite di football, o qualsiasi altra cosa si regalasse ai ragazzoni gentili che compivano gesti gentili
senza alcuna ragione.
Quando il cellulare trill di nuovo, Harper lo afferr da sopra il bracciolo del divano per leggere
l'ultimo messaggio di DJ. Ma non era di DJ. Era di Miles.
Appena saputo. Arrivo.
Harper sussult.
Non avrebbe sopportato un'altra predica.
Ma non c'era via d'uscita, Miles non avrebbe accettato un no come risposta.
Si fece forza e si alz, si spazz via le briciole di dosso e ripose le Pop-Tarts dentro alla
credenza. Poi corse in camera a darsi una sistemata ai capelli e ai vestiti. Purtroppo non poteva fare
nulla per i cerchi neri intorno agli occhi.
Dieci minuti pi tardi, Miles era gi alla sua porta, la camicia stirata di fresco infilata in
pantaloni color carbone.
Non le piacque l'insolita prudenza che scorse nei suoi occhi.
Non so nemmeno cosa dire cominci lui.
Faresti meglio a entrare, prima di cominciare a urlare. Harper si scost per farlo passare.
Non ho intenzione di urlare.
Andarono insieme in soggiorno.
Lo vide gettare uno sguardo ai taccuini sparsi sul pavimento intorno al divano prima di dedicare
tutta la sua attenzione allo scanner che ronzava e gracchiava in un angolo del soggiorno.
Baxter aveva sequestrato lo scanner che Harper utilizzava al lavoro, ma non quello di riserva
che custodiva a casa.
Sto ascoltando solo in caso accada qualcosa di grosso e a Jansen sfugga disse un pizzico sulla
difensiva. Quel tizio  un idiota.
Lo  in quel campo concord Miles.
Vuoi qualcosa da bere? gli chiese Harper. Un caff?
Sto bene cos. Parliamo. Lui si sedette sul divano senza aspettare che lei lo invitasse a farlo.
Cosa  successo?
Con la schiena rigida, Harper si sedette di fronte a lui. Prima esitante, e poi pi veloce dopo
aver iniziato, gli raccont l'accaduto per sommi capi, soffermandosi sui momenti chiave. Gli disse
della Mercedes che l'aveva seguita, della e-mail di Sterling Robinson e delle telefonate con gli ex
amanti impauriti di Marie Whitney. E del fatto che avesse deciso di rintracciare Camille Whitney.
Quando ebbe finito, lui si sporse in avanti, le mani sulle ginocchia.
Quella Mercedes ti segue ancora?
Lei scosse la testa. Non l'ho pi vista.
Ci fu una lunga pausa mentre lui sembrava elaborare tutto ci che lei gli aveva appena detto.
Quando Miles parl, lei rimase spiazzata.
Cosa succede, Harper? le chiese con dolcezza. Non  da te.
Non c'era rabbia nella sua voce, solo abbastanza confusione e compassione da stringerle il
cuore.
Ti spingi sempre oltre i limiti, ma non ti ho mai visto correre rischi grossi come questi le
disse. Cosa ti prende?
Devo sapere gli disse. Se questo omicidio  in qualche modo collegato a quello di mia
madre lo devo sapere.
Lui cerc di ribattere, ma lei gli parl addosso, un fiume in piena difficile da contenere. Nutro
poca fiducia sul fatto che Blazer risolva il caso. E io devo scoprire la verit, Miles. Riesci a capirlo?
Harper era consapevole di sembrare folle, ma non poteva farci niente. Il suo tono era supplice
adesso. Avrebbe dato qualunque cosa perch lui le dicesse di comprenderla.
Miles per distolse lo sguardo. I suoi occhi si soffermarono sul ritratto di Harper dipinto da
Bonnie, sopra il caminetto. Nella luce pomeridiana gialla come burro, il rosso e l'arancio del quadro
apparivano quasi in fiamme.
Non posso dirti che ti capisco le disse. Non del tutto, per lo meno. Per ci sto provando.
La guard.
Pensi ancora che a uccidere Marie Whitney e tua madre sia stata la stessa persona?
Harper esit.
Non ne sono pi tanto sicura disse lei. Ma non vedo come possa trattarsi di una coincidenza.
E se a uccidere  stato davvero un poliziotto lo proteggeranno tutti. Persino Smith.
E se non  stato un poliziotto? fu la ragionevole domanda di Miles. E se ti sbagliassi? E se
stessi mettendo a rischio la tua carriera per nulla?
Onestamente? Spero che non sia un poliziotto. Non  questo il punto. Non devo catturare
nessuno, voglio solo sapere chi  stato.
E sei disposta a rischiare tutto per saperlo? I suoi occhi erano freddi, il suo sguardo di
condanna.
L'ho gi fatto disse Harper.
Miles appoggi la schiena al divano.
Cosa farai adesso?
Voglio parlare con Camille Whitney disse lei. Scoprire quello che sa. Era l quel giorno.
Nessuno era pi vicino a Marie Whitney di lei.  l'ultimo pezzo che mi rimane sulla scacchiera. Se non
ne cavo qualcosa di utile su cui lavorare,  finita.
Lui abbass lo sguardo sulle mani, rimuginando.
Non dovresti farlo e penso che lo sappia anche tu. La sua voce era bassa. Devi fermarti
prima di non avere pi nulla da perdere. Ci sei vicina tanto cos, Harper. Miles tenne il pollice e
l'indice a meno di due centimetri di distanza. Ti manca tanto cos dal mandare all'aria tutta la tua
carriera.
Harper sembr non riuscire a staccare gli occhi da quel piccolo spazio vuoto. Detestava quella
parte di lei che credeva che Miles avesse ragione.
Per lei doveva sapere se Camille conosceva l'assassino della madre.
Miles glielo lesse in viso e scosse la testa con riprovazione.
Se quella ragazzina non sa nulla, prometti di fermarti? Di mettere una pietra sopra a tutta
questa storia? Di tornare al tuo lavoro di sempre?
In cuor suo, Harper non sapeva se sarebbe mai riuscita ad arrendersi. Non finch sua madre era
sottoterra e l'uomo che l'aveva uccisa era ancora l fuori, da qualche parte. Tuttavia, se la figlia di
Marie Whitney non sapeva nulla, la semplice verit era che lei non avrebbe avuto la pi pallida idea di
dove indirizzare le sue indagini.
Lo prometto.
Sul tavolo, dall'altra parte della stanza, lo scanner di Harper gracchi un messaggio.
A tutte le unit disponibili: codice dodici, con multipli codici quattro. All'incrocio tra Broad e
White Street. Quattro veicoli coinvolti. Un veicolo  codice undici. Ambulanze e vigili del fuoco si
stanno gi dirigendo sul posto.
Il cervello di Harper tradusse ogni codice in immagini di tutto quello che si stava perdendo: un
incidente con quattro auto coinvolte, feriti multipli e nell'ora di punta. Una macchina aveva preso
fuoco.
Miles scatt in piedi, con negli occhi quella concentrazione che compariva quando succedeva
qualcosa di grosso.
Devo andare.
Harper lo segu fuori.
Sui gradini di casa, lui si ferm e si volt a guardarla.
Se incontrerai quella ragazzina, il ricordo ti perseguiter per tutta la vita, lo sai, vero?
l'avvis lui. Lei  te, in un certo senso.  per questo che vuoi vederla. Qui non si tratta di trovare un
poliziotto assassino. E nemmeno di risolvere l'omicidio di tua madre. Stai ancora cercando di aiutare la
dodicenne che  in te. Ma non puoi, Harper. Non cos, almeno.
Lui raggiunse l'auto e lasci le sue ultime parole aleggiare dietro di s.
Per l'amor del cielo, finiscila qui.
Capitolo trentatr
Con il monito di Miles ancora nelle orecchie, Harper riesamin quanto sapeva. Giunse ancora
alla stessa conclusione: le due carte che ancora aveva da giocare erano Camille Whitney e Sterling
Robinson. A Camille Whitney ci sarebbe arrivata ma, nel frattempo, doveva saperne di pi sul conto di
Robinson per capire meglio il suo ruolo nella faccenda.
Aveva gi svolto delle ricerche di base su di lui, ma c'era di sicuro dell'altro. Afferr il laptop e
cominci a cercare ogni combinazione di parole che le veniva in mente: Robinson e Whitney,
Robinson e reato, Robinson e tribunale.
Quando scese la notte, ne sapeva pi su di lui che su se stessa. Sterling Robinson aveva
frequentato una scuola della Ivy League. Aveva fondato la sua prima societ editoriale con alcuni
compagni di scuola e aveva fatto fortuna prima dei trent'anni.
Non aveva trovato nulla che lo riconducesse a un qualsiasi reato. E in nessun articolo il suo
nome compariva insieme a quello di Marie Whitney.
Il ramo del suo impero di base a Savannah era di natura quasi esclusivamente filantropica:
impiegava venticinque persone in un palazzo del centro, le quali supervisionavano le donazioni. Harper
rimase convinta che la beneficenza era ci che lo collegava a Marie Whitney. Ma non ne aveva ancora
le prove.
Arrivata mezzanotte, il divano era attorniato dai suoi taccuini e gli occhi le facevano male per la
stanchezza. Erano passate molte notti dall'ultima volta in cui si era fatta una sana dormita.
Sentiva la testa leggera. Non aveva messo sotto i denti nulla per tutto il giorno a parte quel
pugno di Pop-Tarts e quando si sforz di sollevarsi dal sof per dare da mangiare a Zuzu Harper si
accorse che era rimasta una sola scatoletta di cibo per gatti nella credenza.
Aveva bisogno di un caff. Aveva bisogno di una boccata d'aria fresca. Aveva bisogno anche di
dormire, ma non sarebbe successo tanto presto.
Esco annunci.
Zuzu non alz il muso dalla ciotola.
Afferr le chiavi e si diresse alla porta.
L'aria fuori era afosa e soffocante: l'umidit si pos sulla sua pelle come una coperta troppo
calda.
La strada era silenziosa. Non c'era un'anima.
Tuttavia avvert un formicolio alla nuca.
Il suo istinto le diceva che non era da sola.
Rimase in cima ai gradini per osservare perplessa la strada. L'unico movimento veniva dagli
insetti che guizzavano intorno al bagliore dei lampioni.
Raggiunse di corsa la Camaro e ci sal su, armeggiando con le chiavi nella fretta di accendere il
motore.
Non sapeva perch si comportava a quel modo: era tutto deserto l fuori. Eppure si sentiva
sorvegliata.
Tenne gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore e si immise sulla strada. Nulla si mosse.
Stai diventando paranoica, disse tra s e s, mentre rilassava un poco le spalle.
Si ferm di fronte a un supermercato aperto ventiquattr'ore su ventiquattro e corse dentro,
conscia di non essersi pi passata un pettine tra i capelli o lavata il viso dalla riunione mattutina al
giornale.
Fece la spesa di fretta e a testa bassa, buttando scatolette per gatti, caff e confezioni di cibo nel
cestello. Non aveva voglia di cucinare, tanto meno di mangiare come si deve. Tuttavia, compr
comunque qualcosa da mettere nello stomaco.
Un talk show alla radio parlava di infelicit da altoparlanti nascosti alla vista e l'uomo alla cassa
era cos concentrato sul registratore che a stento le rivolse lo sguardo mentre batteva la sua spesa.
Sono 32 dollari e 98 centesimi le disse, tendendole il POS, senza incrociare il suo sguardo.
La strada fuori era vuota quando Harper rovesci senza tante cerimonie gli acquisti sul sedile
del passeggero e accese il motore.
Mentre si immetteva con calma sulla strada, vide una Mercedes nera fare lo stesso.
Merda sospir, fissando il riflesso della carrozzeria nera nello specchietto retrovisore.
Non era una coincidenza. Qualcuno la stava seguendo sul serio.
L'auto manteneva le distanze: era lontana a sufficienza da impedirle di leggere la targa.
Con lo sguardo che passava dallo specchietto alla strada, Harper gir a sinistra, poi a destra, poi
di nuovo a sinistra, ma aveva la mente in subbuglio. Dove andare? A casa? Al giornale? Alla centrale
di polizia?
Alla fine, decise di non avere scelta. Non c'erano altri posti dove andare. Non era la benvenuta
al giornale o alla polizia, ora come ora. E non poteva continuare a guidare per sempre.
Sarebbe tornata a casa. E avrebbe letto quella maledetta targa.
Con cura, inser la freccia prima di svoltare lasciandosi alle spalle Habersham Street. Qualche
secondo dopo aver girato l'angolo, la Mercedes ricomparve dietro di lei.
Svolt di nuovo qualche minuto pi tardi, e poi ancora una volta, in Jones Street.
La Mercedes la imit. Solo che non la segu lungo Jones Street, ma si ferm all'angolo.
Spense il motore e rimase seduta nell'auto per un istante, a fissare le luci dei fari alle sue spalle.
Non riusciva a leggere la targa da l, le luci la accecavano.
Doveva avere quei numeri.
Harper si fece coraggio, sganci la cintura di sicurezza e apr la portiera. Poi salt gi dalla
Camaro e, contro ogni logica, corse verso la Mercedes pi in fretta che pot.
Sulle prime, chi era alla guida non reag: le luci e i finestrini oscurati rendevano impossibile
vederne il volto.
Quando lei si avvicin di pi per, la persona alla guida della Mercedes con uno scatto inser la
retromarcia, tenendosi sempre a distanza sufficiente perch lei non potesse identificare l'auto.
La frustrazione fece impazzire Harper.
Chi sei? url. La sua voce lacer la notte silenziosa. Cosa vuoi da me?
Per tutta risposta, l'auto continu a fare retromarcia e gir veloce l'angolo e poi, proprio mentre
Harper raggiungeva l'incrocio, acceler, facendo stridere le ruote.
Lei la insegu lungo una traversa per mezzo isolato, prima di arrendersi, ansimante.
Mentre era per strada, le mani appoggiate sulle ginocchia, cercando di riprendere fiato, Harper
gi restringeva la lista dei sospetti. Solo due persone del caso Whitney avrebbero avuto i soldi per farla
seguire: l'avvocato e Sterling Robinson. Non aveva pi sentito l'avvocato dopo quella telefonata. Non
c'era ragione perch lui facesse qualcosa del genere. Pensava gi di averla spaventata.
Perci rimaneva l'ambiguo milionario Sterling Robinson.
E Harper ne aveva abbastanza.
Si risollev e sal di corsa i gradini di casa.
Una volta entrata, si precipit in cucina, inciampando contro una sedia del tavolo, di fronte al
suo laptop.
Apr la e-mail che aveva ricevuto da Robinson giorni prima, schiacci il tasto Rispondi e
digit un breve, furioso messaggio.
Mi stai facendo seguire? Dimmi solo s o no, cos so per chi lavora lo scagnozzo che ho
appena rincorso per strada. Sei un codardo, Sterling Robinson. E i codardi hanno sempre qualcosa da
nascondere. E se tu nascondi qualcosa lo scoprir. Te lo prometto. Non mi fai paura.
Prima che potesse cambiare idea, Harper schiacci Invio.
Harper non sapeva quando o come si era addormentata. Dopo aver mandato l'e-mail a
Robinson, era andata su e gi per la cucina figurandosi cosa sarebbe accaduto nel momento in cui lui
l'avesse letta. Con tutta probabilit, sarebbe andato dritto da Dells. Gli avrebbe mostrato la sua e-mail
minacciosa e avrebbe insistito perch la licenziasse.
Harper era troppo arrabbiata per preoccuparsene.
A un certo punto, esausta, era crollata sul divano, con i suoi appunti e un bicchiere di whiskey.
Era l'ultima cosa che si ricordava, quando si dest di colpo con il respiro affannoso.
Sulle prime, si sent stralunata, non capendo cosa l'avesse svegliata. La percezione di qualche
movimento: come se ci fosse qualcuno in casa.
Non era ancora giorno. Il buio premeva ancora sulle finestre.
Qualcosa di rigido si era insinuato sotto la sua spalla. Allung il braccio dietro la schiena, tir
fuori un taccuino spiegazzato, aperto sulla pagina con l'indirizzo di James Whitney.
Si mise a sedere lentamente, lasciando cadere il notebook per terra.
C'era qualcosa di strano.
Il bicchiere di whiskey vuoto era sul tavolino da caff. La lampada accanto al divano era accesa,
ma il resto della stanza era in penombra.
Con le membra irrigidite, Harper si alz dal sof e fece un passo verso la porta. Una luce bianca
accecante penetr all'improvviso dalla finestra che dava sulla strada, avvolgendola nel suo bagliore.
Disorientata, Harper raggel, il cuore le balz in gola.
Per un momento, la luce indugi su di lei. Poi oscill per la stanza. Prima a sinistra, poi a destra,
in un lento, ampio movimento.
D'un tratto, la sua mente afferr quello che aveva sotto agli occhi.
Harper corse alla porta.
Fece scattare tutte le serrature e si precipit fuori. L'aria era fresca e c'era odore di pioggia.
Nemmeno un raggio di luna penetrava attraverso le spesse nuvole. I lampioni gettavano delle ombre
sinistre tra i ciuffi del muschio spagnolo, che pendevano dagli alberi come piccoli cadaveri flosci.
Una macchina della polizia senza contrassegno era parcheggiata davanti casa sua. Luke era
accanto alla portiera aperta, con la mano appoggiata sul faro montato vicino allo specchietto laterale.
I loro occhi si incontrarono, mentre lui spegneva le luci.
Senza badare a infilare un paio di scarpe, Harper scese di corsa i gradini. Odi la sensazione di
sollievo che la pervase solo a vederlo.
Poi lui apr bocca.
 tutta la notte che ti chiamo. La sua voce era fredda come l'asfalto sotto i piedi nudi di
Harper. Il tuo telefono  guasto?
Lei si ferm a pochi passi da lui. Non avendo il coraggio di parlargli, aveva spento il telefono
ore prima.
Luke, mi dispiace. Harper mantenne la voce bassa: l'ultima cosa che voleva era svegliare i
vicini. Io... non sapevo cosa dire.
Dieci volte disse lui. Ti ho chiamato dieci volte.
Mi spiace gli disse, con il cuore pesante. Non avevo il coraggio di parlarti.
L'avevo capito.
Cadde il silenzio. Lui la fiss negli occhi.
L'hai fatto davvero?
Harper fece fatica a deglutire, le mani strette a pugno lungo i fianchi.
S.
Lui chiuse gli occhi.
Harper...
Lei immaginava che si sarebbe arrabbiato. Invece, lui sembrava ferito.
Il panico le si annid in petto.
Dovevo scoprire cosa sapevano. Gli occhi di Harper scrutarono il viso di pietra di Luke. Lo
capisci, vero?
Come faccio a capire lui alz la voce. Hai violato la legge. Hai fatto proprio ci che ti avevo
sconsigliato di fare. Allarg le braccia. Perch, Harper? Perch vuoi rovinare tutto?  questo il tuo
obiettivo?
No davvero. Lei avanz di un passo verso di lui, l'asfalto era bagnato e ruvido sotto ai suoi
piedi. Volevo solo capire cosa sapevano sul caso Whitney. Tutto qui.
Ma non ne hai diritto. Lui si pass una mano stanca sulla mascella, non si era rasato.
Un'ombra di barba ricopriva le guance. Non sei un poliziotto, Harper. A volte, penso che tu non te ne
renda conto.
Quell'osservazione la punse sul vivo.
So bene di non essere la polizia disse Harper. Si tratta solo di questo caso:
quest'omicidio...
Lui non l'ascoltava.
Continui a scaricare la colpa delle tue azioni su questo caso. Come se fosse l'assassino a
spingerti a commettere stupidaggini. Nessuno ti costringe a infrangere la legge. Fai tutto da sola.
Luke sembrava esausto quanto lei.
Luke gli sussurr lei. Non ti arrabbiare.
Gli tese una mano. Vieni in casa, va bene? Ne parliamo dentro.
Lui scosse amareggiato la testa, come se non avesse sentito quello che lei gli aveva appena
detto.
Sai qual  la cosa pi curiosa? le disse. Ho sempre pensato che la regola sui poliziotti che
non dovevano uscire con i giornalisti fosse un'idiozia. Adesso, finalmente, ne ho capito il senso. Siamo
diversi. Siamo su fronti diversi.
Harper si sent stringere il cuore.
Smettila gli disse lei. Non  vero.
Sul serio? Le lanci uno sguardo cos ferito da essere quasi insopportabile per Harper. Ti ho
chiesto di non smuovere le acque. Ti ho praticamente implorato. E non te ne  importato nulla.
Luke...
Vuoi sapere perch ti avevo chiesto di non farlo? Non le lasci il tempo di rispondere.
Perch sapevo che altrimenti ci sarebbero state delle conseguenze. Per entrambi. E io non volevo
perderti.
Harper sent la gola secca.
Luke sussurr lei. Cosa  successo?
Divertente che tu lo chieda a me. Le sue labbra strette in una smorfia, la versione arrabbiata
di un sorriso. Oggi il tenente Smith mi ha convocato nel suo ufficio per una chiacchierata. Mi ha detto
che sapeva che avevamo una relazione. Sono queste le parole precise che ha usato: una relazione'. Mi
ha minacciato di rispedirmi in servizio come agente semplice, se insistevo a vederti. Mi ha detto che mi
stavi usando per ottenere informazioni sull'operato della polizia. Mi ha detto che sospettavano che ti
avessi aiutata a entrare nell'archivio. La sua voce si fece grossa. Mi ha detto che sono stato uno
stupido a lasciarmi usare da te.
Luke si premette il pugno contro la fronte. Santo cielo, Harper. Perch sei entrata in quella
stanza?
Harper era cos impietrita da non riuscire ad articolare parola.
Smith era sempre stato dalla sua parte. Sempre. Non riusciva a credere a ci che Luke le
raccontava.
Io non... Davvero Smith ti ha detto cos?
Parola per parola. La sua voce era furiosa. Adesso capisci cosa hai combinato? Nessuno si
fida pi di te. Nessuno si fida pi di me. Se ci vedono ancora insieme, la mia carriera  finita. Siamo
finiti.
No.
Quella parola scapp dalle labbra di Harper senza volere. Ma Luke era sordo a ci che lei
diceva.
 tutto un casino adesso, Harper. C'era qualcosa tra noi e adesso  finita per sempre. Per colpa
della tua ossessione. Perch non riesci a mollare la presa.
Luke sospir con rabbia. E sferr il colpo finale.
Mi rimandano in missione sotto copertura.
Harper sent il sangue raggelarsi nelle vene.
Cosa... Adesso?
Lui annu secco.
Ma mi avevi detto che avresti dovuto aspettare sei settimane prima di...
C' un caso in ballo, ad Atlanta tagli corto lui. Polizia federale.  un trasferimento
temporaneo. Smith ha detto... Lui guard oltre la testa di Harper, verso la porta aperta di casa sua. Ha
detto che pensava che tornare subito al lavoro mi avrebbe aiutato a schiarirmi le idee.
A Harper la decisione di Smith non piacque per nulla. C'era una ragione se tenevano gli agenti
sotto copertura lontano dalla strada per un ragionevole lasso di tempo dopo la fine di un'operazione:
per salvaguardarne la sicurezza. C'era gente che ancora li cercava. Gente pericolosa.
Aspetta. Come pu farlo? Harper sent una nota di disperazione nella propria voce.  troppo
pericoloso.
Luke le lanci un'occhiata amareggiata.
 tutto organizzato ormai le disse. Parto all'alba.
Per la prima volta da quando aveva incominciato a indagare sul caso Whitney, Harper si sent
davvero spaventata. Stava perdendo troppo e tutto in una volta. La polizia, Luke, Smith, forse anche il
lavoro.
Avrebbe voluto aggrapparsi a qualcosa. A un appiglio qualsiasi.
Potr contattarti? gli chiese, sgomenta. Intendo quando sarai via, solo per essere sicura
che...
Diavolo, no, Harper ringhi lui. Sar infiltrato in una banda di trafficanti di droga, dentro a
qualche roulotte, a combinare Dio sa cosa.
In quel momento, Luke sembr in trappola. Un brivido scosse Harper lungo la schiena.
Luke, per favore, non andare lo implor. Ho un cattivo presentimento.
Anch'io disse lui, ma non ho scelta.
Luke raggiunse l'auto, la schiena dritta e rigida.
Harper si sent inchiodata al marciapiede, ma fece un ultimo tentativo.
Domattina per prima cosa chiamer Smith. Cercher di spiegargli tutto.
Non parlare con Smith. Non parlare con nessuno. Lui allarg le braccia. Ogni volta che ti
muovi, rompi qualcosa. Hai un atteggiamento cos distruttivo, Harper, non te ne accorgi? Mandi in
frantumi tutto ci che tocchi.
Mont in auto e chiuse la portiera sbattendola forte. Un secondo pi tardi, il motore si accese
rombando. La macchina si stacc dal marciapiede.
Harper rimase immobile mentre l'auto di Luke scompariva nell'oscurit, finch il freddo della
notte risal da terra entrandole nelle ossa e a quel punto cominci a tremare.
Capitolo trentaquattro
Il mattino successivo, Sterling Robinson rispose alla sua e-mail.
Il suo messaggio era stringato, nessuno spreco di parole: Sar nei dintorni sabato sera. Se
compiler l'affidavit in allegato e me lo far pervenire entro questo pomeriggio, la incontrer.
Harper, che aveva trascorso la mattinata in uno stato di prostrazione, dovette leggerlo tre volte
prima che il suo cervello capisse ci che lui le aveva scritto.
Dopodich, si sedette al tavolo della cucina e, guardando fuori dalla finestra, riflett sul da farsi.
Certo, poteva trattarsi di una trappola. Se Robinson era il killer, un incontro poteva essere uno
stratagemma per sbarazzarsi di lei.
Harper era consapevole di dover provare un po' di timore, ma non ne sentiva affatto.
Doveva sapere la verit, a qualsiasi costo.
L'affidavit allegato era diretto come l'e-mail: l'assicurazione di non pubblicare nulla che lo
riguardasse. Un paragrafo in tutto.
Harper lo firm, lo dat e and a consegnarlo di persona all'ufficio di Sterling a Savannah, quel
pomeriggio stesso.
Una segretaria aggraziata, dalle mani curate, prese il documento senza battere ciglio.
Si tratta di una questione molto importante si raccomand Harper. Va consegnato subito.
Glielo far avere disse la donna con tono stringato, facendo cadere la busta in un vassoio e
tornando al lavoro.
Non c'era nient'altro che Harper potesse fare, cos se ne torn a casa e aspett.
Il giorno dopo, sabato, Robinson non la contatt.
Domenica pomeriggio, quando aveva ormai perso ogni speranza, il telefono trill.
Era un messaggio di testo, da un numero anonimo.
C'era scritto soltanto: 237 Officer's Row, Tybee Island. Alle 21:00. SR.
Harper sent una stretta allo stomaco.
Tybee Island era a venti minuti d'auto da Savannah, sulla costa.
Lei per si aspettava di incontrarlo nei suoi uffici, o magari nell'anonimato di un bar d'hotel.
Questo per era un indirizzo residenziale.
E cos Sterling Robinson voleva vederla di sera, in una casa a chilometri di distanza dalla citt.
Harper non era molto preoccupata, ma l'idea di andare a incontrare uno strambo milionario che
poteva essere un assassino la metteva in ansia.
Comunque, era troppo tardi per spaventarsi adesso.
Ci pens per un lungo momento. Poi rispose.
Ci sar.
Se non hai una barca, c' un solo modo per raggiungere Tybee Island: attraverso una lunga
strada a due corsie, leggermente a serpentina attraverso le fitte paludi della Georgia, in direzione est. 
una strada isolata: alta erba palustre e cielo a perdita d'occhio. La sera, sembrava infinita e deserta.
Harper aveva sempre pensato che sarebbe stato un ottimo posto per nascondervi un cadavere.
Mentre andava all'incontro con Robinson, i fari della Camaro sembravano affondare nella fitta
oscurit.
C'erano poche auto in strada: i gitanti erano tornati a casa gi da un po'. Non c'era ragione di
dirigersi verso la costa a quell'ora.
Harper strinse le mani al volante mentre oltrepassava il cartello che segnava l'inizio dei confini
di Tybee.
C'era stata molte volte per andare in spiaggia con Bonnie. Eppure il groviglio di strade
dell'isola la confondeva ancora. Aveva imboccato due strade senza uscita, prima di prendere quella
giusta: un sentiero stretto e regolare che abbracciava la parte occidentale della costa.
Ai lati, una fila di case sulla spiaggia. Harper lanciava occhiate di sfuggita verso l'oceano scuro,
interrotta di continuo da alte costruzioni che si innalzavano a impedirle la vista.
Era quasi alla fine quando, quasi all'improvviso, un cancello di legno bianco le apparve davanti,
sbarrandole la strada.
Ferm l'auto e si sforz di leggere il cartello apposto sull'alto muro di pietra, vicino alla casa
del custode.
Officer's Row c'era scritto, in caratteri eleganti.
Era giunta a destinazione.
La porta della guardiola si spalanc e usc un uomo in uniforme scura, che parlava al
walkie-talkie.
Le fece segno di abbassare il finestrino.
Chi desidera vedere, signora? chiese lui, con fare educato.
Sterling Robinson disse Harper.
Il suo nome?
Harper McClain.
Solo un momento, prego.
Lui si allontan di qualche passo, parlando piano nella radio.
Pass un momento.
Senza dire altro, lui entr nella casa. Un secondo dopo, il cancello si sollev senza fare rumore.
La guardia le fece cenno di passare.
Le abitazioni al di l del cancello erano enormi magioni in falso stile vittoriano, con prati lindi e
ordinati.
L'unica vettura che Harper incroci lungo il cammino fu un furgone della sicurezza che guidava
lento, in direzione opposta alla sua.
La gente che viveva a Officer's Row ci teneva molto alla sicurezza.
Il numero 237 era proprio in fondo al viale: una casa bianca con torrette e balconi panoramici al
primo e al secondo piano. Godeva di una meravigliosa vista sull'Atlantico, che si allargava alle sue
spalle, con bagliori nero bluastri al chiarore della luna.
Harper parcheggi nel vialetto vuoto e spense il motore. Tutte le case erano posizionate lontano
dalla strada, separate da alte siepi ed enormi giardini curati. Non era un posto del tutto isolato, ma di
certo non era agevole da raggiungersi.
Per la prima volta in vita sua, rimpianse di non avere una pistola.
Si infil il telefonino in tasca, scese dall'auto e chiuse la portiera.
Un sentiero acciottolato, illuminato da luci rasoterra, attraversava il lussureggiante giardino
tropicale fino alle scale d'ingresso.
L l'aria era molto pi fresca che in citt: una brezza costante arrivava dal mare, sospingendo un
inebriante odore di salsedine misto al profumo dolciastro dei gelsomini notturni.
Harper sal dieci gradini fino al fronte sfarzoso e, facendosi coraggio, suon il campanello.
Passarono lunghi momenti senza che accadesse nulla, poi sent delle serrature girare. La porta si
apr.
Dal vivo, Sterling Robinson era pi alto e magro di quanto apparisse in foto. L'accolse in
pantaloni chino e pullover blu. I suoi capelli neri erano ondulati. Gli occhiali dalla montatura di metallo
gli davano un'aria professionale, ma dietro le lenti i suoi occhi erano vigili come quelli di un rapace.
Harper McClain. Nella sua voce era percepibile una nota di stanca rassegnazione. Credo sia
meglio che si accomodi.
All'interno, la casa sembrava addirittura pi grande che all'esterno: una sorta di castello delle
fiabe. Dei ventilatori a pale giravano a velocit vertiginosa fissati a soffitti altissimi, i pavimenti erano
di marmo. C'era poco mobilio. L'aria era fresca, ma non fredda.
Mi segua le disse secco.
La casa sembrava deserta. Harper ebbe la netta sensazione che fossero da soli.
Robinson le fece strada lungo l'ingresso vasto e arioso verso un largo corridoio, e poi ancora
dentro un soggiorno spazioso, con soffici divani bianchi e poltrone abbinate raggruppati intorno a
tappeti beige.
Le fece segno di sedersi. Gradisce un drink? le disse.
Era di gran lunga il pi calmo e gentile degli ex amanti di Marie Whitney. Harper si chiese
come mai, diversamente dal senatore e dall'avvocato, lui non desse alcun segno di agitazione.
Prendo quello che prende lei gli rispose.
Lui arcu un sopracciglio.
Io prendo un'acqua tonica le disse.
Per me va bene.
Scomparve per un secondo. Harper si guard in giro: non c'erano quadri alle pareti. Nulla di
personale.
Quando ritorn, Robinson le porse un bicchiere freddo e si sedette di fronte a lei.
Ora le disse, vorrebbe cortesemente spiegarmi di cosa si tratta? Non sono abituato a ricevere
telefonate riguardo a persone defunte.
Sto indagando sull'omicidio di Marie Whitney... cominci Harper.
Perch? Lei non appartiene alle forze di polizia.
Il modo in cui l'aveva interrotta fu brusco, ma non del tutto rude. Pi che altro sembrava che
avesse fretta di sapere tutto. Harper decise di rispondergli a tono.
 vero gli disse, non sono un poliziotto, tuttavia credo che la polizia non stia facendo un
buon lavoro.
Concordo.
Lui appoggi la schiena alla poltrona, guardingo.
Sono un uomo attento, Miss McClain disse. Ho ricevuto tutti i suoi messaggi e volevo
saperne di pi su di lei, prima di decidere come agire. Mi spiace se l'ho spaventata.
Come le ho detto nella mia e-mail disse lei con tono distaccato, non mi lascio spaventare
con facilit. Per, non mi piace essere sorvegliata.
Neanche a me disse lui. Eppure lei  qui.
Harper per poco non si lasci sfuggire un sorriso.
Comprendo il suo punto di vista disse lei con prudenza. Ma sto investigando su un
omicidio.
E perci  nel mio soggiorno Robinson accavall le gambe. Lei si occupa di cronaca nera,
ma non scrive pezzi d'inchiesta di solito. Perch ha deciso di iniziare proprio adesso?
Harper era colpita. Lui aveva fatto delle ricerche sul suo conto.
Questa volta  diverso si limit a dirgli.
Come mai?
Lei esit, indecisa su quanto sbottonarsi. Sterling Robinson non corrispondeva all'idea che si
era fatta di lui: era un uomo calmo e freddo, ma anche curioso e interessato.
Non si comportava come se fosse colpevole di qualcosa.
Perch la polizia  inefficiente disse lei alla fine.
Dietro alle lenti, Robinson acu lo sguardo. Sapeva che lei stava mentendo.
Perch non si fida di loro?
Le domande di fila con cui la tempestava avevano il preciso scopo di non darle il tempo di
prepararsi le risposte, n di pensare.
Era una bella tecnica. La teneva ai margini del gioco. L'unica alternativa era dirgli la verit.
Penso sia possibile che Marie Whitney frequentasse un detective poco prima di morire gli
disse. E io voglio scoprire chi l'ha uccisa: lui... o lei, Mr Robinson.
Robinson fece una pausa di una frazione di secondo.
Ha le prove di chi frequentasse? disse lui, ignorando l'accusa rivoltagli.
Le sto cercando. Harper prese tempo e bevve un sorso dal suo bicchiere. Le bollicine le
solleticarono la gola. In questo momento, tutto quello che ho  la parola di chi la conosceva.
Allora, perch pensa che possa averla uccisa io?
Mi  stato detto che anche lei la frequentava disse Harper. Ho contattato chiunque avesse
avuto una relazione con lei per cercare di sapere chi fosse realmente Marie Whitney. Quello che ne ho
ricavato finora non  un bel quadro.
Lui fece una smorfia. Ci non mi sorprende.
Ho gi ricevuto minacce da parte di due uomini molto potenti, perch erano cos spaventati da
non voler neppure sentire il nome di Marie Whitney gli disse Harper. Ho bisogno di capire il perch
di tanta paura. E soprattutto perch qualcuno voleva vederla morta.
Posso darle io una risposta disse Robinson. Perch quella donna era un mostro.
Harper cerc di non tradire la propria eccitazione: lui avrebbe parlato, se lo sentiva. Anzi,
meglio ancora: lui voleva parlarle di Marie Whitney.
Cosa significa? gli chiese.
Robinson rimase in silenzio guardando l'oceano.
Ha visto qualche sua foto, presumo.
Harper annu.
Allora sa gi che era bellissima. Per una foto non dice tutto. Marie Whitney era intelligente,
spiritosa, affascinante. Lui rivolse lo sguardo verso Harper. Non avevo mai incontrato una donna
come lei. Aveva questa capacit di scoprire cosa desideravi e di offrirtelo. In cambio, tu le davi altre
cose. Denaro, confidenze, informazioni, accesso alla tua vita. Nemmeno ti accorgevi di farlo.
Succedeva e basta. Quasi volevi farlo.
Lui sorseggi il suo drink. Il ghiaccio tintinn nel bicchiere.
E poi lei utilizzava tutto quello su cui era riuscita a mettere le mani per ricattarti.
Harper lo guard con gli occhi sgranati. Marie Whitney la ricattava?
Oh, s. Robinson aveva l'aria amaramente divertita. Ricattava me come tanta altra gente.
Non solo uomini, anche donne. Era molto scaltra.
Ma... La mente di Harper corse alla rabbia dell'avvocato, alla paura del senatore, alle cose
che Rosanna le aveva confidato.
I pezzi del puzzle si incastravano tutti.
Merda sussurr lei.
Sterling Robinson inclin il bicchiere verso di lei. Mi ha tolto la parola di bocca.
Ci volle un momento perch Harper si riprendesse.
Le posso chiedere perch la ricattava?
Per la prima volta, Robinson esit. Era piuttosto dibattuto su cosa risponderle.
Ha firmato quell'affidavit le disse, dopo un secondo. Dietro alle lenti, i suoi occhi erano
penetranti. Sa quello che accadrebbe alla sua carriera qualora pubblicasse anche una virgola di ci che
le dico?
Certo disse. Ha la mia parola.
Di pi, ho la sua firma la corresse lui. Ho il suo impegno scritto.
Poi sospir, come se si preparasse a far fronte a qualcosa di doloroso.
Ho incontrato Marie a una serata di raccolta fondi, due anni fa disse. Gestisco una
fondazione di beneficenza.
Lo so disse Harper. Fa un buon lavoro.
Lui la soppes con lo sguardo.
Ha fatto delle ricerche su di me.
Certo.
Un altro mezzo sorriso.
Come le stavo dicendo prosegu lui, ho collaborato con Marie a un progetto per raccogliere
fondi da destinare alla ricerca scientifica dell'universit contro la malaria e altre malattie tropicali. Lei
era... lui ruot la mano tutto quello che le ho detto. Bella. Affascinante. Intrecciammo una
relazione. Fece una pausa. L'unico problema era che io all'epoca ero ancora sposato.
Sterling Robinson scatt in piedi. Le spiace se andiamo fuori? Ho bisogno di una buona
boccata d'aria fresca. Si porti il bicchiere.
Senza aspettare la sua risposta, lui usc da una porta a vetri che Harper non aveva neppure
notato. Quando Robinson l'apr, una calda brezza s'insinu nella stanza.
Con il bicchiere in mano, Harper gli corse dietro fino a raggiungerlo in una grande veranda,
dove un divanetto e delle poltroncine di colore nero erano sistemati intorno a un tavolino di vetro.
Si sedettero di nuovo uno di fronte all'altra. La brezza dell'oceano scompigliava i capelli di
Harper.
C'era di nuovo profumo di gelsomini. Dovevano crescere dappertutto l in giro. A Harper
sarebbe piaciuto vederli, ma la luna era scomparsa dietro una nuvola e l'oscurit era tale da celare alla
vista perfino il mare. Non si sarebbe nemmeno accorta che c'era, se non ne avesse sentito il basso,
potente rumoreggiare.
Dove ero rimasto? chiese Robinson.
Harper sapeva che lui non si aspettava davvero una risposta. Robinson guardava oltre lei,
attraverso lei.
In breve, diventammo amanti e credo che lei immagini gi come sia andata a finire. Marie ha
minacciato di rivelare tutto a mia moglie. Mi ha chiesto pi di un milione di dollari per garantirmi il
suo silenzio. Ci aveva fatto scattare delle foto. Robinson fece ondeggiare il bicchiere. La solita roba
torbida.
La sua voce era priva di qualsiasi emozione, eppure Harper capiva quanto quella vicenda lo
avesse ferito. Per essere un uomo molto abile a nascondere le proprie emozioni, non riusciva a oscurare
una sorta di trasparenza riguardo quella storia.
Poi mia moglie ha scoperto di essere incinta disse lui.
Harper trattenne il fiato. Aveva una orrenda sensazione.
Quello che Marie non capiva  non poteva capire  era che io non posso permettermi di cedere
al ricatto le spieg. Ricattato una volta, lo sei per tutta la vita. Possono arrivare a dissanguarti.
Perci, sono partito al contrattacco. Ho assunto un investigatore che indagasse su di lei e scandagliasse
ogni aspetto della sua esistenza.  stato cos che ho scoperto che gi prima era ricorsa al ricatto. Molte
volte. E con tanta di quella gente... Mi sono procurato le dichiarazioni giurate di molte delle persone da
lei ricattate. Ho minacciato di denunciarla. Di farla licenziare. Ha acconsentito a desistere.
Tacque.
Nell'oscurit, qualcosa vol sopra le loro teste, velocissimo. Un pipistrello, forse.
Si  vendicata?
Lui annu e stese il braccio per prendere il bicchiere.
Tutto sembr filare liscio per qualche settimana, poi qualcuno fece recapitare a mia moglie
una serie di foto di Marie e me che facevamo l'amore. In luoghi diversi. In diverse posizioni.
Lui svuot il bicchiere.
Quando riprese a parlare, la sua voce era ferma ma, in qualche modo, ci rendeva il suo
racconto ancora pi straziante.
Mia moglie mi ha lasciato disse. E poi si  sbarazzata del bambino.
Per un secondo Harper cerc le parole giuste da dire. Ma non ce n'erano.
Mi dispiace gli disse.
Lui sembr non sentirla.
Come poi venne fuori, Marie non voleva pi i soldi. Voleva il sangue disse lui. E l'ha
avuto.
Harper lasci che quella frase aleggiasse nell'aria.
Dopo, sempre in tono gentile, gli chiese: Mr Robinson. Ha ucciso lei Marie Whitney?
Con sua sorpresa, lui le rivolse un sorriso ironico.
Mi chiami Sterling, la prego. Ci tengo a che chiunque mi accusi di omicidio mi chiami per
nome. E, no, non l'ho uccisa io. Il giorno in cui Marie Whitney  morta, mi trovavo a New York. Sono
stato fotografato a pi riprese: quel pomeriggio ho partecipato a un evento al Metropolitan Museum.
Ho i biglietti aerei che attestano il mio viaggio e confermano la mia versione dei fatti. Posso fornirle
tutte le prove che desidera riguardo alla mia innocenza.
L'ha fatta uccidere? insistette Harper.
Non lo capisce, Miss McClain? lui gir le mani. Le sue lunghe dita da artista le ricordarono
quelle di sua madre. Non  cos che agisco. Mia moglie mi ha spezzato il cuore. Ma non  stata colpa
di Marie Whitney.  stata colpa mia. Perch io per primo ho spezzato il cuore di mia moglie.
I suoi occhi erano fermi, schietti.
Marie Whitney era come un ragno eremita marrone. Non incolpi il ragno perch morde.  nato
per farlo. Marie era nata per distruggere. L'avrei dovuto capire sin dall'inizio. Sono orgoglioso della
mia capacit di vedere la gente per quello che . Con lei mi sono sbagliato. E ne ho pagato il prezzo.
Harper pens di non aver mai incontrato qualcuno come Sterling Robinson. Era intelligente. Era
spietato. E, con sua stessa sorpresa, gli credeva.
Lui si alz.
Vado a prendere un altro drink. Qualcosa di decisamente pi forte. Gradisce anche lei, Miss
McClain?
Ha del whiskey? gli chiese. E, la prego, mi chiami Harper.
Pi tardi, quella notte, mentre ritornava a Savannah attraversando le paludi, Harper pens a
quello che Sterling Robinson le aveva detto. Su sua moglie. E su Marie Whitney.
Non faceva che tornarle alla mente il paragone che aveva usato per descriverla: un ragno
velenoso. Pi apprendeva sul conto della vittima di quell'omicidio, pi lei non poteva che concordare.
Alla fine, Harper si era trattenuta nella casa sulla spiaggia per un'altra ora, bevendo e whiskey e
soda e dissezionando il caso di Marie Whitney. Aveva confidato a Robinson le proprie teorie,
tralasciando la parte su sua madre.
Su sua richiesta, lui le aveva mostrato i rapporti dell'investigatore privato, spargendoli sul
tavolino da caff. Harper vi trov il nome del senatore e quello del legale, insieme a quelli di molti altri
potenti esponenti del bel mondo di Savannah.
Tuttavia, non c'era traccia di Larry Blazer. In realt, non si faceva menzione di alcun poliziotto.
 certa che fosse interessata davvero a un detective? le aveva chiesto a quel punto Robinson,
scorgendo la delusione sul volto di Harper.
Non sono pi certa di nulla ormai gli rispose.
Harper si era inginocchiata sul pavimento accanto allo spazioso tavolino da caff e aveva
ricontrollato nelle relazioni investigative tutti i nomi delle persone che Marie Whitney aveva
danneggiato nella sua breve, rischiosa vita.
Come avrebbe fatto a capire chi di loro era l'assassino? E cosa avrebbe fatto se niente li
collegava alla morte di sua madre?
Sembrava che, giorno per giorno, ogni sua teoria si rivelasse campata in aria. Adesso, aveva la
sensazione di dimenarsi alla cieca per farsi venire in mente qualche altra idea. Qualcosa che spiegasse
perch l'omicidio di sua madre fosse all'apparenza cos simile a quello di Marie Whitney.
Sterling Robinson aveva agitato il suo bicchiere vuoto, guardando la danza trasparente dei
cubetti di ghiaccio.
Marie era molto intelligente. Estremamente abile nel giudicare gli uomini che decideva di
sedurre le aveva detto, con aria pensosa. Sapeva che un detective le avrebbe letto nel pensiero prima
e meglio degli altri. Forse, dopo il brivido iniziale, ha capito che lui avrebbe potuto mettere a rischio il
suo modo di portarsi a casa la pagnotta. Gli agenti di polizia non hanno granch da sperperare. Lei
aveva poco da guadagnarci da una relazione cos. Non appena se ne  resa conto, se ne  andata. Se lui
l'ha uccisa, la chiave  in cosa lui avesse da perdere. Con cosa lei lo poteva minacciare?
Robinson si era tolto gli occhiali e si era strofinato il dorso del naso. Harper aveva notato che i
suoi occhi erano di un insolito grigio, limpido come acqua.
Perch non ha cercato di rovinarla? gli aveva chiesto. Dopo tutto quello che le ha fatto?
Ho sempre pensato che un giorno lo avrei fatto le aveva detto lui, con disarmante franchezza.
Avevo intenzione di allacciare un'alleanza con il rettore dell'universit e farla licenziare, volevo
demolire la sua carriera. Lui aveva messo ordine nelle carte. Tuttavia aveva una figlia, che cresceva
da sola, e non volevo far del male alla bambina. Volevo essere migliore di lei. Cos ho deciso di
aspettare. Ma poi si era appoggiato con la schiena ai cuscini del divano qualcuno l'ha uccisa.
Quando lui aveva menzionato la figlia di Marie Whitney, Harper vide davanti a s il viso di
Camille. I suoi occhi marroni atterriti, gonfi di lacrime. La mano aggrappata a Smith.
Ho intenzione di incontrarla gli aveva detto Harper. Camille Whitney, dico. Per scoprire
cosa sa di questa storia.
Lui aveva chinato il capo. Sa dove si trova?
Lei aveva annuito. Con la famiglia. Non molto lontano da Savannah.
Con tutta probabilit non ne sa granch le aveva detto lui. Marie Whitney di solito non le
presentava i suoi amanti. Io l'ho incontrata a un evento di beneficenza per bambini. Non ha mai
sospettato niente di me e di sua madre, a quanto ne so.
In qualche modo, ci non l'aveva sorpresa.
Non ho molte altre possibilit gli aveva allora confessato Harper, radunando tutte le carte.
Lei  l'ultimo tentativo che mi rimane. Se non ne cavo niente... gli aveva riconsegnato i fogli sono
nei pasticci.
Adesso lei ripens alle sue parole: Whitney lo aveva presentato a sua figlia, ma non come il suo
fidanzato, solo come uno dei tanti uomini presenti a quell'evento di beneficenza.
Le probabilit che Camille avesse incontrato l'amante poliziotto di Marie  se ci fosse stato
davvero un fidanzato poliziotto  erano esigue.
Peggio ancora, quella serata aveva accresciuto ancora di pi i suoi dubbi sull'ipotesi che Blazer
potesse frequentare una donna come Marie Whitney. Il suo appartamento da scapolo nel quartiere
residenziale nei sobborghi di Savannah non reggeva il confronto con l'abitazione principesca di
Sterling Robinson. Cosa ci avrebbe potuto vedere la Whitney in lui? Cosa avrebbe potuto volere da lui?
Eppure Harper non poteva fermarsi proprio adesso. Camille Whitney poteva sapere qualcosa. E
lei avrebbe cercato di organizzare un incontro con la ragazzina.
Al pi presto.
Capitolo trentacinque
Vidalia, in Georgia, era uno di quei paesini di campagna da cui passi in auto migliaia di volte
senza mai farci molto caso.
La strada principale che la attraversava era la Highway 280 e scorreva veloce tra catene di
ristoranti, banchi dei pegni e grandi supermercati che adesso riempiono la maggior parte delle cittadine
di provincia.
Il vecchio centro cittadino, per, era pi bello: fiancheggiato da alberi ben potati, con qualche
negozio che conservava ancora la sua elegante insegna anni Quaranta, ma che Harper non not
neppure.
Si era persa.
Stupido, maledetto paese di bifolchi borbott, mentre faceva inversione per la terza volta.
Girando a tutta velocit nel parcheggio del Dairy Queen, Harper ferm l'auto e immise di
nuovo i dati nel suo GPS, con una pressione pi forte del necessario, bofonchiando piano. Della
pioggia leggera velava i finestrini dell'auto, ingrigendo il paese.
Perch non riusciva a trovare quella casa?
Erano passati cinque giorni da quando Luke era partito.
Cinque giorni senza lavoro. Cinque giorni di isolamento e di dubbi su se stessa.
Non l'aveva pi sentito. Immaginava che fosse andato ad Atlanta, ma non aveva pi nessuno a
cui chiedere.
Giorno dopo giorno, senza nulla da fare, Harper si era convinta e poi dissuasa dall'imbarcarsi in
questo viaggio almeno un milione di volte.
Alla fine, per, sent di non avere altra scelta. Non poteva abbandonare il caso Whitney senza
tentare il tutto per tutto.
Dopo quello che era accaduto, per, non poteva semplicemente presentarsi a casa Whitney
come Harper McClain, giornalista sospesa dal proprio incarico.
Quando aveva telefonato a James Whitney per organizzare l'incontro, si era finta un'assistente
sociale. Con sorprendente semplicit, era riuscita a farsi credere e a persuadere l'uomo dell'utilit che
lei parlasse con la figlia.
In realt, James Whitney le era sembrato quasi contento di ricevere la sua visita.
Sono davvero molto preoccupato per Camille le aveva detto al telefono. Ha perso la testa.
Non vuole fare nulla. Si limita a fissare il vuoto. Spero proprio che lei possa aiutarla.
Nel suo morbido accento della Georgia, Harper aveva avvertito sottotraccia la paura, un tremore
del respiro. Era l'unico indizio da cui traspariva il dolore che lui stava affrontando e la sua apprensione
per la figlia.
Far tutto il possibile gli aveva promesso.
In quel momento, aveva avvertito una fitta di senso di colpa. Dopotutto, non aveva competenze
professionali nel trattare con bambini affetti da trauma.
Adesso che era l, per, la sua incapacit di trovare la loro casa stava, se non altro, smorzando le
altre sue emozioni. Era gi in ritardo di dieci minuti: perch le era sfuggito di chiedergli se per caso
non avesse nascosto la sua abitazione dentro a un albero o all'interno di un grosso canale di scolo?
Aveva guidato su e gi per le larghe strade piane che si intersecavano nel paese e ancora non
aveva trovato il numero che cercava. Ogni casa era virtualmente la stessa: tutte abitazioni del
dopoguerra, a un piano, con cortili che si espandevano incontrollati e senza steccati, con l'erba che
ingialliva al sole, e un pick-up parcheggiato nel vialetto.
Forse non era andata abbastanza in fondo. Ci avrebbe riprovato, questa volta avrebbe percorso
tutta la strada fino alla fine di Bromley Street. Mentre si preparava a rimettersi in cammino, si intravide
di sfuggita nello specchietto retrovisore e trasal. La parrucca castano scuro, dal taglio liscio e dritto che
le sfiorava le spalle, stravolgeva il suo aspetto.
Era stata Bonnie, ovviamente, a prestargliela. Lei aveva un armadio pieno di costumi da
cosplay, e preferiva le parrucche di capelli veri, che di solito comprava su eBay. E Dio solo sa da
dove provenissero.
Questa qui le aveva detto, sollevando una parrucca bruna e lucente da una testa in polistirolo
dal bianco inquietante.
Prima aveva provato una bionda e dal taglio lungo (un disastro) e si era rifiutata di mettersi in
testa un'altra blu e rosa (le preferite di Bonnie).
Harper sapeva di dover nascondere la sua chioma rossa: il suo tratto pi distintivo. Ma aveva
molti dubbi sul ricorrere a una parrucca. Sembrava un trucco cos palese: tutti si sarebbero accorti che
quelli non erano i suoi veri capelli.
Quando aveva indossato quella parrucca castana per, la metamorfosi era stata cos
stupefacente che a stento si era riconosciuta lei stessa. La carnagione del viso appariva pi pallida e gli
occhi sembravano pi scuri.
Era sorprendente come un piccolo dettaglio potesse trasformarla in qualcun altro. E in modo
cos effettivo e convincente.
Bonnie  che sapeva soltanto che Harper doveva cambiare aspetto per un lavoro sotto copertura
e la reputava la cosa pi figa che avesse mai sentito  era arretrata di un passo per giudicare la scelta.
Sembri proprio una spia le aveva detto, manifestando tutta la sua approvazione. Una spia un
po' pallida, per. Dovrai modificare il tuo trucco. Per fortuna... e le sventol sotto al naso un lungo,
sottile pennello io ho frequentato un istituto d'arte.
Adesso gli occhi di Harper erano sottolineati da una matita nera e gli zigomi illuminati da un
tocco di rosa. La leggera spolverata di lentiggini sul dorso del naso era ora del tutto invisibile.
Harper si era abbigliata nel modo che pensava pi consono a un'assistente sociale: una classica
gonna sopra il ginocchio e un ampio blazer. Una via di mezzo tra Baxter e un'insegnante di liceo.
Assomigliava a tante, ma di certo non a Harper McClain.
Tuttavia, non c'era possibilit che a Bonnie sfuggisse che l'amica fosse in qualche difficolt.
Perci, quando lei le aveva chiesto cosa stava succedendo, Harper le aveva raccontato la verit: si era
messa nei guai per una storia a cui stava lavorando ed era stata sospesa per due settimane dal lavoro.
Tenendo a mezz'aria il pennello da trucco, Bonnie aveva inclinato di lato la testa.
Ma perch stai ancora indagando, se ti hanno sospesa?
 a questo che stavo lavorando quando  scoppiato il putiferio le aveva detto Harper,
rimanendo sul vago. Voglio sapere come va a finire la storia.
Bonnie si era limitata a scrollare le spalle e ad affondare il pennello in una crema polverosa.
La tua vita  cos strana le aveva detto.
Poi dirlo forte aveva concordato Harper.
Harper sterz il volante e gir la Ford nera su Broomley Street. Aveva deciso che la Camaro era
troppo riconoscibile, perci aveva preso a noleggio l'auto pi anonima su cui era riuscita a mettere gli
occhi e poi aveva impiegato mezz'ora nel cercare di non schiacciare troppo forte il freno per non
rischiare di finire sbalzata fuori dal parabrezza.
Adesso, per, la padroneggiava bene. Harper era frustrata dalla mancanza di potenza del motore
quando accelerava, ma si sentiva anche piacevolmente invisibile.
Le case a un piano, la maggior parte bianche e grigie, le scorrevano di nuovo di fianco. Quando
raggiunse il blocco dei 12000, per, ancora una volta la casa dei Whitney le sfugg. Era come se la citt
finisse l. Da quel punto in poi c'erano solo campi: la terra abbondante, marrone scuro, rivoltata in
nitidi solchi dritti.
Questa volta, per, Harper persever e prosegu mentre la Bromley si trasformava da strada
residenziale a sentiero di campagna. Con suo sollievo, dopo cinque minuti di guida attraverso i campi,
una costruzione spunt in lontananza: era una casa di campagna a due piani, vecchia, non molto diversa
da quella di sua nonna, sebbene versasse in condizioni peggiori.
L'erba nel cortile era un poco troppo alta e gli utensili e gli attrezzi sparsi intorno al fienile
suggerivano quasi uno stato di abbandono.
Harper rallent mentre si avvicinava al vialetto e controll il numero sulla cassetta della posta.
12057. Era questo il posto.
Entr dentro, piano, e parcheggi vicino a un malmesso autocarro Chevy, con un trattorino
tosaerba sul pianale.
Prese un respiro per calmarsi, scese dall'auto e richiuse la portiera. Facendo attenzione, si fece
strada evitando gli attrezzi e gli pneumatici a terra fino ai gradini di legno che portavano a un'ampia
veranda.
A tutto avrebbe fatto bene una buona pennellata di vernice, ma si trattava comunque di un
bell'edificio antico. Le colonne che reggevano il soffitto della veranda erano originali, scolpite in solida
quercia.
Un tempo, un agricoltore avrebbe vissuto qui con una famiglia di sei o sette figli e una moglie
esausta, e il posto sarebbe stato un'esplosione di rumori e di vita.
Adesso, c'era uno strano silenzio.
Atteggiando l'espressione del viso a professionale neutralit, Harper picchiett le nocche sulla
porta, con colpi secchi.
Per un momento non ci fu risposta. Poi sent il flebile fruscio di un movimento, come se la casa
la stesse mettendo sull'avviso. Un secondo pi tardi, avvert il riconoscibile passo pesante di un paio di
stivali da cowboy sul pavimento di legno.
La porta si spalanc.
Il viso solcato da rughe che la stava guardando aveva trascorso i suoi anni sotto ogni tipo di
tempo, ma non era vecchio: tra i trenta e i quaranta, su per gi. Grandi e caldi occhi marroni
incontrarono i suoi.
Miss Watson?
Harper aveva preso in prestito il nome di una bisnonna. Le stava largo sulle spalle quanto il
blazer che aveva addosso.
S disse. E lei  Mr Whitney?
Harper mantenne la voce bassa e calda, aggiungendo alle sue parole un timbro che sperava
fosse rassicurante. Ricordava di aver incontrato, nella sua infanzia, assistenti sociali con voci cos.
Esatto. Lui le tenne la porta aperta. Prego, si accomodi. E mi chiami pure Jim. La stavamo
aspettando.
La sua voce era incerta ma cautamente cordiale, mentre la accompagnava lungo un luminoso
corridoio e poi oltre una di quelle vecchie scale, larghe a sufficienza per far passare una gonna di
crinolina e con un corrimano che chiedeva a gran voce che dei bambini ci scivolassero sopra.
La casa era proprio come Harper si aspettava: aveva i soffitti alti e dei pavimenti di legno un
po' ammaccati, ma era ancora un posto confortevole: senza fare troppa fatica, riuscivi quasi a vederti
mentre ti rilassavi nella sedia malconcia vicino alla finestra, con un buon libro in mano.
Nell'aria aleggiava il fievole, tiepido odore di pane tostato, un profumo che Harper sospettava
essere in qualche modo permanente: ne aveva impregnato il legno negli anni.
I tappeti gettati qua e l erano economici e lisi, ma puliti. Tutto era funzionale e solido, una
descrizione che poteva facilmente adattarsi allo stesso James Whitney.
Indossava una camicia a scacchi infilata ordinatamente in un paio di jeans consunti, stretti in
vita da una grande cintura di pelle. I suoi capelli castani avrebbero avuto bisogno di una sforbiciata, ma
anche cos lunghi stavano bene intorno al suo viso.
C'era tristezza in lui: non solo nella sua espressione, ma in tutto il suo essere. Era sicuramente
pi alto di un metro e ottanta, ma rimaneva un po' curvo, come a raccogliere in s la forza per il
prossimo colpo che la vita gli avrebbe inflitto.
Gradisce un caff? Jim imit con la mano la mossa di portarsi una tazza alla bocca. Magari
potremmo parlare un po' tra noi, prima che vada a chiamare Cammy.
Certo.  una buona idea. Harper lo segu in soggiorno  un divano soffice, rivestito con una
coperta di lana lavorata ai ferri  e poi nella sala da pranzo chiaramente poco usata, dov'erano in
mostra porcellane che in nessun modo potevano appartenergli, e poi ancora in una cucina grande, tipica
delle case di campagna.
Era la migliore stanza della casa, con credenze dagli alti sportelli anni Quaranta in vetro e
grandi finestre col telaio a ghigliottina affacciate su un cielo mollemente grigio e su un cortile in
disordine.
Jim le fece segno di accomodarsi a un tavolo di quercia, sfregato cos a fondo che sembrava
stesse in quella casa dal giorno in cui era stata costruita. Harper scost una sedia di legno.
Caff? lui sollev la caffettiera con aria interrogativa.
Lei annu. Con un poco di latte e un cucchiaino di zucchero, grazie.
Jim port al tavolo due tazze spaiate, una gialla e l'altra blu, e si lasci pesantemente cadere su
una delle sedie di fronte a lei.
Il caff era buono, appena fatto. Doveva averlo preparato poco prima che lei arrivasse.
Entrambi lo sorseggiarono con aria pensosa.
Jim sembrava a disagio, ma speranzoso: come se volesse parlare, ma non sapesse cosa dire.
Allora... Camille disse Harper, con la sua voce da finta assistente sociale. Mi dica qualcosa
in pi su di lei. Come sta?
Lui scosse la testa.
Non bene, Miss Watson. Non ci sono progressi.
La prego disse Harper, mi chiami Julie.
Con un sorriso timido, lui abbass la testa.
Julie.
Il senso di colpa attanagli Harper alle costole. Lui era cos gentile. E lei si sentiva come una
sociopatica a intrufolarsi nella sua vita solo per avere delle informazioni.
Sentiva la voce di Luke risuonare nella sua testa. Hai un atteggiamento cos distruttivo, Harper,
non te ne accorgi?
Harper irrigid le spalle e scacci quella voce dalla mente: si era spinta troppo oltre per fermarsi
proprio adesso.
Lei la chiama Cammy.  il suo nomignolo? Come dovrei chiamarla io?
Oh disse lui sorpreso. La pu chiamare Camille. Cammy era il suo nomignolo da bambina.
Io la chiamo ancora cos perch... si ferm, cercando di non pensare. Faccio cos.
Harper sorrise. Capisco.
Ci fu un'altra pausa di disagio.
Harper si guard in giro, l dove c'erano tocchi personali  le porcellane, la tovaglia con ricami
a fiori che pendeva dai binari e le tazze vivaci  che indicavano la presenza di una donna. Per lui non
portava la fede al dito.
Vivete qui da soli, lei e Camille?
Lui annu arrossendo.
S. Siamo solo io e lei adesso. Jim bevve un sorso di caff. Sua madre e io... ci siamo
incontrati da giovani. Lei  rimasta incinta per sbaglio. Rompemmo quando Cammy era ancora
piccola.
Gli sfugg una risatina triste, poco convinta. Non sarebbe mai potuta durare. Marie ha trovato
un lavoro in citt e via. Sventol piano una mano in aria, un aereo che prendeva il volo. Se ne 
andata via.
Distolse gli occhi dal viso di Harper.
Non gliene faccio una colpa. Un posto come questo non offre molto a una ragazza come lei.
Le piacevano le cose belle. Io non potevo permettermele.
Harper cerc di non mostrarsi sorpresa.
Marie Whitney era vissuta qui a Vidalia. Era vissuta in questa casa.
Era cos lontano dalla Marie Whitney che stava scoprendo: la ricattatrice manipolatrice e
sofisticata, con i suoi lunghi abiti da sera di seta, lo champagne e i milionari di cui si circondava. Era
impossibile immaginarla in quella cucina, mentre preparava una zuppa.
Come doveva aver odiato la sua vita qui. Come doveva aver provato del risentimento per
quest'uomo placido, pieno di buone intenzioni.
Harper bevve un po' di caff.
E ha portato con s Camille?
Jim scosse la testa.
Non all'inizio. Un'altra breve, mesta risata. Quella ragazza... Riemp la valigia coi suoi
vestiti e mi lasci un foglietto in cui mi scrisse che andava via. Aveva lasciato Camille da mia madre
quel giorno, e non era pi tornata a riprenderla.
Lui tracann il resto del caff senza neanche assaporarne il gusto, sospett Harper.
S disse, pi a se stesso che a Harper. Poi, un paio di anni pi tardi si rifece viva, dicendo di
essere dispiaciuta di quello che aveva fatto e chiedendo di poter rivedere Camille. E cos... Lui scroll
le spalle. Una bambina ha bisogno della madre. Tutto il resto ormai  storia.
Ogni cosa tornava al proprio posto. Marie era scappata di casa e si era rifatta una vita senza il
peso di una figlia e di un marito. Poi, quando si era sentita pronta, era tornata per prendersi l'unica cosa
che era rimasta al marito: la bambina.
Era stata di una crudelt scioccante.
E lei? gli chiese Harper. Cosa ha fatto quando  rimasto da solo?
Lui le lanci una breve occhiata, che Harper non riusc a decifrare.
Io? le chiese, come se per lui la domanda non avesse alcun senso. Be', io faccio il bracciante
in una delle aziende agricole davanti cui  passata venendo qui, e un paio di altri lavoretti in giro. Non
sono sposato. Con una mano, indic la cucina in cui si trovavano. Riconosco che  strano. Ho avuto
una ragazza per un po', ma... gli si smorz la voce. Non ha funzionato.
Le ultime tre parole furono quasi inintelligibili e di colpo Harper avrebbe voluto abbracciare
quell'uomo. Avrebbe voluto farlo cos tanto che dovette stringere la tazza di caff per trattenersi
dall'andare dall'altra parte del tavolo a dirgli che sarebbe andato tutto bene. Non solo perch sarebbe
stato da folle, ma anche perch non era la verit.
Non sarebbe andato tutto bene.
Al mondo non piacevano pi gli uomini come lui. Uomini con mani forti e nessuna istruzione.
Qualche volta sembrava proprio che la vita volesse sbarazzarsene.
Capisco disse lei con calma. Mise da parte la sua tazza di caff. Adesso, mi racconti di
Camille. Le parla?
Questo era un terreno pi sicuro e Jim si raddrizz sulla sedia.
 sempre cos silenziosa le disse. Ho provato a parlarle e lei mi risponde, ma in maniera
smozzicata, capisce? Non dico solo s o no, ma poco di pi. Ha gli incubi ogni notte: si sveglia urlando,
chiama la madre. Distolse lo sguardo. Questa  la cosa peggiore.
Harper sent una stretta al cuore: ricordava ancora bene quegli incubi.
Persino adesso, di tanto in tanto, ne aveva uno.
E la scuola? Mi pare di aver capito che non ci  ancora tornata,  cos?
Oh, no. Lui scosse la testa. Non  ancora pronta. Ho portato i suoi libri e i suoi quaderni qui,
e sto facendo del mio meglio per farla leggere, ma adesso non riesce proprio a concentrarsi.
Capisco. Harper sollev il cucchiaino e se lo gir tra le mani. C' qualcosa che vuole dirmi,
prima che parli con sua figlia?
Solo... Vorrei che riuscisse a dormire senza piangere disse lui sottovoce. Vorrei che sapesse
che andr meglio. Che un giorno dimenticher quello che ha visto.
No, non succeder, pens Harper.
Ci fu una pausa.
Bene. Jim si alz. Mi pare sia tutto. Vado a prenderla. Lei pu aspettare qui.
Lui usc dalla stanza, i pesanti tacchi degli stivali sul pavimento.
Harper ascolt, seguendo con facilit i suoi spostamenti in quella vecchia casa, mentre
avanzava lungo il corridoio, poi su per le scale. Si immagin un ballatoio ampio, arioso, su cui si
aprivano porte massicce. Lo sent bussare a una di quelle. Poi il flebile mormorio della sua voce.
Un minuto pi tardi, Jim torn in cucina tenendo per mano la ragazzina che Harper ricordava
sulla scena dell'omicidio.
Sembrava pi pallida adesso, e pi magra. Una nuvola di lunghi capelli neri sembravano
avviluppare il suo corpo emaciato. Era piccola per la sua et. E i suoi grandi occhi marroni, che
accompagnavano Harper dal giorno in cui li aveva visti per la prima volta, la studiavano circospetti.
Era tutto cos terribilmente familiare che per un secondo Harper non riusc a respirare.
Si rivide a dodici anni, nascosta dietro la porta del soggiorno, le gambe lunghe e sottili, i capelli
spettinati intorno al viso, mentre premeva l'orecchio sulla porta, cercando di capire le conversazioni
degli adulti all'interno della stanza. Cercando di capire cosa ne era stato del suo mondo.
Per un momento, sent quella vecchia ferita riaprirsi e bruciare come se ci fosse stato cosparso
sopra del sale.
Tir indietro la sedia e si alz.
Aveva aspettato cos a lungo e rischiato cos tanto per arrivare fin qui. Doveva mantenere la
calma. Doveva giocarsela nel modo giusto. Non solo per se stessa, ma anche per tutti quelli che si
trovavano con lei in quella stanza.
Ciao, Camille le disse piano. Mi chiamo Julie. Sono cos felice di conoscerti.
Capitolo trentasei
Camille teneva gli occhi fissi sul pavimento di legno consunto.
Mi piacerebbe parlare un poco con te, oggi. Ti va? disse nella sua nuova, dolce voce.
Camille si strinse nelle spalle, scrollandole con aria indifferente.
Quando fu chiaro che la ragazzina non aveva alcuna intenzione di risponderle, suo padre la
accompagn verso il tavolo, di fronte a Harper. A Camille sembrava non importare e lasci che il padre
la sistemasse su una sedia come fosse una bambola.
Vuoi un po' di succo di frutta, tesoro? le chiese lui.
Camille abbass muta lo sguardo sulle mani, appoggiate sul tavolo rigato.
Come in un flash, Harper rivide sua nonna nella loro cucina, i capelli lunghi e argentati raccolti
in una pesante crocchia dietro la nuca. La donna aveva un collo delicato, da ballerina, e delle spalle
strette, e in mano reggeva una brocca piena di limonata fresca.
Ne vuoi un bicchiere, Harper?
Gocce di condensa scivolavano lungo il vetro di quella brocca e lei era cos assetata, ma non lo
avrebbe mai ammesso. Non disse niente. Non parlava da giorni e non aveva intenzione di cominciare
proprio allora. In un mondo senza pi sua madre, a che le serviva parlare?
Senza aspettare una risposta che chiaramente non sarebbe arrivata, Jim and verso il frigo e
prese una bottiglia di succo di mela.
Dopo avergliene versato un bicchiere e aver riempito di nuovo la tazza di Harper con del caff,
Jim si allontan dalla tavola.
Vi lascio da sole.
I suoi occhi cercarono una rassicurazione da Harper. Lei gli indirizz un rincuorante cenno
della testa.
Jim chiuse la porta. Harper aspett finch sent i suoi passi in soggiorno.
Camille guard il liquido color ambra dentro al bicchiere. Aveva le spalle curve e teneva le
mani cos strette al cordolo del tavolo che le nocche le erano diventate bianche.
Camille disse Harper a bassa voce, sai perch sono venuta?
La ragazza non reag.
Sono venuta per parlarti. Tutto qui.
Ancora niente.
Ti ha parlato gi un sacco di gente, non  cos? intu Harper.
Sempre fissando il bicchiere, Camille annu e un sipario di capelli le ricadde davanti agli occhi.
Lei li scost con impazienza, come se le dessero fastidio.
I suoi capelli erano un tale groviglio.
Harper sapeva che i bambini traumatizzati spesso regredivano a un'et pi piccola. Non si
lavavano pi i denti, n si pettinavano i capelli. A volte, per un po', non si ricordavano neppure come
fare a vestirsi.
Riusciva quasi a immaginare Jim che non sapeva come fare ad aiutarla a spazzolare quella
massa ingarbugliata di capelli per poi raccoglierglieli in una treccia o in una coda. Magari lui avrebbe
voluto, ma aveva paura di tirarglieli troppo con quelle sue mani grandi e goffe, e di farle male.
Harper aveva deciso che Julie avrebbe portato una borsa a mano, e perci ne aveva una con s 
nera, con la chiusura a scatto  che si era fatta prestare da Bonnie. Dentro ci aveva infilato una
spazzola, nel caso avesse avuto bisogno di dare una sistemata alla parrucca.
Ti danno noia i capelli?
Per la prima volta, Camille sollev lo sguardo. Osserv Harper con insolito interesse e aggrott
le sopracciglia marrone scuro.
Dopo un lungo momento, lei chin la testa in segno affermativo: un cenno cos lieve da essere
quasi impercettibile.
Harper si chin a frugare nella borsa, tir fuori la spazzola e poi continu a rovistare finch non
ebbe trovato anche un elastico: anche i suoi capelli le davano spesso fastidio, perci se ne portava
dietro sempre qualcuno.
Sollev spazzola ed elastico perch la bambina potesse vederli.
Vuoi che ti dia una sistemata?
Camille esit. I suoi occhi studiarono Harper con un'espressione che era di una saggezza
sorprendente.
Un lampo dell'intelligenza della madre: veloce ed espressiva.
So che puoi farlo da sola disse Harper, ma le trecce sono difficili da fare, non  vero?
Questa volta il cenno di Camille fu pi deciso.
Harper sorrise. Vieni qui.
Le indic lo spazio accanto a s.
Ci fu una lunga pausa, tanto che Harper pens che la ragazzina avesse cambiato idea. Poi, con
cautela, Camille si alz e si avvicin a lei, fino a starle proprio davanti.
Adesso, girati. Con delicatezza, Harper pos le mani sulle spalle della bambina  le ossa
delicate come le ali di un uccellino  e la gir piano fino ad avere di fronte a s le sue spalle.
Partendo dalle punte, Harper distric i grovigli dei suoi folti capelli scuri: sapeva come farlo,
senza farle sentire dolore. Dopotutto, anche lei un tempo era stata una ragazzina coi lunghi capelli
arruffati. Eppure lei la ferm.
Sto tirando troppo?
Camille scosse la testa, i capelli dondolarono.
Harper continuava a credere che prima o poi lei si sarebbe allontanata  magari, pensando che
quella situazione fosse troppo strana  ma Camille sembrava contenta di restare, mentre lei le
spazzolava i capelli con colpi leggeri ma decisi.
Aspett finch non fu sicura che lei si fosse rilassata, prima di cominciare a rivolgerle delle
domande.
Tuo padre mi ha detto che hai degli incubi la notte.
Camille rimase in silenzio.
Sono molto brutti?
Camille fece segno di s con la testa, una volta.
Harper stacc la spazzola, finch lei non smise di muoversi.
Sogni tua madre?
Un altro leggero cenno.
E quel giorno.
Camille rest immobile: era la sua risposta.
Sai una cosa? Harper distric l'ultimo dei nodi tra i capelli. Anch'io avevo degli incubi
proprio come i tuoi.
Camille non disse nulla, ma inclin lievemente la testa e le si blocc il respiro. Harper cap che
le stava prestando ascolto.
Conosco un trucco per farli andare via. Harper separ con cura i capelli della ragazzina in tre
grandi ciocche. Ogni sera, quando mi mettevo a letto, pensavo a ci che avrei voluto fare. Ai posti che
avrei voluto visitare. Pensavo di solcare il mare o di giocare in un bellissimo parco. Immaginavo di
avere un grosso cane con me, uno cattivo con tutti gli altri, ma buono con me. E vivevo queste
avventure la sera, con il mio cane che mi proteggeva da tutto.
La sua voce era leggera e melodiosa, un suono gentile e rassicurante, mentre con le dita
raccoglieva i capelli di Camille in una treccia lucida e nera, la stessa di quando Harper l'aveva vista per
la prima volta.
Dopo un po', ogni volta che cominciavo ad avere uno di quegli incubi, il cane a guardia dei
miei sogni arrivava e mi portava via, in un posto pi sicuro. Mi difendeva ogni notte. Non ero pi da
sola.
Era quasi arrivata alle punte, la treccia quasi finita. Camille la stava ascoltando.
Ci proverai anche tu? Ti farai proteggere dal cane a guardia dei tuoi sogni?
Camille fece s con la testa, talmente forte che Harper dovette lasciare andare la treccia per un
secondo per non tirargliela.
Bene.
Harper arrotol l'elastico intorno alla punta della treccia per tre volte, poi diede una piccola
pacca sulle spalle di Camille.
Fatto! disse allegra.
Senza preavviso, la ragazza si volt e le gett le braccia al collo, stringendola cos tanto che
Harper ebbe paura che la parrucca le scivolasse dalla testa.
Grazie sussurr Camille.
Era la prima cosa che diceva.
Harper, che non aveva mai raccontato a nessuno in tutta la sua vita del cane immaginario che
l'aveva aiutata a sopravvivere dopo l'omicidio della madre, l'abbracci con delicatezza.
Il cuore le sanguinava per quello che stava per succedere alla piccola. Per tutto quello che
avrebbe passato negli anni a venire. Sarebbe andata peggio. Le cose vanno sempre peggio.
Ti prometto le disse con calma tenacia che supererai tutto questo. Tua madre vorrebbe che
tu ti facessi forza.
Ascoltando le parole che Harper si era detta cos tante volte tra s e s, Camille fece di s con un
cenno deciso della testa. Si asciug le lacrime dagli occhi, torn a sedersi e prese in mano il bicchiere
di succo di frutta, come se tutto fosse perfettamente normale.
Harper controll di nascosto la tenuta della parrucca, ma le forcine di Bonnie avevano retto. Era
tutto al suo posto.
Camille si sistem bene sulla sedia, non guardava pi il succo, ma era incuriosita da Harper. I
suoi occhi scuri la scrutavano in viso con aperto interesse.
Di dove sei? La sua voce era sicura: era pi grande di quel che sembrava.
Di Augusta disse Harper, senza battere ciglio. I suoi assistenti sociali qualche volta venivano
da l, cos aveva scelto quella citt anche per Julie.
Non ci sono mai stata.
 un bel posto. Neppure Harper era mai stata ad Augusta.
Rimasero sedute in silenzio a farsi compagnia per qualche momento, mentre Camille
sorseggiava il suo succo.
Harper rimescol il caff sopra pensiero, valutando se fosse arrivato il momento giusto. Camille
era calma adesso.
Possiamo parlare un poco di tua madre?
La ragazzina pos il bicchiere sul tavolo cos forte da far straripare qualche goccia della sua
bibita.
Non fa niente. Harper prese un tovagliolino e allung il braccio per asciugare il tavolo
bagnato. Ci penso io.
Quando lei ritir la mano, Camille stava ancora guardando il punto ora pulito dove prima c'era
il succo versato.
Possiamo parlare di lei disse.
Harper fece una pausa.
Doveva fare la mossa giusta. Se si spingeva troppo in l, l'avrebbe persa. Se non l'avesse fatto,
non avrebbe ottenuto nulla. Decise di andarci piano, all'inizio.
Com'era?
Ci fu un lungo silenzio: cos lungo, che Harper pens che forse la ragazzina non le avrebbe pi
parlato. Per proprio in quel momento Camille sollev lo sguardo dal tavolo.
Era bella disse Camille, tutti i miei amici me lo dicevano.
Harper trov interessante che la prima cosa a cui la bimba aveva pensato fosse stato l'aspetto
della madre. Se qualcuno le avesse fatto la stessa domanda su sua madre, lei avrebbe detto: Era
un'artista. Io l'amavo.
Ho visto qualche sua foto disse Harper. Era molto bella. Aveva un sacco di amici?
Illuminandosi, la ragazzina fece segno di s con la testa, con un piglio cos deciso da far
dondolare la treccia.
Era molto popolare. Aveva sempre un sacco di appuntamenti.
Era precisamente lo spiraglio in cui Harper sperava.
Davvero? le sorrise. Non mi sorprende. Aveva un fidanzato?
Camille le lanci uno sguardo reticente. Aveva un sacco di fidanzati.
Adesso sembrava proprio la Marie Whitney che Harper aveva imparato a conoscere.
Hai visto qualcuno dei fidanzati di tua madre, da quando sei venuta a vivere qui?
Il sorriso svan, Camille scosse la testa.
Poi divenne di colpo silenziosa.
Poteva non aver visto nessun fidanzato, ma di sicuro doveva aver visto Blazer. Le annotazioni
nel file sul caso Whitney indicavano che era stato lui a interrogarla. D'altra parte, poteva aver mandato
qualcun altro a farlo e poi ne aveva firmato la relazione. Doveva esserne sicura.
Harper sorseggi piano il suo caff, guadagnando tempo. Quando riprese a parlare, il tono era
indifferente.
La polizia ti ha parlato?
Camille annu. Sono sempre qui. E anche gli assistenti sociali. Fece un gesto vago. Tutti.
Hai conosciuto il detective Blazer?
Harper la osserv con attenzione.
Camille ci pens su per un secondo, poi annu.
Sta cercando di trovare l'assassino le disse con improvvisa ferocia.
Esatto concord Harper. Ha parlato con te? Si  assicurato che stessi bene?
S disse Camille.  stato gentile con me. Mi ha portato delle caramelle e dei libri da
leggere.
Non si erano visti una volta sola, era chiaro, ma di pi, e non c'era sul viso di Camille nulla che
lasciasse trasparire che per lei Blazer fosse qualcosa di pi di un poliziotto gentile.
E cos era al punto di partenza.
Quel pensiero era demoralizzante. Tutto quel lavoro, tutti i rischi che aveva corso. Per niente.
Camille la stava guardando con curiosit.
Posso farti una domanda? le chiese.
Fa' pure.
La polizia prender la persona che ha fatto del male a mia madre?
Di colpo, Harper si ricord di Smith nel soggiorno della nonna, che stringeva in mano un
bicchiere di t freddo.
Lo troveremo, Harper, te lo prometto.
E si ramment del fievole calore della speranza che le scioglieva il gelo nelle vene, anche solo
per un minuto.
Per un bambino una falsa speranza era sempre meglio di nessuna speranza.
Harper si protese verso Camille e stese la mano per sfiorarle le dita. La ragazzina non la
respinse.
So che la polizia sta lavorando sodo disse. Sono sicura che troveranno il colpevole. Lo
stanno cercando giorno e notte.
Gli occhi grandi di Camille si piantarono nei suoi.
Vorrei prenderlo io. La sua voce era bassa e affilata come un rasoio. D'un tratto, sembr pi
grande dei suoi dodici anni. Vorrei prenderlo e fargliela pagare.
I suoi occhi lampeggiavano di rabbia.
Era per questo che non parlava agli adulti intorno a lei: per questa sua rabbia. Era cos furiosa
da non riuscire a trovare le parole per esprimerla e buttarla fuori.
Tutti quelli che aveva accanto non facevano che ripeterle che si sarebbe sistemato tutto, e solo
lei, ancora cos giovane da vedere la nuda verit con i propri occhi, sapeva che le cose non sarebbero
pi state le stesse. Rimaneva solo la vendetta.
Per un istante, Harper avrebbe potuto giurare di vedere se stessa pi giovane dall'altra parte
della tavola, non Camille. Una tenda di capelli rossi, gli occhi color nocciola pieni di terrore. Con una
fame disperata di risposte. Risposte che nessuno poteva darle.
Il panico le sal in gola come bile.
Santo cielo, cosa ci faceva qui? Era una follia.
Si vide solo allora per quello che era: un impostore nella tragedia di qualcun altro. Con la sua
parrucca presa su eBay e il blazer troppo largo, a fingere di poter essere d'aiuto.
Non poteva aiutare nessuno. Non poteva aiutare neppure se stessa.
Aveva coinvolto anche Bonnie in questa sceneggiata, aveva allontanato Luke, probabilmente
aveva perso la fiducia di Smith per sempre.
E tutto questo per cosa?
Era seduta nella cucina di quella ragazzina col cuore spezzato, cercando di cavarne con
l'inganno informazioni, in modo da smettere di sanguinare lei stessa. Per guarire il proprio dolore.
Miles e Luke avevano ragione. Doveva lasciar perdere. Almeno per adesso. Non solo per
salvare il suo lavoro.
Per salvare la propria anima.
Capitolo trentasette
Sulla lunga strada verso casa, Harper continu ad avere davanti agli occhi il viso espressivo di
Camille.
Avevano parlato ancora per un altro po'. Le emozioni della chiacchierata erano impegnative per
la ragazzina e Harper non vedeva l'ora di andarsene, prima di fare ulteriori danni.
Mentre si preparava a congedarsi da loro, il senso di colpa, affilato e doloroso, l'aveva divorata.
Non poteva semplicemente andarsene e lasciarla cos. Lasciarla da sola ad affrontare
quell'inferno.
A dispetto di ogni ragionevole prudenza, Harper aveva annotato il proprio numero di cellulare
su un pezzetto di carta e lo aveva stretto tra le piccole dita di Camille.
Se quegli incubi non passano le disse, chiamami, d'accordo?
Va bene.
Camille aveva piegato con cura il foglietto e l'aveva riposto nella tasca.
Quando uscirono insieme dalla sala da pranzo, Jim Whitney corse loro incontro nel corridoio. I
suoi occhi si soffermarono sui capelli in ordine di Camille.
Sei proprio carina cos, tesoro disse a sua figlia, prima di voltarsi verso Harper con uno
sguardo di scuse. Sembra proprio che non sappia come aiutarla, non so neanche capire come fare un
piccolo gesto come questo.
Lo capir lo rassicur Harper. Sar Camille a mostrarle la strada.
Quando Harper usc, entrambi l'accompagnarono sino alla veranda. Jim la salut con la mano,
Camille la guard semplicemente andare via.
Quegli occhi grandi rimasero con Harper per tutta la strada del ritorno.
Rimase bloccata dietro a un trattore alle porte di Vidalia e poco dopo un incidente tra due auto
rallent ulteriormente il traffico, costringendo i veicoli a procedere a passo d'uomo, perci passarono
due ore prima che Harper riuscisse a raggiungere i sobborghi di Savannah.
Il cellulare squill mentre lei era ferma a un semaforo rosso. Lo prese e rispose senza guardare
il numero sul display.
Harper rispose. Scatt il verde.
Harper, sono Billy. La voce sempre gioviale del suo padrone di casa era insolitamente seria.
Ho bisogno che torni a casa. C' stata un'irruzione.
Harper ne rimase cos stupita che per poco non and a sbattere contro l'auto che la precedeva,
che aveva frenato di colpo.
Inchiod e fece stridere le ruote a pochi centimetri dal paraurti della vettura di fronte a lei. Le si
era strozzato il cuore in gola. Not il guidatore davanti a lei aggrottare la fronte, squadrandola dal suo
specchietto retrovisore.
Un'irruzione? Nel mio appartamento?
Temo di s, tesoro. L'agitazione accentuava pi che mai il suo accento della Louisiana. I
ragazzi del piano di sopra mi hanno chiamato, mi hanno detto di aver trovato la porta di casa tua aperta
quando sono rientrati. Hanno chiamato la polizia, ma sai come sono fatti gli sbirri. Non gliene importa
niente, se non c' qualcuno a terra che sanguina.
S disse Harper cupa. Lo so come sono fatti gli sbirri. Sono subito da te, Billy.
Harper non si capacitava di quello che Billy le aveva appena riferito.
Continuava solo a pensare, Va' a casa. Va' a casa. Va' a casa...
Sterz a sinistra, diretta verso Jones Street pi veloce che poteva.
Erano quasi le sei del pomeriggio, perci le ci vollero quindici lunghi minuti per farsi strada nel
traffico dell'ora di punta fino alle belle querce e ai vecchi, alti edifici di Jones Street.
Quando parcheggi, Billy l'attendeva sulla veranda con aria preoccupata. Harper scese
dall'auto presa a noleggio e lui fiss la Ford.
Hai una macchina nuova?
 a nolo gli spieg lei. La mia faceva le bizze.
Si era sfilata la parrucca in un'area di servizio quando si era fermata per fare benzina e prendere
una tazza di quel caff atomico che servono ai camionisti, cos almeno avrebbe evitato di dover dare
spiegazioni sul proprio aspetto.
Ci sono danni? chiese lei, correndo verso gli scalini di casa.
Parecchi Billy le diede una pacca sulla spalla, ma non ti preoccupare, rimetteremo tutto a
posto.
Harper entr intontita nel suo appartamento. Una rapida occhiata alle serrature le fece capire
che non erano state forzate.
Come hanno fatto a entrare? Si volt a guardare il padrone di casa.
Il vetro della finestra in cucina  rotto. Lui punt la mano verso il retro, da dove la luce del
pomeriggio si riversava nel corridoio. Sembra che abbiano usato un piede di porco.
La finestra. Perch non aveva insistito per far installare un vetro antiproiettile?
L'ingresso principale era come l'aveva lasciato. Persino la luce era ancora accesa. Fu solo
quando entr nel soggiorno che scorse il disastro.
Il televisore era stato fracassato  lo schermo era una ragnatela di vetri infranti  e lo stereo era
stato strappato dalle casse, lasciando i fili a pendere inutilmente per terra. C'erano fogli di carta sparsi
ovunque: pagine strappate dai suoi taccuini e sparpagliate in giro come coriandoli.
Harper vide le schegge di plastica del suo scanner in un angolo: la crepa nel muro sovrastante
indicava che qualcuno lo aveva lanciato contro la parete con grande forza.
Con la mente appannata dallo shock, Harper ebbe un solo pensiero lucido: quei danni avevano
tutta l'aria di essere una vendetta.
Il divano e la sedia erano stati rovesciati sugli schienali e i cuscini lacerati: l'ammasso di spugna
ne usciva fuori come fossero viscere.
In un tale scompiglio, l'ultima cosa che Harper not fu la cosa peggiore che le avevano fatto.
Il suo ritratto, dipinto da Bonnie sette anni prima, era stato squarciato con la lama di un coltello:
due tagli profondi, incrociati, proprio sul volto.
Accanto, una sola parola, pennellata sul muro con una specie di sostanza nerastra: VATTENE.
Harper si lasci sfuggire un piccolo gemito. Si premette le dita sulle labbra.
L'avvertimento era stato scarabocchiato con un pennello, con scatti rapidi, straripanti di rabbia.
La vernice era colata sul muro come sangue.
Non si trattava della solita irruzione con scasso.
Harper aveva superato la paura adesso e aveva conquistato una sorta di fredda calma.
Attenta a non toccare alcunch, si fece strada nel caos fino alla cucina. L c'erano altre prove di
quella furia distruttrice. Bicchieri rotti sul pavimento, il contenuto del frigo scaraventato per terra, tanto
che il ketchup e il dressing per l'insalata erano colati lungo le pareti che lei aveva ritinteggiato con cura
l'estate prima.
Non c'era traccia di Zuzu.
Harper avvert una fredda distanza tra s e la scena che le si parava davanti, mentre tornava nel
corridoio.
La camera da letto aveva catalizzato l'attenzione degli intrusi. Le lenzuola erano state ridotte a
brandelli, i cassetti svuotati dei vestiti, il materasso era stato squarciato in molti punti e l'imbottitura
tirata fuori. I cassetti del comodino erano sul pavimento, il loro contenuto sparpagliato dappertutto.
Hai detto che la polizia  gi venuta? La voce di Harper era priva di qualsiasi emozione.
Circa un'ora fa. La voce di Billy era tesa per la rabbia repressa. Il poliziotto  sceso a stento
dall'auto.  salito sui gradini di casa, ha detto qualcosa tipo: Cavolo, hanno fatto davvero un bel
casino. La signora avrebbe dovuto mettere delle serrature migliori'. Poi se n' tornato in auto ed 
andato via. Ha detto che avrebbe scritto un verbale. Billy si gratt la guancia, guardandola mesto. La
domanda che mi faccio  questa: come faceva quel poliziotto a sapere che qui ci abita una donna? Io
sono sicuro di non averglielo detto.
Billy era cresciuto con poco o niente e se c'era qualcosa che uno come lui sapeva alla
perfezione era riconoscere quando i poliziotti tentano di provocarti.
I poliziotti mi conoscono disse Harper, ancora stordita.
Ti conoscono cos tanto da non entrare nemmeno per assicurarsi che tu stia bene? Billy la
soppes con lo sguardo. Cosa succede, Harper? Perch ti hanno lasciato quella scritta sul muro?
Lei lo guard cupa.
Non ne ho idea.
Harper non ne poteva pi di sentirsi smarrita e confusa. Il solo sollievo che provava era di aver
riposto le poche scatole con dentro le cose di famiglia nell'attico, qualche giorno prima. Almeno non ci
avevano messo sopra le mani.
Billy incroci le braccia, le labbra strette come a reggere una sigaretta invisibile.
Sono preoccupato per te, cara le disse. Cosa hai intenzione di fare?
Era una bella domanda.
L'appartamento stava gi sbiadendo nella luce del crepuscolo.
Mentre si guardava in giro in mezzo alle macerie che restavano delle sole cose che aveva al
mondo, Harper pens a Camille Whitney e a suo padre.
Forse era questo il Karma. Forse se l'era meritato.
Billy aspettava ancora una risposta, ma lei non sapeva cosa dirgli. Certo che si doveva
preoccupare. Tutti si sarebbero dovuti preoccupare.
Puoi restare qui con me per qualche minuto, il tempo di prendere il necessario? La sua voce
era sottile, ma orribilmente ferma. Non voglio rimanere da sola.
Billy sembr quasi sentirsi insultato.
Certo che non ti lascio qui da sola, a rischio che qualche criminale torni e finisca il lavoro. Ho
una calibro .45 semiautomatica che non permetter a nessuno di farti del male, Harper. Lui diede un
colpetto alla pistola infilata nella cintura dei suoi jeans larghi. Fa' con comodo. Io vado sul retro a
mettere al sicuro quella finestra, se hai bisogno di qualcosa, urla.
Harper lo guard con occhi pieni di gratitudine.
Grazie, Billy.
Lui le fece segno con la mano di non pensarci.
Non mi ringraziare. Sono entrati nella mia casa e hanno messo in pericolo la mia gente, te lo
devo.
Mentre usciva, Harper lo chiam: Vedi se riesci a trovare la mia gatta, vuoi?
La risposta di Billy quasi non si sent, mentre scompariva oltre la porta sul retro. I gatti
scappano via a gambe levate da follie come questa.
Una volta che Billy fu uscito, Harper si mosse veloce. Non voleva restare l un minuto di pi. Il
suo istinto le urlava di andare via.
Muovendosi per la stanza, prese il dipinto danneggiato dal camino e lo mise di fianco alla porta,
cercando di non guardare i tagli su quello che qualche anno prima era il suo volto. Affrettandosi,
raccolse poi tutti i dipinti della madre. Li caric con cura nel bagagliaio della Ford.
Rientr in casa e scav nel disordine della camera da letto finch non riusc a trovare il suo
borsone. Lo gett sul materasso squarciato e rovist in fretta tra i vestiti sparsi sul pavimento, cercando
qualcosa che fosse anche lontanamente indossabile.
Mentre riponeva un top nella valigia, not, come da lontano, che le mani le tremavano.
Quando il borsone fu pieno, tir su la cerniera e lo sistem accanto alla porta.
A quel punto, Billy aveva quasi finito di sigillare la finestra: il pannello di compensato sbarrava
il passaggio agli ultimi bagliori del giorno, gettando l'appartamento nell'ombra.
Lui entr dalla porta di servizio, fischiettando un motivetto che Harper non riconobbe.
Tutto sistemato disse soddisfatto. Nessun altro entrer qui stanotte.
Con il martello che pendeva da una mano, usc dall'ingresso principale.
Harper esit per un momento e osserv la propria casa distrutta. Si impresse nella memoria ci
che le era stato fatto. Non voleva dimenticare quel momento. Voleva sentirselo marchiato sulla pelle.
Non sarebbe accaduto di nuovo. Non l'avrebbe pi permesso.
A schiena dritta, Harper segu Billy fuori.
Dopo che lui ebbe chiuso a chiave la porta, rimasero insieme sulla piccola veranda.
Hai un posto dove andare, tesoro? chiese Billy. Non potrai tornare qui per una settimana o
forse di pi.
La preoccupazione nella voce dell'uomo le strinse il cuore.
Star bene lo rassicur lei.
Lui non ne sembrava poi tanto convinto, ma la conosceva abbastanza bene da sapere di non
doverle fare troppe pressioni.
D'accordo, non ti preoccupare di niente qui le disse. Faccio venire la mia impresa di pulizie
per far dare una sistemata. Ti far sostituire la finestra questa settimana stessa. La casa torner come
prima in un battibaleno.
Tuttavia, Harper sapeva che non sarebbe stata mai pi come prima. Qualcuno aveva invaso il
solo posto sicuro che lei aveva mai avuto: un posto che aveva cercato di proteggere al suo meglio. E
che adesso era distrutto.
Nella sua mente, turbinavano le considerazioni che aveva evitato di condividere con Billy. Forte
della sua esperienza di cronista di nera, Harper sapeva che quella che aveva subito non era un'irruzione
qualunque. Chiunque avesse compiuto quello scempio, la odiava.
Voleva farle sapere che era venuto l per lei.
Adesso Harper non era pi al sicuro da nessuna parte.
Capitolo trentotto
Bonnie viveva in una piccola casa bifamiliare vittoriana sulla Ventiseiesima strada, vicino ai
binari della ferrovia.
Era una casa carina  con dei piccoli bovindi sulla facciata e una veranda con un'altalena di
quelle all'antica  ma il quartiere era proprio al limite della tolleranza di Harper. Aveva dato la notizia
di una sparatoria a soli cinque isolati da l, qualche anno prima.
Eppure Bonnie amava quella casa e si rifiutava di traslocare.
Sei ossessionata le ripeteva sempre, quando Harper la tormentava riguardo al problema della
sicurezza. Sono perfettamente al sicuro qui.
Il tempo aveva dimostrato che aveva ragione Bonnie: non erano entrati nel suo, di
appartamento.
Adesso che caracollava con il suo borsone in mano oltre il piccolo cancello e su per gli scalini
di quella casa, Harper era felice che la sua amica non fosse andata via da l.
Sent della musica all'interno, mentre suonava il campanello.
Quando venne ad aprirle la porta, Bonnie portava i biondi capelli mossi raccolti in una coda
improvvisata. Indossava una camicia di una taglia pi grande e dei pantaloncini sfilacciati. Stava
lavorando. Aveva delle chiazze di vernice blu chiaro sulle dita. Ne aveva uno sbuffo anche sulla
guancia.
Harper!
Appena Bonnie si accorse dell'espressione abbattuta di Harper e della valigia ai suoi piedi, il
suo sorpreso sorriso di benvenuto svan.
Mi dispiace, Bonnie disse Harper, senza altra via d'uscita. Non so proprio dove altro
andare.
Mentre Harper scaricava l'auto, lasciando il borsone nella piccola stanza degli ospiti, dove delle
tende di velo rosa erano drappeggiate a casaccio sulla finestra e una fodera di lustrini conferiva alla
camera da letto un'atmosfera da discoteca, Bonnie vers a entrambe un bicchiere di vino.
Pi tardi, sedute sull'altalena della veranda con in mano un bicchiere di Chardonnay e
scacciando i moscerini mentre il sole tramontava, Harper le raccont dell'irruzione in casa sua.
Lei cerc di farlo passare come un episodio di poco conto, ma Bonnie non mangi la foglia.
Prima il tuo lavoro, ora questo. I suoi occhi scrutarono in viso Harper. C' qualcosa che non
va. Il bicchiere nelle mani di Bonnie dondol in avanti, in direzione della strada, al di l del basso
steccato. E, comunque, dov' finito il tuo sexy poliziotto? Perch non ti sta proteggendo?
Ah, s... in effetti, ho dimenticato di raccontarti quella parte. Harper bevve un lungo sorso dal
suo bicchiere: il vino era freddo e pungente sulla lingua. Mi ha piantata.
Bonnie rimase a bocca aperta.
Be', merda disse lei. E cosa  successo?
Niente di che disse lei, in modo non troppo convincente. Quando una storia non  destinata
a durare,  meglio rendersene conto subito.
Bonnie la fiss con sguardo severo.
Harper, piantala. Non c'era traccia di rabbia nella sua voce, solo dolce determinazione. Mi
stai mentendo sull'irruzione e mi stai mentendo su quel ragazzo. Sei spaventata e triste: te lo leggo in
faccia. Tanto vale dirmi tutto.
Harper si strinse il calice di vino al petto e si lasci cadere sul sedile di legno.
Mi dispiace disse, con aria abbattuta. Non volevo rovinarti la giornata con i miei casini.
Non fare la cretina disse Bonnie. Raccontami tutto. Posso reggerlo.
Il punto era che Harper non poteva raccontarle proprio tutto. Sarebbe stato decisamente troppo.
Si limit a riferirle una parte della storia. Le raccont di Marie Whitney e della scena
dell'omicidio quasi identica a quella della madre. Le raccont di Luke e della sua accusa di avere
un'ossessione. E le confess anche di cominciare a credere che lui avesse ragione. Le disse della fredda
furia di Blazer quando l'aveva sorpresa nell'archivio: di quanto fosse stata sicura di aver individuato in
lui l'assassino. E poi le disse che ora come ora pensava di aver preso un granchio.
Tutto quello che posso fare adesso  tornare al principio disse Harper, con aria impotente.
Cercare di nuovo tra i vari fidanzati di Marie Whitney. C' un avvocato che s' spaventato a morte,
ma non so come fare delle indagini su di lui senza beccarmi anche una denuncia. E poi ci sono tutti gli
altri uomini con cui usciva. Lei sollev le mani, il vino si rovesci dal bicchiere sulla sua gonna. Ci
vorranno settimane e a quel punto penso che sar gi impazzita.
Per tutto il tempo Bonnie era rimasta ad ascoltare, riempiendole il bicchiere e tenendole la mano
mentre lei parlava e parlava, finch il sole non era tramontato e l'aria aveva cominciato finalmente a
rinfrescare.
Alla fine, la lingua sciolta dal vino, Harper le disse la cosa a cui aveva cercato di non pensare
fino ad allora.
Chiunque sia entrato nel mio appartamento... disse con voce rotta deve trattarsi di qualcuno
della polizia. Che si  vendicato di me. Era un atto personale. Le cose che ha fatto... il messaggio... non
era un ladro ordinario. Vuole intimidirmi.
Bonnie si accigli: Credi sul serio che la polizia si spingerebbe a tanto?
Succede.
Era difficile spiegare a chi non era cresciuta in quella cultura come lei che la polizia era lenta ad
amare e veloce ad attaccare. Che reagiva d'istinto e con forza bruta quando sospettava un tradimento.
Lei li aveva visti in azione. Solo che non aveva mai pensato che sarebbe stata l'oggetto della
loro furia.
Non tornava in centrale dalla sera in cui era entrata nell'archivio, ma Luke aveva messo in
chiaro che lei non era pi la benvenuta l.
Cosa hai intenzione di fare? Bonnie vers il vino rimasto nei bicchieri e poi pos la bottiglia
vuota ai loro piedi. Se la polizia ha fatto irruzione nel tuo appartamento, allora la cosa  seria. Non
puoi lasciar correre.
Chiamer Smith le disse Harper, con aria riluttante. Domani.
Oh, il tenente. Bonnie si illumin. Lui ti aiuter.
Non ne sono sicura disse Harper.
Le raccont quanto Smith aveva detto a Luke: la parte sul fatto che di lei non ci si potesse
fidare.
Ho tradito la sua fiducia disse. E adesso ho perso anche lui.
Andiamo, Harper disse Bonnie, senza esserne troppo convinta. Strepita, ma ti vuole bene.
Se gli dici che ti dispiace, lui sistemer le cose. Lo fa sempre. Scusati e basta.
A sentire lei, sembrava cos semplice.
E con Luke? Bonnie le diede un colpetto con il gomito sulla spalla. Devi metterti in contatto
con lui.
Harper scosse la testa.
Non posso. Si accasci sull'altalena di legno. Non mi vuole pi. Lo so. Inoltre,  fuori
citt.
Torner la rassicur fiduciosa Bonnie.
Con mossa agile, Bonnie salt gi dall'altalena e atterr sui piedi scalzi facendo dondolare il
sedile.
Su, forza. Le tenne aperta la porta. Basta con la tristezza. Sono ubriaca. Mangiamo qualcosa
prima che finisca di rimettere in sesto la tua vita.
Il giorno dopo, Harper si risvegli immersa in uno sconcertante mare rosa. Le ci volle qualche
momento prima di rendersi conto che era la luce che penetrava nella stanza attraverso le tende rosa
acceso di Bonnie.
Chiuse di nuovo gli occhi.
Le faceva male la testa e sentiva la bocca impastata. Aveva un disperato bisogno di fare pip.
Non c'era motivo di rimettersi a dormire.
Rotol gi dal letto, facendo cadere il copriletto di lustrini che tocc terra con un leggero
tintinnio, e scese al piano di sotto.
Bonnie non si era ancora alzata, cos Harper mise sul fuoco la caffettiera e pass in rassegna le
limitate possibilit da portare in tavola per la colazione. A parte latte scremato, yogurt e burro
d'arachidi, non c'era molto altro tra cui scegliere.
Annus con sospetto il latte prima di versarlo nel caff e rinunci a fare colazione.
Dopo aver svuotato la bottiglia di vino, tutte e due avevano trovato della vodka in fondo al
freezer di Bonnie, avevano ordinato del cibo cinese e parlato fino a notte fonda. Erano andate a letto
alle due passate.
Harper era quasi sicura che non sarebbe riuscita a chiudere occhio, ma l'alcol e la fatica fecero
la loro parte e lei non ricordava neppure se avesse sognato o no.
Questa mattina, per, si sentiva alla deriva. Senza pi un'ancora.
Nessun lavoro, nessun fidanzato.
Tutto ci che le rimaneva era l'omicidio Whitney. Voleva ancora andare in fondo a quella
faccenda?
Aveva promesso a Miles che avrebbe lasciato perdere se non avesse saputo nulla di utile da
Camille Whitney. Per, allora non le avevano ancora distrutto casa. Non le avevano sfregiato il ritratto.
Quando era andata a Vidalia, Harper aveva portato con s gli appunti e il laptop. Perci non
erano andati distrutti nell'irruzione.
Se avesse voluto, avrebbe potuto riprendere le sue indagini l dove le aveva lasciate.
Ma lo voleva davvero?
Sprofond nel divano di Bonnie e si lasci sfuggire un gemito soffocato.
Mio Dio. La voce rauca di Bonnie vol gi per le scale. Anch'io mi sento cos. Ti prego,
dimmi che c' gi del caff pronto.
Dopo che Bonnie fu uscita per andare a insegnare al laboratorio dell'Istituto d'arte (I miei
studenti avranno tutti postumi da sbornia peggiori dei miei la rassicur lei, mentre inforcava i suoi
occhiali con le lenti pi scure), Harper cerc di tenersi occupata.
Per prima cosa chiam un fabbro e fiss un appuntamento urgente per sostituire le serrature alla
porta d'ingresso e alle finestre dell'appartamento di Bonnie.
Poi estese i tempi di noleggio della Ford.
Finch non avrebbe scoperto chi le era entrato in casa, doveva stare lontana dalla Camaro. In
troppi potevano riconoscere quell'auto a chilometri di distanza.
Una sensazione di panico che le sobbolliva dentro continuava a dirle che aveva commesso un
errore a venire qui, mettendo Bonnie in pericolo. Ma nessuno sapeva dove lei fosse.
Sarebbe andato tutto bene. E allora perch stava cos male?
Non per la prima volta, rosa dalla nostalgia, Harper pens di chiamare Luke e supplicarlo di
tornare.
Ma lui le aveva detto una volta, durante quelle lunghe notti di confidenza, che quando lavorava
sotto copertura non poteva portare con s il proprio cellulare.
L'unica cosa in grado di far scoprire subito chi sei e che ti porti addosso sempre  proprio il
cellulare le aveva detto. Potrei rintracciarti ovunque, scoprire tutto di te, scoprire che lavoro fai, chi
sono i tuoi familiari e i tuoi amici soltanto dandogli uno sguardo.
Perci lui lasciava sempre il suo telefono in un posto sicuro, a chilometri di distanza da dove
lavorava. Provava a controllarlo ogni due, tre giorni, le aveva detto. Ma qualche volta non gli era
possibile.
Se tutto quello che le aveva raccontato era vero, allora Luke adesso non aveva il telefono con
s. Se lei avesse avuto un crollo e lo avesse chiamato, chiss quando avrebbe ricevuto il messaggio. E,
anche cos, perch avrebbe dovuto interessargli ci che le stava accadendo?
Doveva cavarsela da sola.
Quel pomeriggio, Harper si sedette sul divano nel soggiorno di Bonnie a fissare il suo cellulare:
i tessuti colorati drappeggiati dovunque, i vivaci dipinti dell'amica appesi alle pareti e le candele che
riempivano il camino conferivano alla stanza l'aria di una specie di harem artistico.
Lentamente  con le dita che si muovevano da sole  Harper scorse la rubrica fino ad arrivare al
numero di cellulare di Smith.
Forse lui non era poi cos arrabbiato come lei temeva. Forse le avrebbe prestato ascolto.
Il telefono squill per cinque volte. Stava per riagganciare, quando finalmente lui rispose.
Smith.
La parola era un chiaro ringhio.
Non era un inizio promettente.
Tenente... La voce di Harper era esile. Sono io.
Ci fu una pausa.
Cosa vuoi, Harper?
Non l'aveva mai sentito cos distante.
Io... volevo solo scusarmi per l'accaduto. Non sarei mai dovuta entrare in quell'archivio.
No, non avresti dovuto.
Mi spiace davvero disse lei. Mi sento malissimo. E voglio che tu sappia che Dwayne non ne
ha alcuna colpa. Gli ho mentito. E quello  stato un altro errore.
Harper non sentiva nulla dall'altro capo della linea. Il silenzio dur cos a lungo che a un certo
punto si chiese se per caso lui non avesse chiuso la comunicazione.
Pronto? disse lei, esitante.
A Dwayne  stato fatto rapporto per l'accaduto le disse Smith. Ha rassegnato le dimissioni,
ma le ho rifiutate. Non ricever un aumento di paga per quest'anno, grazie a te.
Harper si prese la testa tra le mani.
Non punire Dwayne lo preg lei, la voce smorzata. Sai che non  stata colpa sua.
No, non  stata colpa sua. Gli ho detto chiaramente che  te che deve ringraziare per il guaio in
cui l'hai cacciato.
Harper cerc di mantenere la calma. Doveva appianare le cose.
Lo so che sei arrabbiato con me e spero che troverai un modo per perdonarmi disse lei.
Quando Smith riprese a parlare, il suo tono era, se possibile, ancora pi minaccioso.
Quello che hai fatto, Harper,  imperdonabile. Hai tradito la mia fiducia. Il tuo comportamento
 stato oltraggioso. E adesso due dei miei agenti pagano le conseguenze del tuo comportamento
irresponsabile.
Due.
Luke non c'entra niente gli disse Harper.
Davvero? La sua voce era ghiaccio. Lo hai trascinato in questa tua ossessione e adesso lo
hai messo in condizioni tali per cui non pu lavorare al meglio come detective. Hai messo lui e
Dwayne in una posizione scomoda con il tuo atteggiamento infantile. E anche me, giusto perch tu lo
sappia. Il capo della polizia  a conoscenza della nostra amicizia. E sono stato avvisato che potrei
essere messo sotto inchiesta dagli affari interni. E potrebbe essere la rovina della mia carriera.
Harper si lasci sfuggire un lungo sospiro.
Mi dispiace davvero disse di nuovo, con la voce tremante. Non avevo intenzione di fare del
male a nessuno.
Il pentimento non basta questa volta disse. Ci sono conseguenze troppo gravi, che non si
possono cancellare con un colpo di spugna.
Harper si premette le dita sulla fronte. Tutto quello che desiderava era mettere fine a quella
penosa telefonata, ma doveva informare Smith dell'irruzione in casa sua. Non gli era rimasto nessun
altro con cui parlare.
Tenente: lo sai che sono entrati in casa mia?
Ci fu una pausa.
Mi  arrivata qualche voce.
Non si tratta di una normale irruzione gli disse. Hanno squarciato il dipinto di Bonnie, sai
quale. Hanno tagliato il mio volto. Non hanno preso granch. Tenente... Per favore, dimmi che i tuoi
agenti non c'entrano.
Una pausa polare ne segu.
Harper, c' qualcosa che voglio che tu sappia. Smith parl lentamente. Scandendo ogni
sillaba. Hai tradito la mia fiducia come quella di tutti qui in polizia, gente che ti considerava un'amica,
e adesso osi avanzare l'ipotesi che dei servitori dello Stato, che hanno giurato la loro fedelt davanti
alla legge, abbiano fatto irruzione in casa tua e ti abbiano rubato il televisore. Ti rendi conto di quanto
tu sembri instabile adesso?
Harper rimase stordita.
Ho capito che sei stata sospesa dal giornale disse. Per favore, usa questo tempo per cercare
l'aiuto di cui hai bisogno.
Il telefono cadde dalle dita di Harper, colpendo il pavimento con un tonfo.
Smith sapeva come mettere sotto pressione la gente, ma non l'aveva mai fatto con lei prima di
allora. Era sempre stato disposto a perdonarla. Questa volta, lei si era spinta troppo oltre, anche per lui.
Adesso non poteva contare su altri che se stessa.
Quel pomeriggio, Harper torn nel suo appartamento.
Non avrebbe voluto andarci: non voleva ancora vederlo in quelle condizioni.
Ma doveva trovare Zuzu.
Il sole cominciava a tramontare mentre Harper si immetteva su Jones Street. Il cielo sulle
vecchie, alte villette era infiammato di rosso e ambra.
Trov un posto a met isolato di distanza, parcheggi e spense il motore.
Tutto sembrava come al solito. La Camaro era ancora sotto la quercia, proprio dove lei l'aveva
lasciata. Chiunque guardasse l'appartamento da fuori avrebbe pensato che lei fosse gi rientrata.
Harper dovette farsi forza per scendere dall'auto.
La breve camminata lungo l'isolato le sembr interminabile. Aveva le mani che le sudavano
mentre infilava la chiave nella toppa.
Quando la porta si apr, l'appartamento era avvolto dalla penombra.
La lastra di compensato copriva ancora la finestra sul retro: Billy non aveva avuto il tempo di
ripararla.
Chiuse l'uscio con circospezione, entr e tese istintivamente il braccio per accendere la luce,
prima di ritrarre la mano.
Tutti i suoi nervi erano all'erta.
Faceva caldo  Billy doveva aver disattivato l'aria condizionata  e l'appartamento era avvolto
da uno strano silenzio.
I suoi passi cauti sembravano troppo pesanti, il suo respiro amplificato mentre in punta di piedi
percorreva il corridoio.
Quando raggiunse il soggiorno, Harper si ferm di botto.
Era stato tutto spostato.
I divani squarciati erano stati riparati e lasciati in posti diversi da dov'erano prima. Qualcuno
aveva rimosso i pezzi dello scanner e della televisione in frantumi. I cavi delle casse dello stereo non
pendevano pi sul pavimento.
Impieg qualche secondo per ambientarsi. L'impresa di pulizia. Doveva essere andata quel
giorno.
L'odore acre di cibo versato era andato via, rimpiazzato dal pungente profumo chimico di
prodotti detergenti.
Qualcuno aveva sfregato sulla minaccia pennellata sulla parete, ma non era riuscito a
cancellarla del tutto. La parola era pi sbiadita, adesso, ma era ancora l, essenziale e minacciosa:
VATTENE.
Distogliendo a forza lo sguardo, Harper si spost nell'appartamento che adesso le sembrava
quello di qualcun altro: doveva muoversi con attenzione per non inciampare.
Era quasi arrivata in cucina, quando sent un passo felpato, come strascicato.
Harper raggel.
Il suono sembrava provenire dalla camera da letto.
Cercando qualcosa che potesse usare come arma, si gir di botto in quella direzione.
Tutto era tornato silenzioso.
Non  nulla, si rassicur, sebbene il cuore che le si strozzava in gola non le credesse.  solo
qualcuno che cammina al piano di sopra.
In quel momento sent un distinto, soffice tamp.
Non c'erano pi dubbi che quel rumore provenisse dall'interno dell'appartamento.
C'era qualcun altro l con lei.
Harper si sent mancare il fiato.
Fece un passo indietro, barcollando, in preda al panico. Doveva uscire subito.
Avanz carponi verso la porta quando una piccola ombra salt nel corridoio uscendo dalla
camera da letto.
Oh, merda, Zuzu rantol Harper, chinandosi su di lei. Per poco non mi ammazzavi.
La sua voce echeggi tra le pareti spoglie.
Il gatto soriano si strofin contro le caviglie di Harper.
Tirandola su, Harper affond il viso nella sua calda, soffice pelliccia, sentendo il ronfo delle sue
fusa.
Sono cos felice che tu sia viva le sussurr.
Quando il cuore smise di batterle forte, la port in cucina. Qualcuno aveva lavato le ciotole del
cibo e dell'acqua, lasciandole poi sullo sgocciolatoio.
Le riemp entrambe e le sistem sul pavimento.
Per un po' se ne rimase quieta, appoggiata a una parete a fissare il compensato che sbarrava la
finestra.
Poi, lentamente, si lasci scivolare a terra e guard attraverso il corridoio pieno di ombre
l'appartamento in rovina.
Aveva perso Luke. Aveva perso Smith. Aveva quasi perso il lavoro.
Eppure... chiunque avesse fatto quello scempio non la conosceva affatto.
Stavano cercando di spaventarla, ma avevano invaso la sua casa. Il solo posto in cui si sentiva
al sicuro.
Adesso, lei non poteva pi lasciar perdere.
In un modo o nell'altro, doveva arrivare alla verit.
Capitolo trentanove
Il mattino successivo, Harper si alz di buon'ora. Aveva dormito appena, eppure si sentiva
bene.
Aveva trascorso la maggior parte della notte ripassando pi volte i suoi appunti, in cerca di
qualcosa che potesse esserle sfuggito. Scorse la lista degli amanti di Marie Whitney che le aveva dato
Robinson, cancell quelli che avevano un alibi, fece dei veloci controlli su tutti gli altri.
Era tardi quando era arrivata alle parole che aveva scarabocchiato quel giorno con DJ al college.
Qualcosa che le era venuto in mente allora, ma di cui poi si era dimenticata nel caos che era seguito.
Scopri di pi su quella foto di Marie Whitney.
Quella foto in bianco e nero sulla parete nell'ufficio della Whitney.
Voleva tornare a darle di nuovo un'occhiata e chiedere a Rosanna se ce n'erano altre.
Tutti le avevano ripetuto che avrebbe dovuto dimostrare le frequentazioni di Marie Whitney.
Bene, c'era una sua foto in compagnia di un uomo. Non era granch, ma era pur sempre un inizio.
Mentre si spazzolava i capelli, Harper osserv il suo viso riflesso nello specchio. Quelle ultime
settimane l'avevano cambiata.
Prima pensava di essere una tosta. Bene, adesso era ancora pi tosta.
Bonnie dormiva ancora quando Harper scese le scale, le suole di gomma silenziose sul
pavimento di legno.
Harper afferr le nuove chiavi lucenti che il fabbro le aveva consegnato il giorno prima e and
alla porta. Aveva piovuto durante la notte e il mattino era umido, cos prese in prestito una delle
giacchine meno appariscenti di Bonnie dall'armadio nell'ingresso.
Poi sal sulla sua anonima Ford e si diresse verso la periferia della citt.
Il college era molto diverso a quest'ora, rispetto all'ultima volta in cui ci era venuta. I parcheggi
a uso dei visitatori erano al completo e le tocc girare per una decina di minuti prima di trovare un
posto libero.
L'ultima volta che era stata qui DJ le aveva fatto strada, ma era abbastanza semplice ricalcare i
suoi passi. Oltrepass l'edificio degli uffici amministrativi, con le colonne e gli ingressi di marmo, poi
avanz lungo i marciapiedi che fiancheggiavano la biblioteca moderna e i chioschi di caff, finch non
vide il palazzo di vetro e ferro che ricordava dalla visita precedente.
Erano appena passate le nove quando entr all'interno dell'ufficio. Rosanna era ancora alla
scrivania della reception, ma questa volta non era da sola: la sala pullulava di impiegati. Tutte le
scrivanie alle sue spalle erano occupate, i telefoni squillavano, lo staff lavorava alacremente per trovare
fondi.
Occupata a parlare con una donna in tailleur, Rosanna sulle prime non not Harper. Quando si
accorse di lei, inarc le sopracciglia.
Harper esit, la sua attenzione concentrata sull'immagine in bianco e nero di Marie Whitney.
Non c'era traccia della ragazza di campagna di Vidalia nella foto di quella donna elegante, avvolta in
un vestito di seta senza maniche e con una collana luccicante intorno al lungo collo sottile. Stava
ridendo, la testa gettata all'indietro, per qualcosa che l'uomo al suo fianco le aveva detto.
Tir fuori il telefono e scatt di nascosto una foto a quell'immagine. Voleva esaminarla pi da
vicino, senza occhi indiscreti intorno.
Quando distolse lo sguardo, la donna in tailleur era andata via. Rosanna la fissava con una punta
di ansia nello sguardo.
Harper le si avvicin con fare rassicurante.
Salve disse con aria disinvolta. Si ricorda di me?
Lavora con David.
Rosanna si guard alle spalle, come se temesse che qualcuno potesse sentirla. Ma tutti erano
troppo presi dal loro lavoro per badarle.
Ha bisogno di qualcosa?
Mi spiace importunarla di nuovo le disse Harper tenendo la voce bassa. Ho solo una
domanda veloce da farle.
Non so se posso aiutarla. Le mani di Rosanna giocherellavano nervosamente con la penna.
Ho gi detto a David tutto quello che sapevo.
Riguarda quella particolare foto di Marie Whitney.
Rosanna segu lo sguardo di Harper e la individu sulla parete.
In quale occasione  stata scattata?
Risale alla raccolta fondi della scorsa primavera, a maggio, al municipio disse lei, scaricando
un poco di tensione che le irrigidiva le spalle. Me lo ricordo perch era venuto anche il governatore.
Roba grossa.
Sa chi l'ha scattata?
C' un fotografo locale che si occupa di tutti questi eventi. Com' che si chiama...? Rosanna
aggrott la fronte, spremendosi le meningi. Aspetti un secondo. Ho il suo nome qui, da qualche
parte.
Batt qualcosa al computer. Un secondo pi tardi, sollev lo sguardo con aria trionfante.
Eccolo qui. Il suo nome  Jackson. Miles Jackson.
Harper sbianc in volto.
Era certa di aver sentito male.
Ha... Ha detto Jackson?
Rosanna annu, uno sguardo confuso adombr il suo volto.
S. Ha fotografato la maggior parte dei nostri gala. Ma... scusi, non si sente bene?
Adesso che Harper ci pensava, la cosa aveva senso: Miles veniva spesso incaricato di fare foto a
eventi del genere. Era il suo pane quotidiano.
Ma perch non le aveva mai accennato di aver incontrato e fotografato Marie Whitney? Perch
questo dettaglio non era mai saltato fuori nelle loro conversazioni?
Perch mai glielo avrebbe tenuto nascosto?
Miss McClain?
A poco a poco, Harper si rese conto che Rosanna le stava parlando.
Sto... sto bene. Grazie disse, facendo un passo indietro.  tutto.
Harper usc di corsa dall'edificio, spingendo la porta con tale forza da farla sbattere contro il
muro.
Sconcertata, raggiunse a passo svelto l'auto.
Miles non poteva essere un sospetto. Non sapeva dell'omicidio di sua madre. Non c'era ragione
di pensare che le stesse nascondendo qualcosa.
Allora, perch non le aveva detto niente?
Quando raggiunse l'auto, Harper si accorse di stringere ancora il telefono in mano.
Stordita, cerc il suo numero e lo chiam.
Miles rispose al terzo squillo.
Pronto? sembrava assonnato. Era presto per lui: doveva essere ancora a letto.
Harper disse lei. Dobbiamo parlare. Posso fare un salto a casa tua?
Cosa  successo? Miles sembr all'improvviso sveglio.
Niente di importante. Ho solo bisogno di parlarti di una cosa.
La voce di Harper era cos tesa che lui non poteva non accorgersene.
Ci fu una lunga pausa.
Dammi quindici minuti le disse.
Quando Harper suon il campanello del loft di Miles, il portone si apr all'istante.
Per tutto il tragitto, Harper aveva cercato qualche ragionevole spiegazione che giustificasse il
comportamento di Miles, ma ogni sforzo era stato vano.
La foto in questione era un piano ravvicinato: Miles aveva quindi fatto uno zoom sul suo volto.
Aveva dovuto chiederle il permesso, per farlo. Lui e Marie Whitney avevano avuto una conversazione,
per quanto breve.
E lui non aveva mai pensato, in tutte quelle settimane, di dirglielo?
Mentre l'ascensore in stile industriale saliva senza fare rumore, lei sentiva montare la rabbia
dentro di s.
Harper non riusciva a smettere di pensare a tutte quelle volte in cui lui l'aveva messa in guardia,
cercando di distoglierla dal caso, a quando le aveva detto che si sbagliava, sottintendendo che si stesse
comportando in modo irragionevole: e, in tutto quel tempo, lui le aveva tenuto nascosto di conoscere
Marie Whitney.
Quando raggiunse il terzo piano, la porta dell'appartamento di Miles era socchiusa. Lei percorse
il corridoio, trattenendo l'impulso di sferrare un pugno al muro.
Nell'appartamento, la grigia luce acquosa filtrava all'interno dalle grandi finestre.
Miles era in cucina a preparare il caff.
Tutto ci che Harper sentiva ribollirle dentro doveva certo trasparire dal suo volto perch,
quando incroci il suo sguardo, Miles si accigli.
Cosa succede?
Perch non mi hai detto che conoscevi Marie Whitney?
La sua voce era stridula, piena di tutta la frustrazione e la rabbia accumulate in quegli ultimi
terribili giorni.
Cosa? Lui sembrava stupito. Non  vero.
Lei sollev il cellulare, sul cui schermo era ancora aperta l'immagine rubata una ventina di
minuti prima all'universit.
Hai o non hai scattato questa foto, Miles?
Lui pos con attenzione sul tavolo il caff, si avvicin e le prese il telefono di mano.
Sul volto, un'espressione disorientata.
Non me ne ricordo mormor, ma sembrava incerto.
Secondo l'ufficio Sviluppo dell'universit gli disse, l'hai scattata proprio tu. E sembra
decisamente nel tuo stile. Apertura massima. Niente flash.
Realizzo servizi fotografici per un sacco di eventi, lo sai, Harper. Forse  mia, forse no.
Harper lo fiss incredula.
Ho passato le ultime settimane della mia vita  perdendo tutto quello che avevo  a fare
ricerche su questa donna. La sua voce era bassa e minacciosa. E tu non ricordi?
Aspetta, Harper. Con le mani Miles le fece segno di calmarsi. Facciamo un passo alla volta.
Quando  stata scattata quella foto?
A maggio disse lei con stizza.
Dammi un momento le disse. E chiariamo questa faccenda.
Miles scomparve dietro uno schermo e ritorn poco dopo con il suo laptop.
Lo pos sul lungo tavolo di quercia, lo apr e lo accese.
Dimmi qualcosa di pi su quel party. Dove  stato organizzato?
Harper ne studiava attentamente l'espressione e i gesti.
Tutto quello che so  che si  svolto al municipio. Raccolta fondi di primavera. Ripens a
quello che Rosanna le aveva detto. C'era anche il governatore.
Lui si blocc: le dita sospese sulla tastiera.
Credo di ricordarmi di quella serata disse piano. C'era una fontana di champagne. E una
jazz band davvero molto brava.
Batt velocemente sui tasti, cercando tra i file.
Maggio, hai detto?
Dando un'occhiata oltre le sue spalle, Harper vide centinaia di cartelle organizzate per mese.
Maggio doveva essere stato particolarmente frenetico per lui: la cartella era stracolma di file.
Aspetta un attimo disse, all'improvviso. Penso di averlo trovato.
Apr una cartella datata 22 maggio. Conteneva centinaia di immagini: quadrati di due centimetri
per due centimetri, in bianco e nero, atmosfere eleganti e luci di candela.
Miles ne apr una a caso ed entrambi aguzzarono la vista. Era chiaramente una festa in grande,
ma non c'era nessuno che lei riconosceva.
Difficile a dirsi aggiunse Miles.
Harper si sedette accanto a lui e si protese in avanti per vedere meglio lo schermo.
Lui apr un'altra foto, e poi un'altra ancora e a quel punto Harper riconobbe Marie dal suo
vestito bianco, sullo sfondo dell'immagine.
Ecco disse, puntando il dito.  lei. Quello  il suo vestito.
Adesso riusciva a capire perch Miles non poteva ricordarsi che Marie Whitney era a quel
party. Era stato un evento affollato: tutti erano vestiti in modo ricercato. Tutti ingioiellati. Tutti con in
mano flte di champagne.
Miles aveva scattato centinaia di foto quella notte a moltissime donne eleganti.
Bene mormor lui.
La sua attenzione si appunt sui volti ritratti sullo sfondo della foto.
Voglio capire se era con un uomo la rabbia di Harper si era calmata. Era profondamente
concentrata sulle immagini dello schermo. Nell'immagine che ti ho mostrato, Marie Whitney ride con
un uomo di cui per non si riesce a distinguere il viso. Ho bisogno di vedere se le hai scattato qualche
altra foto insieme a quell'uomo o a qualcun altro che possa essere il tizio che cerchiamo.
Miles annu e cominci a cliccare su tutte le immagini, aprendo e chiudendole una dopo l'altra.
Quasi tutte erano di personalit locali: gente che Harper ricordava di aver visto sulle pagine dei
quotidiani o nei servizi dei telegiornali.
I loro sorrisi, fissi e falsi, o rilassati e felici, si mescolavano insieme.
Di tanto in tanto, Marie svolazzava davanti all'obiettivo: era ai margini delle foto o al centro
della scena.
E, ogni volta, Harper sentiva il cuore balzare in gola. Tuttavia, non riuscivano a trovare una
buona immagine dell'uomo che l'accompagnava.
Stavano entrambi cominciando a perdere le speranze, quando Miles apr uno scatto che
sembrava familiare.
Le mani di Harper scattarono.
 lui. L'uomo che  con lei nella foto che ti ho fatto vedere.
Avvicinarono entrambi il viso al monitor.
La foto era stata scattata quasi al termine della serata di gala. La folla si diradava. Marie stava
danzando con un uomo dalle spalle larghe. Il modo in cui lui la cingeva rivelava intimit: una mano le
sfiorava il seno, l'altra era posata sulla curva dei suoi fianchi. Lei gli sorrideva, guardandolo negli
occhi.
C' qualcosa di familiare in lui mormor Harper, studiando la foto. C' qualcosa nella sua
postura... Non riesco a farmene un quadro chiaro, ma ho la netta sensazione di conoscerlo.
Miles ingrand la parte della foto con Marie e il suo accompagnatore misterioso.
Non riesco a vedere il suo viso disse lui. Ma hai ragione. C' qualcosa in lui...
Chiuse la foto e riguard la cartella. Penso di avere altri scatti di loro due che ballano. Fammi
vedere.
Miles clicc veloce e apr otto foto in simultanea. Sembravano essere state scattate in sequenza.
L'uomo stava facendo volteggiare Marie lentamente. Nessuno dei due sembrava aver notato il
fotografo che li inquadrava a pochi passi di distanza.
Erano troppo presi l'uno dall'altra.
Nella prima immagine, videro la nuca dell'uomo.
Nella successiva, lui era pi rivolto verso l'obiettivo, Harper poteva scorgere una mascella
squadrata e un naso robusto, ma non prominente.
Nella terza, lui era di lato all'obiettivo e sorrideva a Marie.
Harper fiss incredula il volto roccioso che conosceva cos bene, la mascella solida, spessa, i
capelli sale e pepe. Le spalle larghe su cui aveva sempre fatto affidamento.
Santo Dio disse Miles, non credendo ai propri occhi.  il tenente Smith.
Capitolo quaranta
Harper sembrava far fatica a respirare. Miles era curvo sul computer, con la mascella serrata, e
con aria cupa apriva un'immagine dopo l'altra. Harper non riusciva a staccare gli occhi da quell'unica
foto compromettente.
Un turbinio di pensieri la sconvolgeva. Il giorno prima, Smith l'aveva rimproverata di averlo
tradito. Accusata di avergli rovinato la carriera.
E adesso eccolo l, che ballava con la vittima dell'omicidio tra le braccia.
Non aveva alcun senso.
Forse si erano incontrati solo quella sera, si disse. Magari, come Miles, Smith non si ricordava
nemmeno di lei. Dopotutto, forse avevano soltanto danzato insieme.
Solo che non era cos. Le cose stavano molto peggio.
Lavorando senza quasi darsi il cambio, Harper e Miles avevano cercato altre foto di Smith
scattate durante quell'elegante party di maggio. Alla fine, ne trovarono cos tante che lo ritraevano
insieme a Marie Whitney che, facendo riferimento agli orari in calce alle immagini, ne dedussero che i
due avevano trascorso l'uno al fianco dell'altra quasi tutta la serata.
Smith era apparso davanti all'obiettivo appena dopo le nove, sullo sfondo di una foto di qualche
autorit locale. Compariva mentre faceva il suo ingresso nella sala da ballo, gli occhi che setacciavano
la stanza.
Uno scatto di quindici minuti pi tardi lo inquadrava di spalle in un angolo, nella penombra, a
parlare con Marie Whitney, i volti vicini.
Un'ora pi tardi, lo trovarono sullo sfondo di un'altra foto. Le stava sussurrando qualcosa
all'orecchio, entrambi avevano in mano un bicchiere di champagne. Marie Whitney stava sorridendo.
Si mantenevano in disparte, in fondo alla sala. Si nascondevano, quasi.
Una foto che Miles aveva scattato venti minuti pi tardi a un cameriere con un vassoio carico di
bicchieri catturava un'immagine sfocata dei due in un angolo buio vicino la cucina, avvinghiati in un
abbraccio appassionato.
Miles aveva le labbra serrate mentre spostava in un'unica cartella tutte le foto compromettenti.
Harper sembrava non riuscire a capacitarsi di quanto aveva sotto gli occhi. Non provava paura.
N rabbia. Solo uno strano, orrendo vuoto.
Quando ebbero finito, Miles era basito. Raccolse dei fogli a lato del tavolo e li appallottol per
buttarli nel cesto della carta straccia.
Accidenti.
Harper fiss il vuoto mentre lui and alla finestra per osservare il fiume. Il cielo era ancora
grigio: l'acqua appariva scura e torbida.
Lei si sentiva svuotata.
Questa  dinamite disse Miles. E non ne sembrava affatto felice. Siamo seduti su un
candelotto di dinamite e stiamo giocando con dei fiammiferi in mano.
Lo so disse Harper.
I suoi pensieri erano limacciosi e pigri come le acque del fiume.
Cosa dicevano quelle foto?
Harper aveva letto l'intero fascicolo su Marie Whitney: non c'era una parola sulla circostanza
che Smith conoscesse quella donna. Per legge, lui era obbligato a denunciare qualsiasi suo legame con
la vittima e a sollevarsi da qualsiasi attivit di indagine in cui avesse un coinvolgimento  per quanto
futile  con la vittima o il sospettato.
Ma non l'aveva fatto. Perch?
La risposta ovvia era che stesse proteggendo Pat e i ragazzi: non voleva che scoprissero la sua
infedelt. Per, in quel caso, gli sarebbe bastato dire che lui e Marie Whitney erano solamente amici.
Sarebbe stato sufficiente.
Ma Smith non aveva fatto nemmeno quello.
Harper si premette le dita contro le tempie.
Marie Whitney era una temibile ricattatrice seriale disse. Smith  sposato. Ha dei figli. E se
lei lo stesse ricattando?
Smith ha tradito la moglie sibil Miles. Gli uomini tradiscono, ma non uccidono le loro
amanti. Anche se lei lo ricattava, ci non significa che lui l'abbia uccisa.
Capita che gli uomini uccidano le loro amanti disse lei. Smith ha taciuto di avere una stretta
relazione con la vittima. La quale ha ricattato almeno tre uomini che erano stati suoi amanti. La
Whitney  morta dodici settimane dopo che questa foto  stata scattata. Il suo omicidio  molto simile
all'assassinio di mia madre. Smith ha indagato sulla morte di mia madre. Smith aveva un movente.
Aveva i mezzi. Il cuore le faceva cos male che dovette farsi forza per pronunciare le ultime tre parole.
Aveva l'opportunit.
Miles non disse niente: si limit a guardarla, con occhi tetri.
Harper inal una rapida boccata di ossigeno. Ti prego: dimmi che mi sbaglio, Miles. Per
favore, ti supplico. Dimmi che la mia  una teoria folle.
Miles si pass le mani tra i capelli.
Smith deve rispondere a delle domande le disse. Si tratta solo di questo, per ora.
Harper cercava ancora di capire.
Com' che ce ne siamo accorti solo adesso, Miles? Il dolore acu la sua voce. Prima non
ricordavi di aver visto Marie Whitney a quella festa, adesso viene fuori che ti sei dimenticato di aver
visto l anche Smith?  in tutte le tue foto. Ne hai scattato una in cui addirittura si baciano. E non lo
sapevi?
Miles sollev le mani come a cercare di difendersi. Sembrava scosso.
C'erano tutti a quel party, Harper. Il capo della polizia era l. Il sindaco. Il governatore. Pareva
del tutto normale che ci fosse anche il capo della Squadra Omicidi. Nell'unica foto in cui si baciano
sono in un angolo buio: non li ho notati quando ho realizzato quello scatto. Stavo guardando il sindaco
che era proprio l di fronte a me. Lui si pass una mano sui capelli corti sopra la testa. Non c' niente
di memorabile in nessuna di quelle foto, Marie Whitney non era nessuno allora. Era ancora viva.
Cadde un silenzio pesante.
Oh, Signore, Miles sussurr Harper. Penso proprio che sia stato lui a farlo.
I loro occhi si incontrarono.
Lo penso anch'io disse lui.
Harper si sentiva come se il terreno le franasse sotto ai piedi inghiottendo lei e Miles.
Com'era possibile che fosse stato Smith?
Smith, che l'aveva presa tra le braccia mentre piangeva per la morte di sua madre.
Smith, che le aveva insegnato l'onest e l'integrit.
Miles sprofond sul divano di pelle e si prese la testa tra le mani.
Non abbiamo molto in mano disse lui, dopo un momento. Se porti questo materiale da
Baxter o al capo della polizia, Smith si parer il culo e dir loro che sei pazza. Dir che sei ossessionata
da questo caso e che stai trascinando me con te. Potremmo dire qualsiasi cosa, ma alla fine  a lui che
crederanno.
Harper penso a ci che Smith le aveva detto il giorno prima. Usa questo tempo per cercare
l'aiuto di cui hai bisogno.
Credo sia proprio questo il suo piano gli disse.
Va bene, allora disse lui, sollevando il capo, prima di andare da chicchessia a mostrargli
queste foto, dobbiamo raccogliere altre informazioni.
E come, Miles? gli chiese lei con aria impotente. Ci sono volute settimane per mettere le
mani su quanto abbiamo.
Lui le lanci un'occhiata.
Sei tu la giornalista. Il modo pi semplice per ottenere informazioni  chiederle.
Cosa? Lei alz la voce. Vuoi che vada a chiederle proprio a Smith?
Non  folle come sembra. Tu lo conosci meglio di chiunque altro le ricord lui. Visto
quanto  accaduto, se tu, diciamo, lo contattassi dicendogli di volergli parlare e gli chiedessi di
incontrarti dopo il lavoro, credo che lui accetterebbe. Poi gli mostri le prove e vedi come reagisce.
L'idea di avere un confronto con Smith la faceva sentire fisicamente male.
Si rifiuter di incontrarmi gli disse Harper. Abbiamo parlato al telefono ieri ed  finita
male.
Puoi usare questa carta a tuo favore.
Harper esit, pensando a Smith. A come era fatto.
Gli piaceva pensare di avere il controllo della situazione, di saper gestire ogni cosa. Nessun
dettaglio gli sfuggiva. L'unica volta in cui lui aveva perso la pazienza era stata quando lei aveva
avanzato l'ipotesi che ci potessero essere degli agenti di polizia dietro l'irruzione nel suo appartamento.
Gli dir di avere in mano le prove che i suoi uomini sono entrati nel mio appartamento disse
lei. Gli dir che uno di loro ha lasciato cadere qualcosa di personale, e che io so di chi si tratta. Lo
minaccer di rendere quel nome pubblico.
Miles sollev e abbass la testa.
Potrebbe funzionare.
Lui scatt in piedi e cominci a camminare su e gi davanti alla finestra.
Organizza l'incontro in un posto tranquillo le disse. Ti metter addosso una microspia per
registrare tutto. Poi gli mostrerai quelle foto. Fece con la mano un cenno verso il laptop, ancora aperto
sullo scatto in cui Smith e Whitney si guardavano negli occhi. Una volta che l'avrai colto di sorpresa,
magari ti sar pi facile scucirgli di bocca la verit.
Era un buon piano. Smith non aveva la pi pallida idea che lei fosse al corrente della sua
relazione con Marie Whitney. Lei lo avrebbe preso alla sprovvista.
Lui la credeva inoffensiva: senza un lavoro. Senza amici. Sola al mondo. Smith non avrebbe
mai sospettato che lei avesse addosso una microspia.
Scacci la vocina nella mente che le chiedeva perch, se aveva davvero ucciso Marie Whitney,
il tenente non avrebbe potuto allora uccidere anche lei.
Lui non l'avrebbe fatto, no. Non avrebbe potuto. Era Smith.
A quel punto, Harper disse con voce decisa: Quando?
Pi presto , meglio , in questi casi, penso disse Miles. Per non credo che dovremmo farlo
da soli. Ci serve qualcuno che ci copra le spalle. Dov' quel tuo fidanzato?
Quando Harper lo guard confusa, lui agit una mano con impazienza.
Luke? Dov' Luke?  il miglior agente sotto copertura sulla piazza. Abbiamo bisogno del suo
aiuto.
Era inutile chiedergli come facesse a saperlo: era chiaro a tutti ormai.
Smith lo ha mandato in missione ad Atlanta gli disse.
Be', dovunque sia, qualunque cosa stia facendo, mettiti in contatto. La sua voce era tesa.
Fallo tornare qui. Abbiamo bisogno di lui.
 nel pieno di un'operazione ripet Harper.
Ci che stiamo per fare  molto pericoloso Miles la fiss negli occhi. Digli che, se ti vuole
ancora viva, deve portare il suo culo qui e in fretta.
Trascorsero il resto della giornata a elaborare i dettagli.
Mentre parlavano davanti a una tazza di caff, Miles continuava a tenere le mani occupate,
modificando una ricetrasmittente senza fili per potenziarne il segnale.
Delle minuscole parti elettroniche nere e cromate erano sparse su un foglio di carta bianco che
lui aveva appoggiato sul tavolo. I suoi strumenti si trovavano in mezzo a cavi e fili metallici
attorcigliati, mentre discutevano di come sarebbe andata. Cosa lei gli avrebbe detto, come avrebbe
dovuto introdurre l'argomento. Dove si sarebbero dovuti incontrare.
A stento notarono che il cielo fuori dalle finestre dell'appartamento era diventato giallo scuro e
poi rosa, prima che scendesse il buio.
Per tutta la sera rimasero entrambi nell'appartamento di Miles, studiando il piano da ogni
angolo, lo scanner che gracchiava in sottofondo, mentre la voce minacciosa di John Lee Hooker
borbottava dalle casse.
A notte molto tarda, mentre Miles rovistava nel suo armadietto in cerca di altri componenti,
Harper sgattaiol in bagno con il telefono e chiam Luke.
Quando scatt la segreteria telefonica, socchiuse gli occhi e lasci che la sua voce profonda,
familiare le scivolasse addosso.
Quando arriv il momento, fu felice di sembrare calma. Parl veloce, con la voce bassa che si
riverberava sulle pareti rivestite da fredde mattonelle, e gli disse che aveva organizzato un piano con
Miles.
Non credo che potremmo farcela da soli confess lei. Per favore, se puoi, torna. E, Luke...
sono spaventata.
Capitolo quarantuno
Quando Harper si svegli sul divano, il mattino seguente, una soffice luce grigia illuminava la
stanza. Si sollev a sedere, sfilando le gambe da sotto la coperta che aveva addosso.
Sent un fruscio e si gir per guardarsi intorno. Miles era al tavolo della cucina, nello stesso
punto in cui era prima che lei si addormentasse.
Prova, prova, prova disse con calma.
Lui schiacci qualche bottone su un dispositivo di metallo nero che aveva di fronte a s. Dopo
un secondo, part la registrazione, forte e chiara: Prova, prova, prova.
Funziona? chiese con la voce arrochita dal sonno.
Lui la guard attraverso lo spiraglio tra la fronte e le lenti.
Fino a questo momento rispose, regolando qualcosa con un minuscolo cacciavite, pare di
s.
Le borse sotto i suoi occhi indicavano che, mentre lei aveva riposato per qualche ora, lui non
aveva chiuso occhio.
Per tutta la giornata avevano provato l'aggeggio a diverse distanze. Dapprima, Harper era
rimasta in camera da letto sussurrando nel microfono, mentre Miles la registrava. Poi, fuori in
corridoio. E alla fine al pianterreno.
Il sistema aveva bisogno di piccoli aggiustamenti, ma ogni volta trasmetteva e registrava a
distanze considerevoli.
Dopodich, alzarono la posta in gioco: muovendosi fuori dall'appartamento di Miles. Harper
stette sotto la pioggia, nell'angolo pi lontano del parcheggio del palazzo, mentre Miles rimase
all'interno con il suo ricevitore, registrandola mentre lei parlava a bassa voce.
Pronto, pronto. Mi sto inzuppando tutta gli disse. Basta cos.
Aveva registrato perfettamente.
Pi tardi, quando il tempo peggior, provarono il dispositivo in mezzo al vento. Questo
tentativo ebbe minore successo: il vento tagliava via la sua voce, tanto da far sorgere dei dubbi su ci
che lei stava dicendo.
Non c'era molto che Miles potesse fare per porvi rimedio. Avrebbero avuto bisogno di una
notte silenziosa e serena, per avere una registrazione decente, chiara e inequivocabile abbastanza da
reggere in tribunale.
Dopo infinite discussioni, scelsero la localit dell'incontro: Harper avrebbe affrontato Smith a
The Watch.
Miles sulle prime si era mostrato contrario: quel posto era troppo isolato. Ma Harper aveva
insistito.
Smith creder di essere al sicuro l: penser che nessuno possa sentire ci che dice spieg lei.
Certo, c'erano anche altri motivi per cui aveva pensato proprio a quel posto, ma non li rivel a
Miles.
Lei conosceva The Watch. L si sentiva al sicuro.
Piovve per tutto il pomeriggio. Harper si sedette vicino alla finestra, con il cellulare in mano,
osservando cupamente l'acqua che scivolava sul vetro. La tempesta sarebbe passata nel primo
pomeriggio e le previsioni parlavano di una notte senza precipitazioni, ma era difficile da immaginare
adesso.
Se non soffia vento, possiamo farcela anche con un po' di pioggia le disse Miles, mentre
sedevano sul divano, ripassando il piano per la millesima volta. Se ci fosse un poco di luce, potrei
perfino filmare tutto.
Non lo so disse Harper dubbiosa. The Watch  molto buia.
Lo  a quell'ora Miles si pass una mano sulla mascella. Per potremmo sempre inventarci
un modo. Potrei andare l prima di voi due, piazzare una telecamera con lenti a visione notturna tra gli
alberi. Ti darebbe pi protezione. Ho pensato anche alla logistica. Se parcheggio sotto il promontorio,
tu saresti proprio sopra di me. E quindi abbastanza vicino da poter gestire la telecamera a distanza.
Senza aspettare la sua risposta, Miles balz in piedi e corse ad aprire un armadietto ricolmo di
scatole con attrezzatura varia. Mormorando tra s e s, vi rovist dentro finch non ne tir fuori, con
aria trionfante, un pacchetto.
Sapevo che doveva essere qui da qualche parte.
Port la scatola al tavolo e ne estrasse una piccola telecamera.
Questa fa proprio al caso nostro, Harper disse lui, agguantando gli occhiali.
Mentre Miles ricominci a trafficare con l'attrezzatura, Harper controll il telefono.
Ancora nessun messaggio da parte di Luke.
Poteva farcela anche senza di lui. Sarebbe andato tutto bene. La parte pi difficile, pens,
sarebbe stata telefonare a Smith. Convincerlo con l'inganno a incontrarla. Se ci fosse riuscita, il resto
sarebbe stato una passeggiata.
Per tutta la giornata, l'idea di dover fare quella telefonata parve incombere su di lei come un
lupo in agguato dietro l'angolo, mettendole in subbuglio lo stomaco. Fu un sollievo quando finalmente
scoccarono le diciassette ed entrambi concordarono che fosse abbastanza tardi perch Smith non avesse
pi troppi margini di manovra, ma ancora abbastanza presto perch Miles avesse il tempo di
predisporre tutto dal punto di vista tecnico.
Fuori, la pioggia finalmente si era acquietata. Il fievole sole pomeridiano forzava i suoi raggi
attraverso le nuvole, mentre Miles prendeva il telefono e componeva il numero della polizia.
Sospettando che Smith si sarebbe rifiutato di parlare con Harper, avevano deciso che sarebbe stato
Miles a chiamare.
Il tenente Smith, per favore disse lui al centralino. Riferitegli che  Miles Jackson che lo
cerca.
Harper sedeva sul divano a guardarlo, mangiucchiandosi con ansia l'unghia del pollice.
Dopo un momento, lui le tese il telefono.
Gli stanno passando la chiamata.
Harper si lasci sfuggire un lungo sospiro e prese il cellulare.
La musichetta di attesa era una simpatica cover di una canzone pop di una quindicina di anni
prima, che Harper avrebbe riconosciuto all'istante, se non fosse stata cos impaurita.
Un clic interruppe la canzone, proprio nel momento del coro.
Smith. La voce profonda del tenente le strinse lo stomaco in una morsa.
Harper deglut a fatica.
Tenente disse con voce fievole, sono Harper.
Silenzio.
Harper poteva figurarsi Smith nel suo ufficio  quello che lui aveva agognato cos tanto 
prendere la massiccia Montblanc e giocherellarci, mentre decideva cosa dire.
Non sono del tutto sicuro dell'opportunit di parlarci disse lui alla fine.
Neanch'io gli disse Harper. Tuttavia, temo che dovremmo farlo.
E perch mai? il suo tono divent sospettoso.
Il mio padrone di casa ha trovato qualcosa nel mio appartamento: un distintivo della polizia.
Ho le prove che i tuoi uomini sono entrati in casa mia. Harper atteggi la voce in modo da sembrare
arrabbiata ma non furiosa, per evitare che lui riattaccasse. Ora, io non vorrei vedermi costretta a
portarlo da Baxter: sappiamo bene entrambi cosa ne farebbe. Non voglio fare la guerra ai tuoi uomini.
Voglio solo mettere la parola fine a tutta questa storia. Incontriamoci, io e te soltanto, e sistemiamo una
volta per tutte questa faccenda.
Sul divano davanti a lei, Miles rimase immobile, gli occhi fissi sul volto di Harper.
Non so di cosa tu stia parlando, Harper. Smith aveva la voce gelida. Ti ho detto che la
polizia non ha nulla a che fare con quell'irruzione. Credo che la tua immaginazione sia ormai fuori
controllo.
Harper premette la punta delle dita contro la fronte. Questa volta, quando parl, l'emozione era
reale.
Suvvia, tenente. Per favore, possiamo risparmiarci questi giochini?
Segu un altro lungo silenzio.
Harper se lo immagin seduto alla poltrona, con il fresco flusso dell'aria condizionata che
soffiava dalla ventola sopra la porta del suo ufficio. Voci smorzate nel corridoio affollato.
Bene. Smith sembrava curioso adesso, meno suscettibile. Cosa vuoi esattamente?
Un incontro disse Harper. Questa sera, solo noi due. Chiss, forse potremmo riuscire a
risolvere questa situazione in un modo che sia soddisfacente per tutti.
La poltrona di Smith scricchiol: Harper suppose che lui si fosse sporto in avanti per poggiare i
gomiti sulla scrivania.
E come?
Be', tu vuoi che io smetta di scavare sul caso Whitney. Io invece voglio assicurarmi che eventi
spiacevoli come la scorsa irruzione non accadano pi. Cos potremmo tornare tutti e due alla nostra vita
di sempre disse lei. Discutiamone: si tratta di negoziare uno scambio tra ci che voglio io e quello
che vuoi tu.
Lei trattenne il fiato. Se Smith era deciso a rifiutare, a questo punto gli avrebbe detto che non
aveva la minima idea di cosa lei stesse farneticando, accusandola di fare troppo la drammatica.
Per Smith non lo fece.
Dove preferisci che ci incontriamo?
Harper sent il cuore balzarle in gola. Smith aveva abboccato.
Guard Miles e annu. Lui rilass le spalle e sospir.
Vediamoci a The Watch gli disse. A mezzanotte.
A mezzanotte? Una punta di irritazione acu la voce di Smith. Non  possibile prima?
No, a mezzanotte disse lei decisa.
Lui rimase in silenzio cos a lungo che a un certo punto lei fu quasi sicura che avrebbe rifiutato
l'incontro. Poi, quando Smith riprese a parlare, lo fece in modo cos brusco da farla quasi sobbalzare.
Va bene ringhi lui. A mezzanotte. A The Watch. Ma questa  l'ultima volta, Harper.
L'ultima.
Il segnale di linea libera le rimbomb forte nell'orecchio. Smith aveva riagganciato.
Harper cerc lo sguardo di Miles.
Siamo in ballo.
Capitolo quarantadue
Le previsioni del tempo si rivelarono corrette e, quando Harper si mise alla guida della Ford per
raggiungere The Watch poco prima di mezzanotte, la pioggia era ormai solo un lontano ricordo. La
notte era tersa e fresca. Una luna quasi piena era appesa nel cielo sopra di lei, irradiando il parco di una
eterea sfumatura di blu.
Miles l'aveva preceduta e aveva trascorso un'ora laggi, piazzando una telecamera a distanza
tra i rami di una quercia che si arcuava proprio sopra al punto di vedetta dalla conformazione a luna
crescente.
Era ritornato al suo appartamento alle undici, con il fango fino alle ginocchia, e l'aria molto
compiaciuta.
Qualunque cosa accada la rassicur lui, avremo il nostro filmato.
Adesso, la Ford sobbalzava e sussultava lungo la stradicciola accidentata, con le ruote che
slittavano nel fango accumulatosi in due giorni di pioggia.
Harper accese i fari abbaglianti e si protese in avanti per scrutare tra le ombre, in cerca del
segnale che Miles le aveva lasciato. Quando vide un cartone per la pizza trattenuto a terra da un sasso
della grandezza di un pugno, si diresse in quel punto.
Sto parcheggiando sulla scatola disse, nella macchina vuota.
Le telecamere erano state piazzate per inquadrare l'area intorno a quel cartone per la pizza.
Rimanendo l nei paraggi, non sarebbe mai stata fuori campo.
Harper aveva di nuovo preso in prestito la giacchetta di cotone nero di Bonnie. C'era ancora
traccia del suo profumo dalle note agrumate. In qualche modo, ci la faceva sentire meno sola.
Luke non si era fatto vivo.
Lei aveva provato a ricontattarlo quella mattina e gli aveva mandato un messaggio qualche ora
prima, annunciandogli quando e dove sarebbe andata con Miles.
Una parte di lei sapeva che Luke non si sarebbe fatto vedere: forse non aveva ancora avuto
modo di controllare il telefono o, magari, non voleva pi saperne di lei.
In entrambi i casi, lei e Miles avrebbero portato a termine il piano da soli.
Miles aveva collegato un microfono non pi grande della punta di una matita al primo bottone
della giacchetta di Harper. Nel taschino, c'era una ricetrasmittente delle dimensioni di un mazzo di
carte.
Il telefono trill proprio mentre lei spegneva il motore. Era un messaggio da parte di Miles. Ti
ricevo forte e chiara.
Bene. Era gi qualcosa.
Harper aveva le mani che erano pezzi di ghiaccio e se le sfreg, cercando di stimolare la
circolazione. Abbass lo sguardo e si accorse che le tremavano le ginocchia.
Di colpo, sfil via le chiavi dall'accensione e spalanc la portiera, sbattendola poi dietro di s.
Voleva andare in fondo a quella faccenda. E farla finita, una buona volta.
La pioggia aveva avvolto la notte in un bagliore cristallino. Tutto sembrava luccicare sotto i
raggi della luna: la selvaggia lunghezza dei rami degli alberi, l'ansa del fiume, le belle vele di metallo
del ponte in lontananza.
Tutto sembrava pi bello di quanto Harper ricordasse.
In cuor suo, lei sperava che Smith potesse darle una spiegazione plausibile. Qualcosa di
semplice e sincero: Ho commesso un errore.  successo solo una volta...
Per, per quanto rivoltasse quella storia, non c'era spiegazione che avesse senso.
Nel silenzio della notte, Harper sent la macchina ancor prima di vederla arrivare.
Il rombo meccanico del motore crebbe sempre di pi, finch i fari non danzarono tra gli alberi e
il Suv color argento comparve ballonzolando lungo il sentiero accidentato.
Era la macchina privata di Smith, not lei, non la quattro porte di citt in dotazione alla Squadra
Omicidi. Lui veniva qui in qualit di Robert Smith.
Qualunque cosa ci significasse.
Lei raddrizz le spalle.
 arrivato annunci a Miles, parlando nel vuoto.
L'auto parcheggi accanto a quella di Harper e il motore si spense.
Nell'improvviso silenzio, lei sent il cuore martellarle le costole e il raschio, simile a carta
vetrata, del suo respiro nervoso.
Irrazionalmente era convinta che anche Smith lo avrebbe avvertito.
Harper ringhi lui, sbattendo la portiera con un tonfo che riecheggi tra gli alberi.
Qualunque cosa tu debba dirmi, meglio che tu abbia un motivo valido per avermi fatto venire fin qui.
Mentre Smith avanzava con attenzione nel fango, il suo volto vissuto, familiare e i suoi occhi
intuitivi entravano e uscivano dall'ombra. I gemelli d'oro che aveva ai polsi luccicavano al chiaro di
luna. La sua camicia bianca, di un tessuto costoso, brillava.
Le sue scarpe di pelle italiane slittavano sul terreno limaccioso. Imprecando, il tenente si ferm
a togliere un grumo di fango dalle scarpe, sfregando la suola su uno pneumatico.
In passato, quando lavorava ancora sulle strade, un poco di fango non gli avrebbe dato noia,
pens Harper. A quei tempi Smith calzava scarpe dozzinali e credeva nel proprio lavoro.
Le cose erano diverse adesso.
Smith si raddrizz, si pul sui pantaloni le mani impolverate con un'espressione di disgusto
dipinta sul volto. Poi incroci gli occhi di Harper.
Cosa diavolo hai da dirmi di cos importante da costringermi a uscire di casa a mezzanotte per
raggiungerti qui in culo al mondo?
Ti ho gi detto al telefono che abbiamo trovato qualcosa: una prova incriminante. Harper fu
sorpresa di quanto fosse calma la sua voce. Le mani invece le tremavano cos forte che dovette
affondarle nelle tasche. Per ti ho mentito su quello che abbiamo trovato.
Smith la fulmin con gli occhi.
Spiegati meglio.
No disse Harper, senza tradire alcuna emozione. Sei tu che devi dare delle spiegazioni.
Avevi una relazione con Marie Whitney.
Chi? L'espressione di Smith era confusa, come se non avesse mai sentito parlare di quella
donna. Ah, la vittima dell'omicidio. Scroll con aria disinteressata le spalle. Non ne so molto,
Harper.  Blazer che si occupa del caso. Parlane con lui.
Il suo tono era artificiosamente tranquillo, ma Harper scorse alcuni segnali di incertezza. Smith
aveva stretto le mani a pugno, prima di rilasciarle lungo i fianchi. Il suo respiro si era mozzato nel
momento stesso in cui lei aveva menzionato il nome di Marie. Alla luce della luna, una sottile linea di
sudore gli imperlava la fronte.
Qualunque cosa lui si aspettasse da quell'incontro, finora non aveva dato mostra di nervosismo.
Be', stavo proprio andando da Blazer, per poi ho creduto che sarebbe stato meglio parlarne
con te, prima.
Harper si sforz di mantenere un tono noncurante e inoffensivo. Avanz di un passo verso di
lui, attenta a non uscire fuori campo.
Di recente sono stata all'universit a fare quattro chiacchiere con i colleghi di Marie Whitney.
Tutti mi hanno descritto l'uomo con cui usciva. Erano convinti che fosse un agente di polizia che
lavorava in incognito, ma io credo che si tratti invece di un detective. Lei sostenne lo sguardo di
Smith. Dicono che  alto, dalle spalle squadrate e i capelli sale e pepe.
 una descrizione abbastanza vaga. Smith scoppi in una risata sardonica, secca, ma i suoi
occhi guizzarono in giro, come se cercassero qualcosa nell'ombra.
S,  quello che pensavo anch'io disse lei. Almeno all'inizio.
In lontananza, una macchina pass piano l vicino, lungo la strada appena fuori The Watch.
Harper si raggel, allarmandosi subito. Osserv Smith dirigere lo sguardo in direzione del rumore.
Aveva forse chiesto a qualcuno di raggiungerlo?
L'auto prosegu per la sua strada e il ronzio del motore svan oltre.
Smith torn a girarsi verso di lei: aveva la mascella rigida.
Senti, Harper. Non sono io a capo delle indagini sul caso Whitney le disse. Lo so che sei
ossessionata da quell'omicidio. Ma, se ne vuoi parlarne, devi farlo con Blazer.
Il suo tono era sprezzante, divertito.
Se continui a ripeterlo sibil,  proprio quello che far. Sta' attento.
Smith rimase immobile.
Di cosa si tratta, esattamente, Harper?
Lei fece una pausa, obbligandosi a mantenere i nervi saldi. Arrabbiarsi e strafare avrebbe
rovinato tutto: doveva mantenere la calma e metterlo con le spalle al muro.
Come ho detto riprese, mi sono incuriosita riguardo a quest'uomo. Al detective che usciva
con Marie Whitney, intendo. Perch non se ne faceva affatto menzione nel fascicolo sul suo caso.
Smith la fulmin con lo sguardo.
Certo continu Harper, se un detective avesse intrattenuto una relazione con la vittima e non
lo avesse rivelato agli inquirenti, saremmo di fronte a una grave violazione del codice etico della
polizia. Perci, non facevo che chiedermi chi mai potesse essere quell'investigatore. Sulle prime ho
pensato a Blazer. Ma mi sbagliavo.
Harper tir fuori il telefono dalla tasca.
Tenente, perch non dai un'occhiata a questa foto?
Lei apr la foto in bianco e nero di lui e Marie Whitney insieme sulla pista da ballo, al gala di
maggio: la donna rideva guardando negli occhi Smith, che le teneva una mano posata con disinvoltura
sul fianco.
Harper gli tese il telefono, cos che lui potesse vederla.
Riconosci l'uomo nella foto?
La luce dello schermo del telefono fece diventare bianco come un fantasma il volto di Smith
che si sporgeva a guardare la propria foto. Rest cos a lungo, prima di raddrizzarsi piano.
Sii chiara, Harper. Cosa stai insinuando?
L'espressione era inalterata, ma nella sua voce c'era ora una nota di gelida minaccia che fece
rabbrividire Harper.
Ma lei adesso non aveva pi paura. Era ferita. E arrabbiata.
Insinuo che tu conoscessi Marie Whitney gli disse. Che tu avessi con lei una relazione
sentimentale. Insinuo che poi lei ti abbia ricattato: minacciando di farti perdere lavoro e famiglia.
Insinuo che l'hai accoltellata a morte sul pavimento della sua cucina. Insinuo anche che quando hai
pensato che mi stessi avvicinando troppo alla verit, tu abbia cercato di sbarazzarti di me.
Harper prese fiato.
Questo, tenente,  ci che insinuo.
Sebbene il cuore le battesse all'impazzata, la sua voce era solida come roccia. Harper rimase
dritta, con gli occhi fissi su di lui.
Fu Smith a distogliere per primo lo sguardo.
 una follia abbai lui. Ascoltati. Sei uscita fuori di testa?
La sua voce per mancava di convinzione e il suo volto aveva assunto un'espressione distante,
impaurita.
Harper si sent mancare l'aria.
Fino a quel momento, una parte di lei si era aggrappata alla speranza di avere torto. Adesso,
riusciva a vedere la verit: aveva ragione.
La desolazione spazz via la sua rabbia, lasciandole solo una sensazione di vuoto.
Perch l'hai fatto, tenente? gli chiese, sconcertata. Cosa stava per portarti via? N  valsa
davvero la pena? Hai ucciso una donna, tenente. Le hai tolto la vita.
Sulle prime, lui non rispose. Rimase immobile, le spalle ricurve.
Da qualche parte sul fiume sottostante, una catena tintinnava: una barca ondeggiava sull'acqua.
La brezza solleticava le foglie sopra di loro.
All'improvviso, Smith scoppi a ridere, un suono freddo e disperato, tutt'altro che allegro.
Non ho mai pensato che saresti arrivata a tanto disse lui, con amarezza. Non conosci il
valore della lealt, Harper McClain. Proprio tu, tra tutti.
Smith tir fuori le mani dalle tasche. Nella destra stringeva una nove millimetri semiautomatica.
E gliela punt dritta al petto.
Harper trasal, addossando la schiena contro la Ford.
Mi sono preso cura di te strill lui. Ti ho accolta in casa mia. Ed  cos che mi ripaghi?
Distruggendo tutto quello che ho costruito in questi anni? Tutto ci per cui ho lottato? E per cosa? Per
cosa, Harper?
Lei non riusciva a staccare gli occhi dalla pistola. L'arma sfavillava nera e lucente sotto i raggi
della luna.
Tenente... La voce di Harper era ridotta a un filo flebile. Per favore. Metti via quella pistola.
Non sono armata.
E hai commesso un errore.
Lui mosse la pistola e Harper trasal.
Mi hai tradito disse lui, con voce tremante. Avrei dovuto dare ascolto agli altri. Capire che
non dovevo fidarmi di te.
Harper riusciva a sentirlo a stento. I suoi occhi erano catalizzati da quella pistola.
Tenente lo supplic, per favore.
Hai tirato troppo la corda abbai lui. Ti ho concesso cos tante opportunit di lasciar
perdere, ma tu no, non ti sei fermata. E io non capir mai perch.
Harper aveva la bocca cos secca che dovette deglutire prima di articolare una parola.
La scena di quel delitto era identica a quella dell'omicidio di mia madre. Ecco perch. Questa
 sempre stata la sola e unica ragione. Dovevo capirne il motivo. Lo guard con aria implorante.
Non credevo fossi stato tu.
Il volto di Smith si raggrum in una smorfia.
Non avresti mai dovuto vedere quella scena del crimine, Harper. Ai giornalisti  vietato
l'accesso alle scene del crimine. Sono queste le regole. Santo Dio, perch non ti attieni mai alle regole?
Se, solo per una volta, avessi fatto quello che ti si diceva, niente di tutto questo sarebbe mai accaduto.
Smith sembrava disperato. E gli uomini disperati con una pistola in mano sono la forza pi
pericolosa sulla faccia della terra.
Harper sapeva che sarebbe dovuta scappare, urlare... Fare qualcosa per disinnescare quella
situazione. Ma se ne rimase l, addossata contro il duro metallo dell'auto, gli occhi che le bruciavano
per le lacrime trattenute.
Ah, tenente sospir lei. Dimmi che non l'hai uccisa tu. Non avresti mai fatto una cosa del
genere. Non ci credo. Non  possibile.
Questo sembr fargli perdere l'equilibrio, per un secondo la pistola tentenn.
Harper...
La sua voce si smorz. Poi lui si raddrizz e le punt di nuovo contro l'arma.
Avresti dovuto mollare quel caso, Harper. Avresti dovuto lasciar perdere. Ma non l'hai fatto. E
io lo rimpianger per il resto della mia vita.
Harper guard l'uomo che lei aveva sempre considerato un padre putativo puntarle adesso una
pistola al petto. In quell'istante, vide il corpo di sua madre steso immobile, in una pozza di sangue che
si allargava sul pavimento della cucina. Vide quel sangue sulle proprie mani, che cercavano di
agguantare il telefono. Vide Camille Whitney e i suoi tormentati occhi marroni.
E tutto ci che aveva perso.
Il suo cuore smise di battere all'impazzata.
Si raddrizz e allarg le braccia come ali.
Fallo e basta lo sfid, la sua voce riecheggi nel silenzio. Sparami e facciamola finita. Ne
ho abbastanza. Questo  troppo.  troppo, Smith.
Lui sollev la pistola.
Fu allora che una voce tuon alle spalle di Harper.
Abbassi la pistola, tenente.
Harper riconobbe subito quella voce.
Luke usc fuori dal suo nascondiglio tra gli alberi, a destra dell'auto di Harper. La pistola
puntata contro Smith, la mano ferma come ferro. Luke non la guard. Tenne gli occhi incollati su
Smith.
Glielo ripeto, tenente gli disse. Abbassi la pistola. O le sparo.
Smith devi la pistola per puntarla contro Luke, che bad a tenersi a una distanza tale da Harper
da rendere impossibile al tenente di tenerli entrambi sotto tiro.
Walker, metti via quella pistola abbai Smith. O ti far ritirare il distintivo.
La pistola di Luke non tentenn.
No, non lo far, signore disse lui. Sar io a farle togliere il suo.
In lontananza, Harper sent il debole, stridulo sbraito delle sirene. Non una o due: ma dozzine.
Un coro di allarmi, ancora distante, ma in avvicinamento.
Harper vide il volto di Smith mutare, quando anche lui se ne accorse.
Stanno venendo per lei, tenente. Luke fece un passo verso di lui. Metta via la pistola. 
finita.
Smith era diventato bianco come un cencio. I suoi occhi disperati guizzavano da Harper a Luke,
mentre le sirene si avvicinavano: il loro ululato dolente era assordante. Harper ne vedeva gi i
lampeggianti blu tra gli alberi, a spargere gocce di colore su The Watch.
La mano del tenente trem. Nella penombra, le rughe sul suo volto sembravano incise in
profondit. Smith sembr di colpo vecchio.
Si rivolse a Harper.
Mi dispiace disse. Non avevo intenzione di farti del male. Non volevo...
La sua voce si smorz.
Una lacrima solc il viso di Harper: calda e inaspettata.
Tenente... sussurr lei.
Per un momento, sembr che facesse come Luke gli aveva detto: la pistola si abbass tremante.
Poi per Smith parve cambiare idea. Con una mossa rapida, sollev di nuovo il suo braccio e si punt
la pistola alla testa.
Qualcosa dentro Harper and in frantumi. Non poteva perdere qualcun altro.
Non ancora.
No!
Lei sent il proprio urlo e poi corse verso Smith, con i piedi che slittavano nel fango.
Harper, fermati! Luke le url dietro le spalle.
Ma lei stava gi afferrando il braccio di Smith con tutte le sue forze. La prima pattuglia della
polizia ruggiva tra gli alberi verso di loro, le sirene spiegate, i lampeggianti blu accecanti.
Smith lott con Harper: lei avvert tracce di dopobarba mischiate all'acre odore della paura.
Poi la pistola spar con un tremendo, assordante rombo che spacc la notte come un tuono.
Harper sent la spalla bruciare: una fiammata intensa, insopportabile. Il terreno fran sotto i suoi
piedi.
Di colpo, si sent come in volo, cadendo leggera come una piuma nel vuoto dell'oscurit.
Capitolo quarantatr
Harper giaceva di schiena nel fango, con gli occhi rivolti al cielo nero, squarciato da lampi blu.
Si sentiva strana: come se la sua mente fosse altra cosa dal suo corpo. Libera dai suoi ormeggi.
Cosa era accaduto?
Luke cadde in ginocchio accanto a lei, sussurrando il suo nome, mentre con le mani le tastava il
corpo.
Sei ferita? continuava a chiederle, con il fiato corto e un filo di voce. Harper, sei ferita?
Lei provava a rispondergli, ma aveva la lingua intorpidita.
Quando lui vide il sangue che pulsava caldo e denso dalla spalla di Harper, il suo respiro si
ridusse a un fischio tra i denti.
Cazzo, Harper le sussurr. E poi url con voce rotta, voltandosi verso quelli alle sue spalle:
 ferita. Chiamate un'ambulanza. Presto.
Harper non riusciva a respirare.
Aiuto... rantol lei, cercandolo con mani di colpo cos pesanti da non riuscire a sollevarle da
terra.
Luke si strapp di dosso la maglietta, la appallottol e la premette forte contro la ferita sulla
spalla sinistra di Harper. Lei vide gli altri radunarsi dietro di lui, ombre scure che si stagliavano davanti
ai lampeggianti blu.
In lontananza, credette di scorgere Smith che veniva condotto via. Avrebbe voluto chiedere se
stesse bene, ma non riusciva ad articolare parola.
L'ambulanza sta arrivando avvis qualcuno.
Luke non distolse lo sguardo. Gli occhi fissi su quelli di Harper.
Rimani con me, piccola le ripeteva, con voce fioca e implorante. Resta con me.
Harper rimase colpita dal fatto di stare tremando con tale violenza da sbattere i denti, pur
avvertendo uno strano calore. Il terreno era soffice e confortevole sotto di lei.
Niente le faceva male. Nulla sembrava reale.
Dove cazzo  finita l'ambulanza? url Luke.
Qualcuno gli disse qualcosa, ma Harper non riusc a sentire.
Era cos stanca. Tanto, tanto stanca.
Sentiva le palpebre pesanti. Sarebbe stato cos bello riposare un poco.
Le si chiusero gli occhi.
No! url Luke, scuotendola. Non addormentarti, Harper McClain. Non mollare.
La paura nella sua voce squarci la nebbia che le avvolgeva la mente.
Le ci vollero tutte le sue forze per riaprire gli occhi, per vedere di nuovo quel mondo di
lampeggianti blu e neri. E il volto risoluto di Luke.
 finita sussurr lui, premendo forte sulla ferita.  tutto finito. Sta' sveglia.
Quando l'ambulanza arriv, pochi minuti pi tardi, fu Toby a saltare gi per primo dal veicolo,
correndo per inginocchiarsi nel fango accanto a Luke.
Sotto la zazzera di capelli, il suo viso era pi serio che mai.
Oh, merda, Harper le disse lui, pieno di dolcezza. Cosa hai combinato stavolta?
Lei cerc di sorridere, ma non ci riusc.
Luke parl in fretta. Ha un proiettile di nove millimetri nella spalla. Sparato a bruciapelo.
Toby elabor l'informazione in maniera lucida. Altre ferite?
Luke scosse la testa. Niente di cui mi sia accorto.
Adesso che erano arrivati i soccorsi, lui sembrava ancora di pi nel panico, le mani affondate
strette nel tessuto premuto contro la spalla di Harper.
Ok, amico. Toby allung le braccia sulla maglietta appallottolata, collocando piano le sue
mani al posto di quelle di Luke. Hai fatto un buon lavoro. Adesso ho bisogno che tu faccia un passo
indietro e ci lasci lavorare.
Per solo un secondo, Harper pens che Luke si sarebbe rifiutato: aveva ogni muscolo del corpo
contratto. Poi, con sforzo visibile, Luke sollev le mani. E si allontan.
Subito, altri due paramedici accorsero a prendere il suo posto.
Qualcosa di freddo e di metallico lacer la maglietta di Harper, staccandogliela dalla pelle. Voci
basse impartivano ordini. Qualcuno  Toby?  le aveva arrotolato la manica. Harper sent un pizzico e
guard in basso, colta di sorpresa.
 solo una flebo, Harper la rassicur Toby, assicurando l'ago al suo posto.
Non lasciare che muoia, Toby Harper sent Luke dire da qualche parte. La sua voce era tesa.
Non ti preoccupare. Toby si sporse in avanti e le sue mani in guanti blu posero sul viso di
Harper una maschera d'ossigeno. Dell'aria fresca, dolce, le riemp i polmoni. Harper non morir.
Toby aveva l'aria cos sicura.
Fu l'ultima cosa che lei not.
Capitolo quarantaquattro
Il processo al tenente Robert Smith dur soltanto quindici giorni. Avrebbe potuto protrarsi pi a
lungo, ma lui rifiut di difendersi. Senza la sua collaborazione, l'avvocato arranc e l'iter fu breve e
impietoso.
Il caso fu seguito con resoconti avvincenti dal reporter della giudiziaria del Daily News, Ed
Lasterson, che  ne convennero tutti  fece un gran bel lavoro, visto il coinvolgimento del giornale
nella storia.
Sul banco degli imputati, Smith sembrava pi minuto e i suoi capelli pi grigi: come se la
prigione lo consumasse giorno dopo giorno.
Sua moglie Pat, smunta e a labbra strette, presenzi in aula il primo giorno, insieme al figlio
Kyle. Sedettero nella fila davanti. Pat pianse in silenzio. Kyle no. Lui sedette dritto, con le spalle
squadrate e rigide, pronto ad assorbire il colpo quando il procuratore generale accus il padre dei reati
peggiori.
Dopodich, non tornarono pi. Perci non erano l quando Harper sal sul banco dei testimoni, il
braccio e la spalla ancora protetti da un'imbracatura rigida.
Lei ne fu sollevata.
Quando illustr alla corte come avesse sbrogliato il caso  ipotizzando che il colpevole fosse un
detective e alla fine arrivando a quelle foto che compromettevano Smith  Harper mantenne il controllo
di s.
L'unica volta in cui le si ruppe la voce, fu nel raccontare ci che ricordava della sera a The
Watch.
Non credo avesse intenzione di spararmi disse, guardando Smith. Penso invece che volesse
uccidersi.
Seduto in mezzo ai suoi avvocati difensori, Smith mantenne gli occhi bassi per tutta la sua
deposizione ma, nell'unico momento in cui i loro sguardi si incrociarono, Harper scorse solo il vuoto
nei suoi occhi.
Il video che Miles aveva girato fu fatto vedere nel corso del processo, sebbene l'audio fosse
stato dichiarato inammissibile dal giudice. Perci la giuria vision il filmato muto di Harper e Smith 
trasformati in alieni verdi dalle lenti a visione notturna  che litigavano. Videro Smith puntarle una
pistola. Videro Harper affrontarlo. E videro Luke uscire dalla boscaglia con la pistola in pugno, come
l'eroe vendicatore dei film western.
La telecamera era alle spalle di Smith quando lui aveva sollevato il braccio per portarsi la
pistola alla testa, perci non si poteva vedere la sua espressione mentre Harper si precipitava nel fango
per strappargli l'arma di mano.
Solo una volta visto quel filmato, Harper scorse l'espressione di puro terrore sul viso di Luke
quando lei era corsa incontro a Smith. E solo allora si rese conto che lui era l a coprirle le spalle sin
dall'inizio.
Si vide mentre afferrava il braccio di Smith. Vide la mano del tenente strattonata all'indietro dal
forte rinculo della pistola.
Vide il proprio corpo torcersi e crollare per terra.
Vide Luke sferrare a Smith un pugno cos forte, da farlo girare di lato, mentre la pistola gli
volava via di mano.
Luke lo stava gi ammanettando all'arrivo del primo poliziotto.
A quel punto, il filmato terminava.
Tuttavia, Harper sapeva cosa era accaduto dopo.
L'ambulanza l'aveva trasportata di corsa in ospedale e l era finita dritta in sala operatoria.
Quando si era risvegliata dall'anestesia, Luke dormiva nella poltrona accanto al suo letto, con
addosso una tuta turchese da infermiere che doveva aver chiesto in prestito per rimpiazzare i vestiti
sporchi di sangue.
Persino nel sonno, il suo volto era corrucciato e teso.
Intontita dai farmaci, Harper rimase a lungo immobile a guardarlo, aspettando che si svegliasse
per poterlo ringraziare. A un certo punto, per, scivol di nuovo nel sonno.
Quando si svegli quel pomeriggio, la poltrona di fianco al letto era vuota.
Lei cerc di sollevarsi per guardarsi intorno e cercarlo, ma a ogni movimento una fitta bruciante
le trafiggeva il lato sinistro del corpo.
Sudata, Harper si ridistese.
Fu allora che il chirurgo fece capolino dalla porta, accompagnato da un capannello di studenti di
medicina che la osservavano con preoccupante curiosit.
Oh, bene... disse il chirurgo, prendendo in mano la sua cartella. Ci siamo svegliate. Come si
sente?
Come se qualcuno mi avesse sparato a una spalla.
La voce di Harper era rauca.
Bene, perch  proprio quello che  successo disse lui, con aria gioviale.
Il chirurgo le controll il bendaggio della ferita, esamin con interesse i dati che il monitor
cardiaco macinava, mentre snocciolava la sua tiritera agli allievi. Quando ebbe finito, ripose la cartella
al suo posto.
Lo sa, Miss McClain, non mi ha per nulla facilitato le cose. Il proiettile le ha mancato il cuore
di sei centimetri. Lui guard gli studenti con un sorriso. Fortunatamente,  un sacco di spazio.
Quando se ne furono andati, Harper not il telefono sopra al comodino. Digrignando i denti per
il dolore, si allung a prenderlo.
Quando chiam Luke, per, la telefonata pass direttamente alla segreteria telefonica.
Lo stesso accadde quella sera. E il giorno seguente.
Dopo un po', Harper smise di chiamare.
Pens di intuire la ragione per cui lui non volesse pi parlarle. Solo perch le aveva salvato la
vita  solo perch ci teneva a lei  non significava che i problemi tra loro fossero ormai acqua passata.
Secondo Luke, Harper era stata sleale a introdursi nell'archivio della polizia nonostante le sue
contrariet. Le aveva chiesto di non correre rischi e lei non gli aveva dato retta.
La fiducia tra loro si era incrinata.
Lei avrebbe sempre pensato al proprio lavoro, lui al suo. E le loro professioni erano destinate a
confliggere. Luke aveva preso una decisione per entrambi.
Anche cos, Harper doveva trovare il modo di appianare le cose. Perch nella sua mente sentiva
ancora la voce di lui che le parlava, quella sera a The Watch.
Non mollare.
Il giorno in cui la dimisero, Harper ricevette un sms da Sterling Robinson. Diceva soltanto: Sei
di una risolutezza rara. Insisto perch tu sopravviva. S.
Quando pi tardi fu accompagnata in amministrazione per saldare il conto dell'ospedale, la
donna al bancone le disse: Qualcuno ha rimborsato tutte le spese mediche.
Harper sapeva che era stato lui.
Gli avvocati di Smith si batterono valorosamente, cercando di fargli ottenere l'infermit
mentale. Dichiararsi colpevole di omicidio, a quanto pareva, era sintomo di follia.
Tuttavia Smith ne sabot ogni tentativo.
Insistette per testimoniare contro se stesso. Dopo una dura lotta con i suoi legali, sal sul banco
dei testimoni e confess alla corte che Marie Whitney era stata la sua amante.
Si erano conosciuti quando lei era stata rapinata: era a quell'episodio che si riferiva il primo
verbale della polizia sulla donna che Harper aveva scorto in archivio. Nel giro di poche settimane,
erano gi amanti.
Lui le aveva dato soldi e fatto regali costosi, ma ben presto le pretese di Marie erano diventate
esorbitanti. Poi il loro rapporto si era guastato. Quando lui l'aveva lasciata, lei aveva cominciato a
ricattarlo. Lo aveva minacciato di portare le prove della loro relazione al capo della polizia.
Preoccupato delle ricadute che ci avrebbe avuto sulla sua famiglia e sulla sua carriera, Smith
aveva continuato a pagare il suo silenzio per mesi, anche dopo la fine del loro rapporto, finch non
ebbe prosciugato il suo fondo pensionistico. Anche allora, dichiar, Whitney non aveva mollato la
presa, anzi le sue richieste erano sempre pi pressanti.
Non riuscendo pi a tenere sotto controllo la situazione, nel tentativo disperato di proteggere se
stesso, Smith si era spinto a sottrarre somme di denaro al dipartimento di polizia: dirottando fondi
pubblici a favore di Marie Whitney, finch qualcuno del suo ufficio non aveva cominciato a chiedersi
cosa stesse succedendo.
Quando Whitney aveva rinnovato le sue minacce di denunciarlo, se non le avesse dato pi
denaro, lui era stato colto dal panico.
Ho perso del tutto la ragione disse alla giuria, con la testa china e le spalle ricurve, non
riesco a spiegare altrimenti il perch delle mie azioni. Smith fiss lo sguardo sulle mani, intrecciate
sopra al legno laccato del banco dei testimoni. Quasi non ricordo quel giorno. Non lo voglio
ricordare.
Da quel punto in poi, l'esito del processo era ormai scritto. Era solo una questione di tempistica
legale.
Quando la giuria era uscita per deliberare, Harper aveva corrotto Ed con venti dollari perch la
chiamasse nel momento stesso in cui avesse rimesso piede in aula.
Dopo quattro ore di silenzio, lui le telefon alle sei di sera.
Rientrano.
E cos eccola l, seduta in ultima fila, la mano sana aggrappata allo schienale di legno davanti a
lei, mentre Smith veniva dichiarato colpevole dell'omicidio di Marie Whitney e condannato
all'ergastolo.
Solo quando venne ammanettato e scortato fuori dall'aula di giustizia, Harper scoppi
finalmente in lacrime. Seduta sulla panca di legno, la faccia affondata nelle mani.
Pianse per Camille Whitney. Per le madri di entrambe. E per se stessa.
Capitolo quarantacinque
Dopo la sua condanna, Smith fu scortato e trasferito in una prigione statale fuori Reidsville, una
citt in mezzo al nulla, a poco pi di un'ora d'auto da Savannah.
Per il primo mese non pot ricevere visite in modo che  come il portavoce della struttura
giudiziaria aveva spiegato a Harper  potesse ambientarsi.
Il primo giorno utile, Harper era l, seduta su una dozzinale sedia di plastica nella sala visite
della prigione tanto simile a un bunker, dopo aver lasciato cellulare, chiavi e scanner in un tubo di
plastica numerato all'ingresso.
Era gi stata in una prigione per fare delle interviste, ma mai in circostanze come questa: mai
per andare a trovare qualcuno a cui voleva bene.
La prigione di massima sicurezza era un grande edificio dall'aspetto minaccioso, nascosto da
uno steccato di ferro alto seicento metri e sormontato da filo spinato. Mentre si avvicinava al cancello,
Harper scorse i tiratori scelti con i binocoli e i fucili posizionati in cima alle torrette agli angoli.
La guardia controll la sua identit sulla lista di nomi segnati sulla sua cartelletta e poi le fece
segno di entrare.
Buona giornata le disse.
All'interno, un inferno di cemento in cui riecheggiavano voci, bambini che piangevano, e
ripetuti annunci a sangue freddo sull'introduzione di droga o armi e minacce d'arresto. Dovunque,
odore di disinfettante, sudore e un residuo amarognolo di paura.
Harper sedeva rigida sulla sua sedia, consapevole di ogni singolo individuo che aveva intorno,
tenendo gli occhi fissi alla porta da cui entravano i detenuti, uno alla volta. Quando finalmente fu il
turno di Smith, sent una stretta al cuore.
L'uomo aveva i polsi ammanettati a una lunga catena collegata alle caviglie. Come tutti gli altri,
indossava una semplice tuta bianca, con un numero sulla schiena. Sembrava pi magro e molto pi
vecchio, ma le guance avevano un po' di colore.
Ciabatt dietro alla guardia, mentre con gli occhi setacciava con ansia la stanza. Quando il suo
sguardo incontr quello di Harper, le sue spalle si incurvarono.
A passo lento, le si avvicin, con le catene che tintinnavano a ogni suo passo. Quando le fu
davanti, una guardia armata fino ai denti gli si affianc per togliergli le manette.
Smith si massaggi i polsi con aria assente.
La guardia snocciol la solita litania che aveva gi ripetuto decine di volte quel giorno.
Non vi  permesso toccarvi, n scambiarvi oggetti, tenete le mani poggiate sopra al tavolo.
Non costringetemi a richiamarvi. Buona visita.
Detto ci, si allontan. Lasciandoli da soli.
Smith affond nella sedia, girando con un po' di fatica le caviglie incatenate sotto al tavolo.
Harper aspettava da mesi questo momento. Adesso che era giunto, tutte le parole che aveva
pensato di dire le sfuggirono di mente.
Non aveva detto a nessuno che sarebbe andata l quel giorno. Nemmeno a Bonnie. Nessuno
avrebbe capito. Ma c'erano cose che doveva sapere e che solo Smith poteva spiegarle.
Harper si era detta che sarebbe stato difficile, ma che ce l'avrebbe fatta. Era preparata anche al
pianto, alle urla.
Adesso che era di fronte a lui, per, si sentiva curiosamente svuotata di ogni emozione. Smith la
scrut con cautela. Vedendo che Harper restava muta, si lasci sfuggire un lungo sospiro.
Maledizione, McClain abbai lui. Non molli proprio mai?
Nossignore disse lei. Mai.
Harper pos le mani sul tavolo rigato. Non sapeva da dove cominciare o cosa dire.
Sembri dimagrito gli disse, non vi danno da mangiare qui?
S. Per il cibo  immangiabile.
Be' gli disse lei, forse perdere un po' di peso ti far bene.
 quello che dicono. Lui le guard la spalla, avvolta in un top grigio scuro, un po' largo. Ti
hanno tolto la fasciatura.
Harper prov a sollevare le spalle, avvertendo una fitta familiare alle fibre muscolari
danneggiate e al tessuto cicatriziale.
Non la porto pi gi da un mese gli disse. Un po' di fisioterapia e sar di nuovo in grado di
tirare pugni.
Di colpo, un senso di dolore adombr il volto di Smith.
Mi dispiace davvero, Harper la sua voce si fece tremante. Sai bene che quel proiettile non
era destinato a te.
Lo so.
Era cos. L'aveva sempre saputo. L'aveva sentito opporre resistenza quando aveva cercato di
tirargli il braccio per fargli abbassare l'arma. Si era accorta di come lui avesse lottato per mantenere la
pistola puntata contro di s.
Era comunque un sollievo sentirglielo dire.
Harper prese fiato.
Tenente... cominci.
Lui scosse la testa incredulo.
Davvero vuoi continuare a chiamarmi cos?
Lei inclin un poco la spalla.  quello che sei per me. Come vuoi che ti chiami? Robert? Mr
Smith?
Credo che suonerebbe strano detto da te concesse lui burbero.
Tenente riprese lei, detesto che sia andata a finire in questo modo.
Anch'io, Harper. Nella sua voce c'era pi emozione di quanta ne avesse mai lasciato
trapelare per tutto il corso del processo. Cos tanto da non riuscire a spiegarlo a parole.
Qualcuno nella sala cominci a piangere. Le guardie si avvicinarono al banco per controllare
cosa stesse succedendo.
Harper si fece coraggio.
Devo farti qualche domanda.
Come mai la cosa non mi sorprende? Lui si sistem meglio sulla sedia di plastica, le
cavigliere tintinnarono. Avanti. Il tempo qui certo non mi manca.
Be', allora Harper si schiar la voce, ho capito come  andata nel caso Whitney. Ero in aula
ogni giorno. Non hai contestato le accuse. Ci che non capisco  come mai quell'omicidio sia cos
simile a quello di mia madre.
Lei si sporse verso di lui, fissandolo negli occhi.
Ho bisogno di sapere la verit: hai ucciso mia madre?
La confusa sorpresa e l'orrore che offuscarono il viso di Smith le diedero la risposta che cercava
prima ancora che lui aprisse bocca.
Mio Dio, Harper, no. Lui si sporse verso di lei, come preso da un impulso. Le catene
tintinnarono. Non sono io l'uomo che cerchi. Io ho ucciso Marie Whitney. Sono un assassino e accetto
il verdetto della giuria. Ma non ho ucciso tua madre. Te lo giuro.
Harper sostenne il suo sguardo per un lungo momento poi, non scorgendo alcun segnale che le
rivelasse che lui mentiva, si appoggi con la schiena alla sedia.
Avrebbe voluto dirgli tante cose. Voleva fargli capire quante persone aveva distrutto. Avrebbe
voluto parlargli di Pat, Kyle e Scott, la cui vita sarebbe stata per sempre macchiata dalla sua condotta.
Avrebbe voluto che sapesse che si era portato via l'ultimo briciolo di fiducia che lei ancora nutriva.
E poi c'era Camille Whitney.
Tuttavia, non era venuta qui per dirgli cose che lui gi sapeva.
Era venuta per avere delle risposte.
Se non hai ucciso tu mia madre, perch hai ucciso Marie nello stesso identico modo? gli
chiese.
In quel momento entr un nuovo visitatore e lo sguardo di Smith corse alla porta che conduceva
fuori dalla prigione: una soglia che lui non avrebbe mai pi varcato.
Lo sai che ho risolto quasi tutti i casi su cui ho investigato? le chiese. Trent'anni di servizio
come detective e posso contare sulle dita di una mano gli omicidi rimasti irrisolti. Un paio mi sono
rimasti dentro. Il caso di tua madre lui torn a rivolgerle lo sguardo, adesso duro come l'acciaio 
uno di quelli.
Intorno a loro il rumore nella sala si affievol. Gli odori, le pistole: tutto si appiatt sullo sfondo.
Harper percepiva soltanto la familiare voce dal timbro baritonale di Smith.
Credo che ogni omicidio che rimane irrisolto ti scalfisca l'anima le disse. Per la maggior
parte sono dei piccoli sassi: neanche te ne accorgi. Ma il caso di tua madre... con quello  stato diverso.
Quello mi ha spezzato. A causa tua. I suoi occhi la scrutarono in volto. Ti avevo promesso che avrei
preso l'assassino. E ogni giorno che si concludeva con un nulla di fatto pensavo che non avrei avuto il
coraggio di guardarti negli occhi, quando ti avrei rivisto la sera.
Harper si morse il labbro, ma non lo interruppe.
A volte penso che tutta la mia vita sarebbe stata diversa se non avessi svolto le indagini su quel
caso le disse. Forse avrei compiuto altre scelte se non ti avessi fatto una promessa che non potevo
mantenere.
Una guardia si avvicin al loro tavolo, il manganello che dondolava, la pistola che pendeva dal
suo fianco. Harper vide Smith valutarne la postura, l'arma. Era un riflesso automatico: non era
nemmeno sicura che lui si accorgesse di farlo.
Quando Smith riprese a parlare, le sembr stanco.
Ho lavorato davvero sodo su quel caso: lo abbiamo fatto tutti. Giorno e notte. Non ci siamo
mai presi una pausa. Chiunque l'abbia commesso  stato davvero bravo. Un professionista. Non
abbiamo trovato nulla su cui potessimo lavorare. Niente. Lo chiamavamo l'uomo invisibile'.
Lui fece una pausa, perso nei ricordi.
L'ultima volta che Marie mi ha minacciato... Smith gir le mani sul tavolo, i palmi erano
ruvidi ... non avevo in mente di ucciderla. Mi ha detto di volere andare da Pat, che i miei ragazzi mi
avrebbero odiato. Mi ha detto che mi avrebbe fatto perdere il lavoro, la mia famiglia.  accaduto tutto
cos in fretta: la mia reazione  stata disumana. Orribile. La sua voce traboccava di disgusto per se
stesso. Quando fu tutto finito, mi ricordai dell'uomo invisibile. Pensai a quello che aveva fatto. E
decisi che dovevo imitarlo.
Abbass tristemente il capo.
Ecco perch le due scene sembrano simili. Ho fatto in modo che la seconda somigliasse alla
prima. Una copia esatta. Lui se l'era cavata, ho pensato che ci sarei riuscito anch'io. Come vedi, mi
sbagliavo.
Non era la risposta che Harper avrebbe voluto sentire, eppure prov un lieve piacere nel vedere
l'ultima tessera mancante tornare finalmente al proprio posto.
Doveva essere stato semplice. Ogni detective ha nell'abitacolo della propria auto tutti gli
strumenti per coprire un omicidio. Guanti e salviette imbevute di alcol, sacchetti per raccogliere le
prove, soprascarpe.
Mi dispiace cos tanto che tu stia ancora cercando il tuo assassino concluse Smith con
tristezza sincera, avrei voluto darti almeno quella soddisfazione.
Nella mente di Harper si impose all'improvviso l'immagine di furiosi occhi marroni che la
guardavano dall'altra parte di un tavolo da cucina dal piano rigato.
E fargliela pagare.
Camille Whitney disse lei, interrompendolo bruscamente. Proprio non capisco. Come hai
potuto farle passare l'inferno che ho passato io? Non ci hai pensato?
Smith era rimasto fino ad allora molto composto. Adesso, per, assunse un'espressine
corrucciata e poi si prese il viso tra le mani. Un lungo momento pass, prima che riuscisse di nuovo a
parlare.
Credo sia stato Dio, che mi ricordava che mi stava guardando. Si asciug le guance col dorso
della mano. Pensavo di aver pianificato tutto. Sapevo che quel giorno sarebbe andato suo padre a
prenderla all'uscita da scuola. Lo faceva ogni mercoled. Ogni santo mercoled. Ecco perch avevo
scelto proprio quel giorno. Perch era il giorno in cui di solito io e Marie ci incontravamo di nascosto.
Poi lui  stato chiamato al lavoro e io... non so...
Quando Smith cerc lo sguardo di Harper, i suoi occhi sembrarono di colpo vecchi.
Ci che ho fatto a quella ragazzina mi perseguiter per tutta la vita. Ho tolto una vita, il che 
imperdonabile, ma ho anche distrutto il futuro di una bambina e so bene cosa vuol dire perch l'ho
visto su di te in tutti questi anni.
Harper non seppe cosa dire. Se lui cercava perdono, non l'avrebbe certo avuto da lei. Per lo
meno, per, adesso aveva capito quello che era successo.
Le serviva la risposta a un'altra domanda soltanto e poi avrebbe finito.
Tenente gli disse. L'irruzione in casa mia. Perch l'hai ordinata?
La tristezza abbandon il suo volto, rimpiazzata da un impulso pi forte.
Harper le disse, devi credermi. Non ho nulla a che fare con quell'irruzione.
Si sporse verso di lei, allungandosi sul tavolo come per prenderle le mani.
Una guardia lo redargu arrabbiato dall'altra parte della sala. Smith si ritrasse, ma aveva
un'espressione accesa sul volto.
Devi credermi le disse di nuovo. Non  stata la polizia. Noi non c'entriamo. Te lo giuro.
Harper pens alla parola dipinta sulla parete bianca, in lettere nere, semplici, con la vernice che
gocciolava come sangue: VATTENE.
Una scheggia di paura le trafisse il cuore.
Se non sei stato tu gli disse, allora chi  il responsabile?
Non lo so, ma la faccenda non mi piace affatto le disse. Ci che mi hai raccontato  il tuo
ritratto lacerato, il messaggio lasciato sul muro  indica un rapporto personale, diretto.  qualcuno che
ti  vicino. Chiunque sia, se ha corso un tale rischio  incredibilmente pericoloso. Smith la guard
dritta negli occhi. Sta' attenta.
All'improvviso l'aria divent appiccicosa e umida.
Dopo l'irruzione, Harper aveva fatto montare dei vetri antiproiettile alle finestre e installare un
sistema di allarme. La minaccia lasciata sulla parete era stata cancellata gi da tempo con una buona
mano di vernice.
Eppure Harper non si sentiva pi al sicuro in quella casa.
Aveva cercato di convincersi che fosse stata la sensazione di essere stata violata ad allontanarla
da casa. Adesso, per, si chiese se non era stato invece il suo istinto, che la metteva in guardia sul fatto
che le cose non erano cos come sembravano.
Una sensazione di impotenza la invase. Cosa avrebbe fatto adesso? Le serviva aiuto.
La persona a cui si rivolgeva sempre per avere un consiglio tuttavia ora era seduta di fronte a
lei, in catene.
Da chi sarebbe andata d'ora in poi?
Era andata l per ottenere le risposte che cercava e lasciarsi quella storia alle spalle per sempre.
Adesso, tutto a un tratto, Harper non riusciva a immaginarsi un mondo senza Smith.
Aveva perso gi cos tanto, le rimanevano ancora solo poche persone preziose su cui fare
affidamento.
Non c'era modo di perdonare Smith per ci che aveva fatto, ma la verit era che aveva bisogno
di lui.
Un tempo, tanto tempo prima, lui l'aveva salvata dalla follia. In qualche modo, lo aveva sempre
fatto. Senza di lui, cosa ne sarebbe stato di lei?
Il dolore l'aveva colpita come un pugno, lasciandola senza fiato.
Come aveva potuto farle questo? Lui avrebbe dovuto proteggerla.
Lui doveva proteggerla.
Le lacrime le bruciavano gli occhi e lei strizz le palpebre per scacciarle via. Non aveva
intenzione di frignare come la donna dall'altra parte della sala. Non sarebbe servito a niente.
Si sarebbe fatta aiutare da Smith.
Harper raddrizz le spalle, prese fiato e sollev gli occhi per guardarlo.
Quindi disse lei, con che tipo di persona abbiamo a che fare? Qualcuno con un'ossessione?
Forse qualcuno di cui ho scritto?
Solo per un istante, pens di scorgere un lampo di comprensione negli occhi di Smith. Come se
lui avesse intuito i suoi pensieri.
Poi, una fredda maschera professionale gli era discesa sul volto, e lei non pot pi essere certa
se quello sguardo fosse stato reale o solo il frutto della propria immaginazione.
Difficile da dire. La sua voce era pensosa. Credo di no. Si tratta di qualcosa di pi grosso.
Questo qualcuno deve aver interagito personalmente con te. Deve averti incontrato. Potresti non
ricordartene, ma l'hai conosciuto e questo particolare deve essere diventato importante per lui. Adesso,
raccontami di nuovo per filo e per segno tutto quello che sai dell'irruzione, dall'inizio.
Dimenticandosi della sala affollata e delle guardie, Smith e Harper dissezionarono il caso, cos
che Smith potesse studiarlo pezzo per pezzo, come era solito fare nel suo confortevole studio pieno di
fumo, nella sua casa nei quartieri residenziali.
Mentre il giorno passava e il sole dell'autunno attraversava il cielo blu della Georgia, Harper
poteva quasi illudersi e pensare che nulla fosse cambiato.
E che non era invece un po' pi sola al mondo di quanto gi non fosse.
...
.
...
FINE.
...
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...
Ringraziamenti.
...
Per cominciare devo un grosso grazie e una piccola scusa alla bellissima citt di Savannah, in
Georgia, per alcune libert che mi sono concessa. Tra le altre cose, ho inventato un giornale che non
esiste e ho creato un dipartimento di polizia che si adattasse alle mie esigenze. Molti dei ristoranti e dei
bar presenti nel romanzo non esistono nella realt. A Savannah non c' nessun Library Bar. E neppure
un luogo che sia esattamente come The Watch.
Infine, tutti i personaggi del libro sono fittizi: gli ufficiali di polizia che vi compaiono cos come
gli omicidi sono frutto della mia immaginazione.
E poi: mi sono sforzata di rimanere fedele alle atmosfere di Savannah. E a trattare la citt con
rispetto. Custodisco dei cari ricordi degli anni passati a lavorare l come reporter cos come della gente
che vi ho conosciuto. Non potevo chiedere di meglio, come prima esperienza di lavoro.
Infinite grazie alla mia brillante editor, Sarah Hodgson, e all'intero staff della Harper Collins.
Sono felicissima di lavorare con gente cos meravigliosa e piena di talento. Spero di commettere
insieme a voi tanti altri bei delitti.
Per molti versi, questo romanzo  stato per me un salto nel buio. La mia meravigliosa agente e
amica, Madeleine Milburn, sapeva che avevo questo libro nel cuore e, nonostante il mio nervosismo (lo
scrivo adesso o  meglio pi in l? Scrivo qualcos'altro? Forse sarebbe meglio che...?), con molta
calma mi ha intimato di scriverlo e basta. Le sono molto grata per aver creduto in me. Lei, Haley Steed,
Alice Autherland-Hawes e Gilse Milburn, l'intera agenzia mi hanno aiutato a far s che ci riuscissi.
Un grazie enorme ai miei brillanti complici, che hanno letto la prima bozza di questo libro e con
i loro consigli lo hanno reso migliore: Ruth Ware, Lee Weatherly, Sam Smith, Holly Bourne, Melinda
Salisbury, Alexia Casale: cosa farei mai senza di voi?
Infine, grazie a mio marito Jack, per aver insistito cos tanto da quando lo conosco perch
scrivessi questo romanzo. Io ero sempre cos presa e c'era sempre qualche altra storia da scrivere, e poi
non ero pronta, non ero pronta, non ero pronta.
Adesso lo sono. Ti amo.
...
.
...
FINE.